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mercoledì 1 aprile 2015

Il desiderio della perfezione cristiana

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).



Il primo passo verso la perfezione è quello di sinceramente, ardentemente e costantemente desiderarla. A ben persuadercene, studiamone:


1° la natura; 2° la necessità ed efficacia; 3° le qualità; 4° i mezzi di alimentarlo.



I. Natura di questo desiderio.



1° Il desiderio in generale è un movimento dell'anima verso un bene assente; differisce quindi dalla gioia, che è la soddisfazione di possedere un bene presente. Ve n'è di due specie: il desiderio sensibile, che è uno slancio appassionato verso un bene sensibile assente: il desiderio razionale, che è un atto della volontà che si volge con ardore verso un bene spirituale. - Questo desiderio reagisce talora sulla sensibilità e s'informa quindi di sentimento. Nell'ordine soprannaturale i nostri buoni desideri subiscono l'influsso della divina grazia, come più sopra abbiamo detto.



2° Il desiderio della perfezione si può quindi definire: un atto della volontà che, sotto l'influsso della grazia, aspira continuamente al progresso spirituale. Quest'atto è talora accompagnato da emozioni, da pii sentimenti che intensificano il desiderio 411-1; ma tale elemento non è necessario.



3° Questo desiderio nasce dalla concorde azione della grazia e della volontà. Dio ci ama da tutta l'eternità e brama quindi di unirsi a noi: "Et in caritate perpetua dilexi te; ideo attraxi te, miserans." Con instancabile amore ci cerca, ci insegue, come se non potesse essere felice senza di noi. D'altra parte, quando l'anima nostra, illuminata dalla fede, si ripiega su sè stessa, sente un vuoto immenso che nulla può colmare: nulla tranne l'infinito, tranne Dio: "Fecisti nos ad te, Deus, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te". Sospira quindi a Dio, all'amor divino, alla perfezione, come il cervo sitibondo sospira la fonte d'acqua viva: "Quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum, ita desiderat anima mea post te... Sitivit in te anima mea"... E poichè sulla terra questo desiderio non è mai intieramente appagato, restandoci sempre da progredire verso l'unione divina, ne segue che, se non vi mettiamo ostacoli, andrà continuamente crescendo.



4° Sventuratamente molti ostacoli tendono a soffocarlo o almeno a diminuirlo: è la triplice concupiscenza, già da noi descritta [...], è l'orrore delle difficoltà da vincere e degli sforzi da rinnovare per corrispondere alla grazia e progredire. È quindi necessario convincersi bene della sua necessità e prendere i mezzi per ravvivarlo.



II. Sua necessità ed efficacia.



1° Necessità. Il desiderio è il primo passo verso la perfezione, la condizione sine qua non per arrivarci. Arduo è il cammino della perfezione, e suppone sforzi energici e costanti poichè, come dicemmo, non si può progredire nell'amor di Dio senza sacrifici, senza lottare contro la triplice concupiscenza e contro la legge del minimo sforzo. Ora uno non si avvia per cammino difficile e ripido se non ha ardente desiderio di giungere alla meta; e, avviatosi, presto l'abbandonerebbe se non fosse sorretto nello sforzo dallo slancio dell'anima verso la perfezione.



A) Tutto quindi nella Sacra Scrittura tende a eccitare in noi questo desiderio. Nel Vangelo come nelle Epistole è una continua esortazione alla perfezione. Come già dimostrammo parlando dell'obbligo di tendere alla perfezione, i testi che provano questa necessità hanno per iscopo di stimolare in noi il desiderio del progresso. Se ci si dà come ideale l'imitazione delle divine perfezioni e come modello lo stesso Gesù, se ce se ne narrano le virtù e siamo sollecitati ad imitarlo, non è forse per eccitare in noi il desiderio della perfezione?



B) La Sacra Liturgia non procede altrimenti. Richiamando nel corso dell'anno le varie fasi della vita di Nostro Signore, ci fa esprimere i più ardenti desiderii: per la venuta del regno di Gesù nelle anime nel tempo d'Avvento; pel suo accrescimenti nei nostri cuori da Natale all'Epifania; per gli esercizi di penitenza, come preparazione alle grazie della Risurrezione, dalla Settuagesima a Pasqua; per l'intima unione con Dio nel tempo pasquale; per i doni dello Spirito Santo a partire dalla Pentecoste. Cosicchè, durante tutto l'anno liturgico, non fa che stimolare in noi il desiderio di progresso spirituale ora sotto una forma ora sotto un'altra.



C) L'esperienza che si acquista leggendo le vite dei Santi o dirigendo le anime, ci mostra che, senza il desiderio della perfezione frequentemente rinnovato, le anime non progrediscono nelle vie spirituali. È ciò che dice S. Teresa: "È cosa di grande importanza che non rimpicciniamo i nostri desideri. Crediamo fermamente che, con l'aiuto divino e per via di sforzi, potremo col tempo acquistare anche noi ciò che tanti santi, aiutati da Dio, riuscirono ad ottenere. Se non avessero messi adagio adagio in pratica, non sarebbero mai saliti così in alto... Oh! quanto importa nella vita spirituale di animarsi a grandi cose!" La Santa stessa ne è notevole esempio: finchè non si risolvette a spezzare tutti i legami che ne ritardavano lo slancio verso la vetta della perfezione, si trascinò penosamente nelle mediocrità; ma dal dì che risolvette di darsi intieramente a Dio, fece mirabili progressi.



La pratica della direzione conferma l'insegnamento dei santi. Quando si incontrano anime generose che hanno umile e perseverante desiderio di progredire nelle vie spirituali, gustano e praticano i mezzi di perfezione che loro si suggeriscono. Se invece nullo o debole è questo desiderio, presto si vede che anche le più premurose esortazioni fanno poco effetto; l'alimento dell'anima, come quello del corpo, non reca profitto se non a coloro che ne hanno fame e sete: Dio ricolma dei suoi beni quelli che se ne mostrano affamati, ma non li distribuisce che parcamente a coloro che non se ne curano: "Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes".




[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

martedì 31 marzo 2015

Settimana Santa in rito antico a Livorno

Mercoledì Santo (1 aprile), ore 18.30 S. Messa (Villa Sacro Cuore)

Giovedì santo (2 aprile), ore 18.00 (Villa Sacro Cuore): Santa Messa in coena Domini, processione al sepolcro, spoliazione degli altari. Adorazione al Sepolcro fino a mezzanotte


Venerdì santo (3 aprile), ore 16 (Oratorio di San Ranieri): Via crucis; ore 17,00 ufficio delle Letture, canto del Passio, Venerazione della Croce, Messa dei Presantificati


Pasqua di Resurrezione, Domenica 5 aprile (Oratorio di San Ranieri), S.Messa ore 11,30


Lunedì dell'Angelo, 6 aprile, Villa Sacro Cuore, ore 18.30, S. Messa


Le celebrazioni di Venerdì santo e Pasqua si terranno nell'Oratorio di San Ranieri, attiguo alla Chiesa di Santa Giulia. L'accesso è sempre da via S. Giulia, in prossimità del Loggiato.
La Villa Sacro Cuore è in Via Numa Campi, 9, loc. Montenero (Livorno).

Celebrazioni a cura dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote e dell'associazione di fedeli Cristo Re.




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Disposizioni per trar profitto dal sacramento della Penitenza

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


Il sacramento della Penitenza, come abbiamo detto, ci purifica l'anima nel sangue di Gesù Cristo, purchè siamo ben disposti, la nostra confessione sia leale e la nostra contrizione vera e sincera.

1° DELLA CONFESSIONE.

A) Una parola sui peccati gravi. [...] Se un'anima che tende alla perfezione ha la disgrazia di commettere, in un momento di debolezza, qualche peccato mortale, bisogna accusarlo con tutta sincerità e in modo chiaro [...]. Perdonato che sia il peccato, si deve alimentare nell'anima un vivo e abituale sentimento di penitenza, un cuore contrito ed umiliato, col sincero desiderio di riparare il male commesso con una vita austera e mortificata, con un amore ardente e generoso. A questo modo una colpa grave isolata, e immediatamente riparata, non è durevole ostacolo al progresso spirituale, perchè non lascia quasi traccia nell'anima.

B) Delle colpe veniali deliberate. Di colpe veniali vi sono due specie: quelle che si commettono di proposito deliberato, ben sapendo di dispiacere a Dio ma preferendo nel momento il proprio piacere egoista alla volontà divina; e quelle che si commettono di sorpresa, per leggerezza, per fragilità, per mancanza di vigilanza o di coraggio, di cui uno subito si pente con la ferma volontà di non più commetterle. Le prime sono molto serio ostacolo alla perfezione, principalmente quando sono frequenti e vi si è attaccati, per esempio se si nutrono volontariamente piccoli rancori o l'abitudine del giudizio temerario e della maldicenza, se si fomentano affezioni naturali, sensibili, oppure l'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Sono vincoli che ci attaccano alla terra e c'impediscono di prendere lo slancio verso l'amor divino. Quando, di proposito deliberato, si rifiuta a Dio il sacrifizio dei propri gusti e delle proprie volontà, è chiaro che non si possono aspettare da Lui quelle grazie speciali che sole ci possono condurre alla perfezione.

È quindi necessario correggersi ad ogni costo di questo genere di colpe. A meglio riuscirvi, bisogna prenderne una dopo l'altra le varie specie o categorie; per esempio, prima le colpe contro la carità, poi quelle contro l'umiltà, contro la virtù della religione, ecc.; accusarci a fondo di ciò che si è notato, massima di quelle che maggiormente ci umiliano, delle cause che ci fanno cadere in questi peccati, puntando le nostre risoluzioni su queste cause e proponendoci di volerle assolutamente evitare. Allora ogni confessione sarà un passo avanti verso la perfezione, principalmente se uno si studia di ben esercitarsi nella contrizione, come presto diremo.

C) Delle colpe di fragilità. Vinti i peccati veniali deliberati, si prendono di mira quelli di fragilità, non già per schivarli intieramente (il che è impossibile), ma per diminuirne il numero. E qui pure bisogna ricorrere alla divisione del lavoro. Si può certo accusare il grosso delle colpe di cui uno si ricorda, ma si fa rapidamente per potere insistere su un genere di colpe in particolare. Si procederà gradatamente, per esempio, prima si batterà sulle distrazioni nelle preghiere, poi sulle colpe contrarie alla purità d'intenzione, poi sulle mancanze di carità.

Nell'esame di coscienza, e nella confessione non ci contentiamo di dire: ho avuto delle distrazioni nelle preghiere (il che non apre nulla al confessore), ma diremo: sono stato specialmente distratto o negligente in tale esercizio di pietà e ciò perchè non mi ero ben raccolto prima di cominciarlo, -- o perchè non ebbi il coraggio di respingere prontamente ed energicamente le prime divagazioni, -- o perchè avendolo fatto, mancai poi di costanza e di continuità nello sforzo. Un'altra volta uno si accuserà d'essere stato distratto a lungo a causa di piccoli attacchi allo studio o a un confratello, o per ragione di un piccolo rancore non combattuto, ecc. L'indicazione del motivo spiega la causa del male e suggerisce il rimedio e la risoluzione da prendere.

A meglio assicurare il buon esito della confessione, si tratti di colpe deliberate o no, si terminerà l'accusa dicendo: la mia risoluzione, per questa settimana o quindicina, è di energeticamente combattere questa fonte di distrazioni, questo attacco, questo genere di pensieri. E alla prossima confessione non si mancherà di dar conto degli sforzi fatti: avevo preso la tal risoluzione, l'ho mantenuta per tanti giorni o fino a tal segno; non l'ho mantenuta invece su questo o quell'altro punto. È evidente che una tal confessione non sarà fatta per abitudine ma segnerà invece un passo avanti; la grazia dell'assoluzione, venendo a confermare la presa risoluzione, non solo aumenterà la grazia abituale che è in noi, ma ci decuplicherà le energie per farci evitare nell'avvenire un certo numero di colpe veniali, e farci più efficacemente acquistare le virtù.

2° DELLA CONTRIZIONE.

Nelle confessioni frequenti bisogna insistere sulla contrizione e sul proponimento che ne è la conseguenza necessaria. Bisogna istantemente chiederla ed esercitarvisi con la considerazione dei motivi soprannaturali, che, pur essendo sostanzialmente gli stessi, varieranno secondo le anime e le colpe accusate.

I motivi generali si desumono da parte di Dio e da parte dell'anima. Non facciamo altro che indicarli.

A) Da parte di Dio, il peccato, per quanto sia leggiero, è sempre un'offesa a Dio, una resistenza alla sua volontà, un'ingratitudine verso il più amante e il più amabile dei padri e dei benefattori, ingratitudine che tanto più lo ferisce in quanto che noi ne siamo gli amici privilegiati. Volgendosi quindi a noi, ci dice: "Non è un nemico che m'oltraggia, chè allora lo sopporterèi.... ma tu, tu che eri come un altro me stesso, il mio confidente e il mio amico; vivevamo insieme in una dolce intimità!" ... Ascoltiamo con frutto questi rimproveri così ben meritati e sprofondiamoci nell'umiliazione e nella confusione. -- Ascoltiamo pure la voce di Gesù e pensiamo che le nostre colpe resero più amaro il calice che gli fu presentato nel giardino degli Ulivi, e ne intensificarono l'agonia. E allora, dal fondo della nostra miseria, domandiamo umilmente perdono: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam... Amplius lava me ab iniquitate mea...

B) Da parte dell'anima, il peccato veniale, senza diminuire in sè la divina amicizia, la rende meno intima e meno attiva; oh! quale perdita l'intimità con Dio! Arresta o per lo meno impaccia considerevolmente la nostra attività spirituale, gettando polvere entro il meccanismo così delicato della vita soprannaturale; ne diminuisce le energie per il bene, aumentando l'amor del piacere; e sopra tutto predispone, se si tratta di colpe deliberate, al peccato mortale; perchè in molte materie, specialmente in ciò che riguarda la purità, la linea di confine tra il mortale e il veniale è così tenue e l'attrattiva al piacere cattivo è così seducente, che il confine è presto passato. Quando si pensa a questi effetti, non è difficile pentirsi sinceramente delle proprie negligenze e concepire il desiderio di schivarle per l'avvenire. Per meglio determinare questo buon proponimento è opportuno volgerlo sui mezzi da usare per diminuire le ricadute [...]

Intanto per essere più sicuri che non manchi la contrizione, è bene accusare un peccato più grave della vita passata, di cui si è sicuri d'avere la contrizione, specialmente se è della stessa specie dei peccati veniali che furono accusati. Qui però bisogna schivare due difetti: l'abitudine, che trasformerebbe quest'accusa in una vana formola senza un vero sentimento di contrizione; e la negligenza, che indurrebbe a non darsi pensiero del dolore dei peccati veniali accusati nella presente confessione.

Praticata con questo spirito, la confessione, a cui vengono ad aggiungersi i consigli d'un savio direttore e principalmente la virtù purificatrice dell'assoluzione, sarà un potente mezzo per liberarci dal peccato e progredire nella virtù.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

lunedì 30 marzo 2015

Vocazioni in crescita per le suore Adoratrici del Cuore Regale di Gesù Cristo Sommo Sacerdote

Chantal ha scritto un interessante post sulla cerimonia di vestizione religiosa di alcune suore Adoratrici del Cuore Regale di Gesù Cristo Sommo Sacerdote (istituto di Diritto Pontificio legato alla Messa tridentina). La cerimonia è stata officiata dallo zelante Cardinale Burke. 

Ho pubblicato il post sul blog vocazionale; per leggerlo, cliccare qui.

domenica 29 marzo 2015

Triduo sacro in rito antico a Lecce



Giovedì Santo, ore 17,00: S. Messa “in Coena Domini”
Venerdì Santo, ore 17,00: Azione liturgica “In Passione et Morte Domini”
Sabato Santo, ore 19,00: Veglia Pasquale.
Domenica, Pasqua di Resurrezione, S. Messa, ore 11,00.

Mercoledì Santo, Giovedì Santo e Venerdì Santo, ore 22,30: Ufficio delle Tenebre

Chiesa di San Francesco di Paola, piazzetta Peruzzi, Lecce



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sabato 28 marzo 2015

Messa di Pasqua a Firenze


VENERABILE CONFRATERNITA
dei SS. GIROLAMO e FRANCESCO POVERINO
piazza SS.ma Annunziata, n. 2

FIRENZE

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Oratorio di San Francesco Poverino

DOMENICA 5 APRILE
PASQUA DI RESURREZIONE

S.MESSA ORE 10

  
TUTTE LE DOMENICHE
E FESTE DI PRECETTO
S. MESSA ORE 10


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Messe tridentine a Verona



Rettoria di S. Toscana

Piazzetta XVI Ottobre 27 (Porta Vescovo), Verona

Messa tridentina 
ogni domenica e festa di precetto 
alle 11

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Parrocchia di S. Fermo Minore di Bra, 
vulgo dei Filippini

Via Filippini 16, Verona

Messa tridentina 
ogni domenica 
alle 9


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Santuario della Madonna della Salute

Via Mantovana 149, Madonna di Dossobuono (VR)

Messa tridentina 
ogni domenica e festa di precetto
e ogni martedì 
alle 20

Settimana Santa in rito antico a Firenze

Settimana Santa in rito antico a Firenze, presso la Chiesa dei Santi Michele e Gaetano

29 Marzo - II Domenica di Passione o delle Palme
Ore 11

Benedizione e distribuzione dei Rami - S. Messa
Ore 18 Vespri

1 Aprile – Mercoledì Santo
Ore 19 e 30
Ufficio delle Tenebre del Giovedì Santo

2 Aprile – Giovedì Santo
Ore 17
S. Messa in Coena Dómini
Traslazione e riposizione del SS. Sacramento

Ore 19 e 30
Ufficio delle Tenebre del Venerdì Santo
(LA CHIESA RIMANE APERTA FINO ALLA MEZZANOTTE)

3 Aprile – Venerdì Santo
Ore 17
Celebrazione della Passione e Morte del Signore
Orazioni solenni
Adorazione della S. Croce
Comunione

Ore 19 e 30
Ufficio delle Tenebre del Sabato Santo

4 Aprile – Sabato Santo
Ore 21,30
SACRA VEGLIA PASQUALE

Durante la Settimana Santa è possibile trovare un Sacerdote per la Confessione


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Avviso da Piombino (Livorno)

Si informano i fedeli che a Piombino, presso la Chiesa della Misericordia, piazza Manzoni, verranno celebrate le seguenti SS. Messe in rito antico:


Domenica delle Palme, 29 marzo 2015, ore 17.30


Pasqua di Resurrezione, 5 aprile 2015, ore 17.30


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La battaglia spirituale contro la massoneria

Riporto alcuni brani tratti dall'Enciclica "Humanum genus", del Sommo Pontefice Leone XIII.

Preghiamo poi e supplichiamo Voi, Venerabili Fratelli, di cooperare con Noi per estirpare questo impuro veleno che serpeggia per tutte le vene dello Stato. A Voi tocca difendere la gloria di Dio e la salvezza del prossimo; proponendovi questi scopi, nella lotta non vi mancheranno il coraggio e la forza. Spetterà alla Vostra saggezza giudicare con quali validi mezzi si possano superare impedimenti ed ostacoli. Ma poiché l’autorità del Nostro magistero richiede che Noi stessi indichiamo qualche opportuno modo di agire, decidete dunque, prima di tutto, di restituire ai Massoni la loro faccia, strappando loro la maschera; occorre insegnare ai popoli, con la parola e anche con Lettere episcopali, quali siano gli artifici di siffatte associazioni per blandire e adescare, quale la perversità delle loro opinioni, quale la turpitudine delle loro azioni. Come i Nostri Predecessori confermarono, nessuno pensi che per qualunque motivo sia lecito iscriversi alla setta Massonica, se ha care – come è doveroso – la professione della fede cattolica e la propria salvezza. Nessuno si lasci ingannare da una simulata onestà: a certuni può sembrare che i Massoni nulla chiedano che sia apertamente contrario alla santità della religione o dei costumi; ma siccome lo scopo e la natura della setta sono totalmente nel vizio e nell’inganno, non può esser lecito aggregarsi ad essa o giovarle in qualsiasi modo.

Inoltre è necessario, con insistenti discorsi ed esortazioni, trascinare la moltitudine al diligente apprendimento dei precetti della religione; a tal fine raccomandiamo caldamente che con scritti e discorsi opportuni siano esposti i principi fondamentali della santissima dottrina in cui si raccoglie la filosofia cristiana. Questo impegno è rivolto a risanare le menti degli uomini con l’istruzione e a premunirle contro le numerose forme di errori e i vari allettamenti dei vizi, soprattutto in questa sfrenata libertà di scrivere e inesauribile avidità d’imparare. Opera certamente di grande impegno, nella quale, tuttavia, sarà soprattutto partecipe e socio delle Vostre fatiche il Clero, se sarà, con il Vostro sostegno, reso idoneo mediante una vita disciplinata ed una preparazione letteraria. In verità, una causa così nobile e importante richiede altresì l’attività solidale dei laici che coniugano la carità di patria e di religione con l’onestà e la dottrina. Associate le forze di entrambi gli ordini, fate in modo, Venerabili Fratelli, che gli uomini conoscano a fondo la Chiesa e l’abbiano cara; infatti, quanto più grandi saranno la conoscenza di essa e il relativo amore, tanto maggiori saranno l’insofferenza e la fuga dalle società clandestine.

[...]

Coloro che soffrono per mancanza di lavoro e di salario, oltre ad essere, per la loro condizione, degnissimi più di tutti di carità e di assistenza, sono pericolosamente esposti alle lusinghe di chi usa la frode e l’inganno. Perciò occorre aiutarli con la maggiore generosità possibile e invitarli in associazioni oneste, in modo che non si lascino trascinare in quelle disoneste. Per questo motivo vorremo ardentemente che ovunque risorgessero quelle corporazioni, opportunamente adattate ai tempi, per la salute del popolo, sotto gli auspici e il patrocinio dei Vescovi. E non Ci è di poco conforto il fatto che già in parecchi luoghi sono state costituite siffatte corporazioni e, analogamente, società di patronato; il proposito delle une e delle altre è di aiutare l’onesta classe dei proletari, di proteggere i loro figli e le loro famiglie, di tutelare le opere di pietà e la dottrina religiosa, insieme con l’integrità dei costumi. A questo punto e su questo argomento non possiamo passar sotto silenzio quella associazione, insigne per il lodevole esempio e tanto benemerita presso la più umile popolazione, che prende il nome da San Vincenzo. È noto come agisca e che cosa voglia: essa è tutta dedita allo spontaneo soccorso dei poveri e degli sventurati, e ciò con sensibilità e modestia mirabili: quanto meno vuole apparire, tanto più è conforme alla carità cristiana e adatta ad alleviare le miserie altrui.

In quarto luogo, per conseguire più facilmente il Nostro intento, raccomandiamo caldamente alla fede e alla vigilanza Vostra la gioventù, speranza dell’umano consorzio. Dedicate la massima parte delle Vostre cure alla sua educazione e non dovete mai credere che il Vostro impegno sia stato tanto grande da non richiederne uno maggiore per tenere lontana l’adolescenza da quelle scuole e da quei maestri da cui si teme che possa emanare l’alito pestifero delle sette. I genitori, i direttori spirituali, i Parroci insistano nell’insegnamento della dottrina cristiana. Per iniziativa Vostra, insistano opportunamente nel mettere in guardia i figli e gli alunni contro la rea natura di quelle associazioni, in modo che imparino per tempo a guardarsi dalle varie e subdole arti che gli emissari di esse sono soliti usare per irretire la gente.

[...]

Ben comprendiamo che le nostre comuni fatiche per svellere dal campo del Signore questa perniciosa semenza non sarebbero sufficienti, se non ci soccorresse benevolmente il celeste padrone della vigna nel conseguimento dei nostri fini. Dunque è necessario implorare, con ardente e sollecito zelo, il suo prezioso aiuto, quale e quanto richiedono l’imminenza del pericolo e l’ampiezza del bisogno. Imbaldanzita dal successo, la setta dei Massoni insolentisce, e già sembra non voler porre alcun limite alla propria ostinazione. Tutti i suoi seguaci, uniti in un patto scellerato e in un’occulta unanimità di propositi, si aiutano a vicenda, e l’uno sospinge l’altro a malefica audacia. Un assalto così impetuoso richiede una difesa altrettanto salda; senza dubbio è necessario che tutti gli onesti si colleghino in una vasta alleanza per agire e pregare. Pertanto chiediamo loro di opporsi a ranghi serrati, a pie’ fermo e con concorde volontà, contro la crescente forza delle sette; con alti lamenti tendano a Dio le mani supplici e Lo implorino perché il cristianesimo fiorisca e cresca vigoroso, perché la Chiesa goda della necessaria libertà, perché i traviati ritornino alla salvezza, perché gli errori cedano finalmente alla verità e i vizi alla virtù. Invochiamo come soccorritrice e interprete Maria Vergine, Madre di Dio, perché, come vinse Satana fin dal suo stesso concepimento, così si mostri dominatrice delle malvagie sette nelle quali rivivono chiaramente gli spiriti ribelli del demonio insieme con l’indomita, simulatrice perfidia. Preghiamo il principe degli Angeli celesti, vincitore dei nemici infernali, Michele, e parimenti Giuseppe, Sposo della Vergine santissima, celeste e salvifico patrono della Chiesa Cattolica; Pietro e Paolo grandi Apostoli, propagatori e invitti difensori della fede cristiana. Col loro patrocinio e con la perseveranza delle comuni preghiere, confidiamo che Dio vorrà benignamente soccorrere il genere umano esposto a tanti pericoli.

venerdì 27 marzo 2015

Il Sacerdote, immagine di Cristo

L'autore del libro "Il Sacerdote, immagine di Cristo", desidera lanciare un appello.


Monsieur,

Une amie de longue date de ma famille, Mlle Virginia Coda-Nunziante m'a encouragé de vous contacter concernant le livre le Prêtre, Image du Christ.

Je ne sais pas si vous connaissez le livre "Il Sacredote, Immagine di Cristo" fait en grand partie avec l'Institut du Christ Roi et les monastères comme le Barroux, Lagrasse etc. 

Le livre a été entièrement financé par moi, donc à hauteur de 100.000 euro,  en trois langues,  entre autres en italien avec la maison d'édition Cantagalli. Malheureusement, cette dernière m'a fait imprimer 1000 copies de trop, qui maintenant restent dans leur dépôt. Je ne vais pas le vendre à une société de discount, car le livre est fait pour toucher des âmes de jeunes hommes et des jeunes prêtres. J'ai reçu des témoignages ou un jeune prêtre français m'a expliqué que le livre lui avait fait comprendre qu'il est un autre Christ, un  fait essentiel qu'il n'a pas compris dans son séminaire moderne près de Paris !

Mon idée est d'essayer de trouver un sponsor, qui aime l'Eglise, la Messe et la prêtrise et de donner une copie gratuitement à chaque séminariste en Italie et/ou jeune prêtre. Chaque livre m'a coûté 6 euro à imprimer plus 6 euro pour des droits de reproduction, recherches etc. Je serais content si je pouvais récupérer les 6 euro de l'imprimerie. Pour envoyer le livre, il faut compter autour de 5-6 euro (?). Donc au total pour 1000 livres, autour de 12.000 euro. Ma question est de savoir si vous pensez que vous pourriez m'aider à trouver un sponsor pour ce beau projet ? 

Je vous remercie d'avance pour toute l'aide que vous pourriez m'apporter.

Bien cordialement.
In Christo.
Steen Heidemann





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Circa l'obbligo dei sacerdoti di tendere alla perfezione cristiana

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


I sacerdoti, in virtù del loro ministero e della missione che loro incombe di santificare le anime, sono obbligati a una santità interiore più perfetta di quella dei semplici religiosi non elevati al sacerdozio. Tal è l'espressa dottrina di S. Tommaso, confermata dai più autentici documenti ecclesiastici: "quia per sacrum ordinem aliquis deputatur ad dignissima ministeria, quibus ipsi Christo servitur in sacramento altaris; ad quod requiritur major sanctitas interior, quam requirat etiam religionis status". I Concilii, massime quello di Trento, i Sommi Pontefici, specialmente Leone XIII e Pio X, insistono tanto sulla necessità della santità per sacerdote, che il negare la nostra tesi sarebbe un mettersi in flagrante contraddizione con queste irrefragabili autorità. Ci basti ricordare che Pio X, in occasione del cinquantesimo anniversario del suo sacerdozio, pubblicò una lettera indirizzata al clero cattolico, ove dimostra la necessità della santità per sacerdote e indica esattamente i mezzi necessari per acquistarla, mezzi che, a dirlo di passata, sono quelli stessi che inculchiamo noi nei nostri Seminarii. Dopo aver descritto la santità interiore (vitæ morumque sanctimonia), dichiara che sola questa santità ci rende quali la divina nostra vocazione richiede: uomini crocifissi al mondo, rivestiti dell'uomo nuovo, che non aspirino se non ai beni celesti e che si studino con ogni mezzi possibile d'inculcare agli altri gli stessi principi [...].

Il Codice sancì queste idee di Pio X, insistendo, più che l'antica legislazione non facesse, sulla necessità della santità pel sacerdote e sui mezzi di praticarla. Dichiara nettamente che "gli ecclesiastici devono condurre una vita interiore ed esteriore più santa dei laici e dar loro buon esempio con le virtù e le buone opere". Aggiunge che i Vescovi devono fare in modo "che gli ecclesiastici s'accostino frequentemente al Sacramento della Penitenza per purificarsi delle loro colpe; che ogni giorno attendano per un po' di tempo all'orazione mentale, visitino il SS. Sacramento, recitino il rosario in onore della Vergine Madre di Dio, e facciano l'esame di coscienza. [...]

Vi è poi una serie d'insegnamenti che sono direttamente ed esplicitamente riservati agli apostoli e ai loro successori: quelli che Gesù dà ai Dodici e ai Settantadue inviandoli a predicare nella Giudea e quelli che disse nell'ultima Cena. Ora questi discorsi contengono un codice di perfezione sacerdotale così alta da risultarne per i sacerdoti uno stretto dovere di tendere incessantemente alla perfezione. Dovranno infatti praticare il disinteresse assoluto, lo spirito di povertà e la povertà effettiva, contentandosi del necessario, lo zelo, la carità, la piena dedizione, la pazienza e l'umiltà in mezzo alle persecuzioni che li aspettano, la fortezza per confessar Cristo e predicare il Vangelo a tutti e contro tutti, il distacco dal mondo e dalla famiglia, il portamento della croce e la perfetta abnegazione.

Nell'ultima Cena Gesù dà loro quel comandamento nuovo che consiste nell'amare i fratelli come li ha amati lui, cioè sino alla intiera immolazione; raccomanda la fede viva, una piena confidenza nella preghiera fatta in suo nome; l'amor di Dio che si manifesti nell'osservanza dei precetti; la pace dell'anima per accogliere e gustare gl'insegnamenti dello Spirito Santo; l'intima e abituale unione con lui, condizione essenziale di santificazione e d'apostolato; la pazienza in mezzo alle persecuzioni del mondo che odierà loro come odiò il Maestro; la docilità allo Spirito Santo che verrà a consolarli nelle tribolazioni; la fermezza nella fede e il ricorso alla preghiera in mezzo alle prove: in una parola le essenziali condizioni di quella che oggi chiamiamo vita interiore o vita perfetta. E termina con quella preghiera sacerdotale, piena di tanta tenerezza, con cui domanda al Padre di custodire i suoi discepoli come li custodì lui nella sua vita mortale; di preservarli dal male in mezzo a quel mondo che devono evangelizzare e di santificarli in tutta verità.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

Cercasi "maestra" per bambine

Molte persone mi hanno manifestato il proprio interesse a ricevere aggiornamenti al riguardo del progetto per fedeli laici. Attualmente siamo nella fase iniziale, abbiamo trovato delle persone dal cuore grande (grazie a Dio ci sono buoni cristiani anche tra coloro che non seguono la Messa tridentina) che ci stanno aiutando assai mettendo a nostra disposizione degli alloggi, senza chiederci nulla di materiale in cambio. Ormai sono più di 20 i bambini poveri che stanno beneficiando del dopo-scuola (gratuito), ma il loro numero è in continua crescita. Io sono tornato a casa dei miei genitori per un breve periodo, ma tra poco tempo tornerò nel bellissimo paese in cui ci stiamo insediando (vi ho già trascorso 3 settimane tra febbraio e marzo). La ragazza che principalmente si occupa del dopo-scuola tra poco tornerà per alcune settimane a casa sua, pertanto per un po' di tempo io e un'altra ragazza potremmo trovarci in difficoltà senza di lei. Per farla breve: sarei molto contento se qualche lettrice del blog volesse venire a darci una mano, almeno per qualche mese. Non è necessario che sia una "maestra" giovane, può essere anche anziana (anche in pensione). Non è necessario che abbia esperienza come maestra, l'importante è avere buona volontà e tanta pazienza coi bambini (in realtà sono in netta maggioranza bambine).

L'idea non è di aprire una "cooperativa" o qualche altra "azienda", infatti i nostri "clienti" sono i poveri, i quali non hanno possibilità di retribuirci. Pensate che c'è qualche mamma che si vergogna a mandare i figli a scuola, perché non può comprargli la merenda. In una famiglia hanno staccato l'allacciamento del gas perché non riuscivano a pagare le bollette (il paese di trova in collina e di notte fa freddo). 

Per il momento abbiamo cominciato coi bambini, ma in futuro abbiamo in mente di fornire aiuto gratuito ad ogni sorta di persone emarginate e considerate "rifiuti" da questa società pagana ed edonista. Alcuni diranno: "Ciò che avete cominciato a fare è bello, ma come pensate di vivere?". A costoro rispondo: "Adiutorium nostrum in nomine Domini". Il progetto sta evolvendo serenamente, senza ansie e preoccupazioni che tolgono il sonno. Non si tratta di un progetto elaborato a tavolino, infatti si sta sviluppando spontaneamente, in maniera un po' diversa da come l'avevo immaginato qualche mese fa. Sono tranquillo: se Dio vuole che il progetto continui ci penserà Lui ad aprirci le porte giuste (fino ad ora si sono aperte diverse porte in maniera serena, senza incomposte agitazioni). Staremo a vedere come evolveranno le cose in futuro. Se son rose fioriranno...

Se qualche lettrice è interessata a fare il dopo-scuola alle bambine (per poche settimane o per periodi più lunghi) e vuole avere ulteriori informazioni, può contattarmi all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

giovedì 26 marzo 2015

Settimana Santa in rito antico a Verbania e Arona


Domenica 29 di marzo 2015, ore 11.30

Chiesa di San Giuseppe a Verbania Pallanza (VB)

Santa Messa – Domenica delle Palme

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Giovedì Santo, 2 di aprile 2015, ore 18.00

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Santa Messa in Coena Domini

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Venerdì Santo, 3 di aprile 2015, ore 18.00

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo

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Sabato Santo, 4 di aprile 2015, ore 20.30

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Veglia Pasquale e Santa Messa

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Domenica di Pasqua, 5 di aprile 2015, ore 11.30

Chiesa di San Giuseppe a Verbania Pallanza (VB)

Santa Messa di Pasqua



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Settimana Santa in rito antico a Prato e Pistoia

Da



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Pendolarismo liturgico

Pubblico una breve testimonianza di un lettore di Torino, il quale da giovane andava in "trasferta" fino in Liguria, nella Genova del grande Cardinale Giuseppe Siri, per assistere ai suoi Pontificali.


[...] Siri era veramente un grande della Chiesa, pensa che tra gli anni '70 ed '80 quando sapevo che teneva il pontificale, andavo apposta da Torino a Genova per seguirlo. Andare a Messa a Genova poi era per me prendere una boccata d'aria pura: santa Comunione in ginocchio, altari "ad Deum", preti non in jeans, barbone alla "Che" ed eskimo. 

A Torino erano gli anni delle più audaci fantasie liturgiche, si era arrivati al punto che alla Comunione un chierichetto teneva in mano una coppa piena di Ostie consacrate e ognuno la pescava da sè. Una volta addirittura in una Messa solo per noi ragazzi dei gruppi il viceparroco (ora, ahimè, è vescovo) ha voluto che tenessimo ognuno in mano un'ostia durante il Canone, così che il pane sarebbe divenuto il Corpo di Cristo nelle nostre mani [...]. Pensandoci ora mi si accappona la pelle e mi vien da piangere. 


Alcune foto del compianto Cardinale Siri 






Avviso da Bari

- Sabato 28 Marzo 2015 ore 19:15 - presso la sala "Padre Girolamo de Vito" - cortile interno Basilica di San Nicola a Bari

"L'AGGRESSIONE della teoria gender ALLA FAMIGLIA"
relatori:
Antonio BRANDI, direttore della rivista Notizie ProVita

Alexey KOMOV, ambasciatore presso l'Onu del Congresso Mondiale delle Famiglie


- Giovedì 09 Aprile 2015 ore 19.00  - presso ARS (Biblioteca Comunale Adelfia) 

"Affettività e sessualità - Che "genere" di educazione vogliamo per i nostri figli?"
relatrice:
dott.ssa Lodovica CARLI, presidente dell'associazione "Bottega dell'Orefice" e presidente regionale del Forum delle Associazioni Familiari




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mercoledì 25 marzo 2015

Stava per morire in peccato mortale

Tempo fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" (l'ho pubblicata sul blog vocazionale) in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui.
Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale, direi "cartesiano".

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Chi volesse leggere la sua "lettera aperta" sull'errore che ha commesso al riguardo dell'elezione dello stato di vita, può farlo cliccando qui.

martedì 24 marzo 2015

Unire le forze e coltivare amicizie spirituali

In questi anni mi hanno contattato svariate centinaia di persone che seguono i miei blog. Con alcune di loro è nata spontaneamente una vera e propria amicizia spirituale...


Carissimo fratello in Cristo,
                                                    sono appena tornata da fare un sacco di commissioni, quali spesa, visita al [...], dove ho avuto modo di incontrare il mio ex parroco. Purtroppo non sta molto bene...ti chiedo fraternamente di pregare per lui, affinché stia presto meglio [...].

Non smetterò mai di ringraziare nostro Signore per avermi concesso di conoscerti; ora so di avere una presenza di sincera amicizia spirituale, e ciò mi da molta gioia. Fino a prima di conoscerti, stavo per perdere la fiducia in alcune persone,che tanto mi hanno delusa, dalle quali mi aspettavo comprensione, affetto sincero e disinteressato,ed amicizia vera...

Ora mi rendo conto che ci sono altre splendide creature, che, amando con tutto il cuore Gesù, sanno amare in modo puro e sincero anche il prossimo, proprio come Lui ci ha insegnato e raccomandato di fare.

Anche io ti auguro una buona domenica,nella pace del Signore Gesù,che tanto ci ama e che non ci deluderà mai.

Ciao,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        come hai potuto leggere negli scritti di San Francesco di Sales, è molto importante avere delle amicizie spirituali, cioè delle amicizie fondate sulle virtù cristiane, e quindi legate dalla carità, che è l'amore soprannaturale che nasce da Dio. Nel mondo invece ci sono tante false amicizie perché non sono fondate sulle virtù cristiane, ma solo su cose materiali (interessi economici, attrazione fisica, e altri interessi non soprannaturali). 

Il demonio odia ferocemente tutti gli esseri umani, ma ha un odio particolare verso coloro che cercano di praticare la vita devota. Dunque odia anche noi due, e certamente non vuole che tra noi possa svilupparsi un'amicizia spirituale, perché essa sarebbe di vero vantaggio per le nostre anime. Quindi potrebbe tentare in tutti i modi di seminare tra noi discordie, incomprensioni, contrasti e cose di questo genere, oppure potrebbe tentare di distruggere l'amicizia spirituale cercando di inquinarla con interessi non basati sulle virtù cristiane.

Perché ti dico tutto questo? Certamente sono contento del fatto che stai sentendo dei benefici spirituali dalla nostra amicizia, ma cosa succederebbe se io morissi oggi? Temo che soffriresti come se perdessi un cugino o forse un fratello. E se invece io mi arrabbiassi con te e decidessi di interrompere tutti i contatti? Soffriresti ancora di più, perché oltre alla perdita dell'amicizia si aggiungerebbe il dolore per la fiducia tradita. Ciò non mi stupirebbe perché le anime nobili soffrono più per i “dolori spirituali” che per i dolori del corpo. 

Insomma dobbiamo coltivare l'amicizia in maniera tale da evitare rotture che potrebbero causare tanta sofferenza. Per esempio, se dovessero sorgere delle incomprensioni o delle divergenze, invece di arrabbiarci e metterci a litigare dovremo cercare di trovare un chiarimento in maniera cristiana, cioè con dolcezza e carità fraterna (come faceva San Francesco di Sales).

Da parte mia prego Iddio di farmi morire prima che io possa darti un dispiacere, tradire la tua fiducia, e farti soffrire ingiustamente dicendo o facendo qualcosa di contrario agli insegnamenti di Gesù. Già hai sofferto abbastanza in passato con altre persone, non voglio farti soffrire anche io.

Dobbiamo pregare tanto affinché la nostra amicizia spirituale sia sempre di natura soprannaturale e dunque ancorata nella carità. Se smarrissimo la carità rischieremmo di farci troppo del male. Se avremo sempre la carità, l'amicizia potrà durare anche per tutta la vita, se questa è la volontà di Dio.

Tu sei una persona particolarmente portata per la vita devota. Questa è una grazia di Dio, ma adesso sei tenuta ad amare Gesù molto più di quanto lo amano mediamente gli altri cristiani. Troppo grande sarebbe la tua ingratitudine se amassi poco il Redentore Divino. Voglio vederti ardere d'amore per il Signore e infiammare il prossimo col fuoco della divina carità. Chi ama davvero Dio desidera che Egli sia amato anche dagli altri.

Con fraterna amicizia ti saluto cordialmente in Corde Matris,

Cordialiter

lunedì 23 marzo 2015

Circa il ricatto nei confronti di Benedetto XVI

Una cara lettrice del blog è molto preoccupata a causa della drammatica situazione ecclesiale.


Caro D.,
                   spero che tu stia bene. Ho letto che comincia a prendere corpo il progetto di una comunità laica; mi fa piacere, so che la cosa ti sta molto a cuore. Tutto per la maggior gloria di Dio. Quanto a me, vado avanti come al solito, cercando quotidianamente di convertirmi un po' di più. C'è la sofferenza nel vedere la situazione della Chiesa. Sì, lo so, che le forze del male non prevarranno, ma ciò non toglie il dolore. Cerco di offrire anche questo, insieme al dolore fisico, a Nostro Signore. Più di tanto non mi scandalizza ciò che sta succedendo: lo stesso Gesù venne tradito da uno dei suoi, rinnegato da Pietro e abbandonato da quasi tutti, e la Chiesa, Sua sposa, ne segue le orme e forse verrà rinnegata, tradita, abbandonata di nuovo, come lo fu in epoche passate, da coloro che più di tutti dovrebbero sostenerla e amarla. Ci sono cose che mi ricordano Akita e c'è il sangue dei martiri - quanto sangue! - che mi fa ricordare il messaggio di Fatima; martiri di fronte ai quali ci si sente piccoli piccoli e indegni.

Non te l'ho detto a suo tempo, ma mi è rimasto impresso l'intervento che hai fatto la scorsa estate sulle dimissioni di Benedetto XVI. Anche senza tenere conto della rivelazioni che hai fatto, ora, a distanza di due anni, ciò che è successo è molto chiaro ed evidente [...]. Non dico altro per non farti perdere tempo con cose che sappiamo molto bene (purtroppo!).

Un caro saluto

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  tutti coloro che amano davvero la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico del Redentore Divino, stanno soffrendo assai interiormente a causa delle devastazioni spirituali prodotte dalla barbara e tirannica ideologia modernista. Ma nonostante tutto continuiamo a conservare la pace nel cuore: noi conosciamo la vera Religione e la buona Dottrina, sappiamo cosa insegna l'immutabile Legge Eterna di Dio, abbiamo la viva speranza di poter salvarci l'anima. Ciò che dispiace è il pensiero che tante anime si dannano a causa del modernismo. Se la Madonna nel 1917 a Fatima disse che molte anime vanno all'inferno, chissà cosa direbbe oggi.

Per quanto riguarda il post sulle dimissioni di Benedetto XVI che ho scritto la scorsa estate, e che è stato citato anche da Antonio Socci in un suo libro che ha fatto molto scalpore, ribadisco che se un Pontefice si dimettesse a causa di pressioni esterne, le dimissioni sarebbero invalide, e non penso che Papa Ratzinger abbia potuto commettere un errore così grave.

Nel 2017 ricorrerà il centenario delle apparizioni di Fatima. Chissà, forse entro quella data accadrà qualcosa di grosso, che sfocerà nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Speriamo!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

(*) Chi desidera rileggere il famoso post dell'agosto 2014 sul ricatto dei modernisti nei confronti di Benedetto XVI, può farlo cliccando qui.

domenica 22 marzo 2015

Come predisporre i fedeli al passaggio alla liturgia tradizionale?

Pubblico l'e-mail di un'affezionata lettrice del blog e la mia risposta.


Caro fratello in Cristo,
                                           […] Ho visto che hai ripubblicato la lettera che ti inviai tempo fa relativa alla mia partecipazione alla messa Vetus Ordo (lettera ripresa anche da 'Messa in latino'). Mi sono sentita in imbarazzo: oggi infatti non scriverei più quel che scrissi allora. Ho partecipato ad altre Messe secondo il rito antico e ho cercato di documentarmi, per cui oggi non direi più che l'importante è celebrare bene o piuttosto non solo: è altrettanto importante il rito e come! Il rito forma, educa, secondo l'espressione 'lex orandi lex credendi'.

Purtroppo, per una serie di ragioni, mi è possibile partecipare alla messa in rito antico solo saltuariamente. Ma anche se una persona potesse andarvi tutte le domeniche, nel corso della settimana per forza (tranne forse rarissime e fortunatissime eccezioni) deve partecipare alla messa Novus Ordo, quindi servirsi delle due forme del rito. In questo senso allora si può dire che è importante che la celebrazione sia ben fatta. Sacerdoti poco zelanti ci sono oggi come ce ne sono sempre stati in passato. 

[...] Nel frattempo ci sono state imposte nuove chiese, così brutte che più brutte non si può […]. Se ci si ferma solo un po' a pensarci, se ne traggono tante conclusioni.

Scusa se ho fatto un po' di polemica. Ne approfitto per farti tanti auguri di Buona Pasqua. Christus vincit.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                          circa la Liturgia è chiaro che tutti noi abbiamo “l'opzione preferenziale” per il rito tradizionale, perché lo viviamo con più profondità e percepiamo maggiormente l'aspetto sacrificale della Messa. Tuttavia, coi tempi che corrono, sarebbe già molto se il “Nuovo Rito” venisse celebrato con devozione e senza abusi liturgici. Penso che assistere al Novus Ordo celebrato degnamente può essere d'aiuto per un passaggio più morbido al Vetus Ordo. La prima volta che andai alla Messa tridentina (gennaio 2002) ammetto di essere rimasto “spaesato”. Poi ho assistito numerose volte alla Messa di Paolo VI celebrata in “stile tridentino” (latino, canti gregoriani, Canone Romano, sacerdote rivolto “versus Deum”, Comunione in ginocchio, ecc.) e devo dire che ciò mi ha aiutato ad approdare in seguito alla Messa tridentina. 

Molti di coloro che vanno per la prima volta alla Messa tradizionale rimangono spaesati perché non vi sono abituati. Per questo motivo dico che se il Novus Ordo venisse celebrato in modo dignitoso già sarebbe un grosso passo avanti, perché predisporrebbe i fedeli al passaggio alla liturgia antica.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Settimana Santa "more antiquo" a Tolentino (Macerata)

Tolentino, Centro Storico, Chiesa del Sacro Cuore ( vulgo "dei sacconi", via Corridoni )

Per l'imminente Settimana Santa in rito romano antico  il Parroco Don Andrea Leonesi ha stabilito i seguenti orari  :


Domenica delle Palme, 29 marzo 2015 : 

a) ore 16,00 Benedizione e distribuzione delle palme; processione con le palme benedette; ecc ecc 

b) ore 17,10 Santa Messa solenne e Canto del Passio

***

(Martedì Santo 31 marzo 2015 centro storico medioevale di Petriolo , vicino Tolentino, ore 21 Processione Eucaristica per la conclusione delle Quarantore)

***  
Giovedì Santo 2 aprile 2015 Chiesa Sacro Cuore Tolentino, apertura ore 16 per le Sante Confessioni; ore 16,30 , Messa solenne In Coena Domini 

  ***

Venerdì Santo 3 aprile 2015 Bas.Concattedrale di San Catervo Tolentino ore 13,30 TRE ORE di Agonia di N.S.G.C. 

 ***


Sabato Santo 4 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino  
a) ore 18,30 Veglia Pasquale 

b) ore 19,45 Messa Solenne della Risurrezione

***

Domenica di Pasqua 5 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino ore 17,00 Santa Messa Solenne

Chiesa riscaldata, spazi interni a disposizione delle Mamme per i bambini piccoli, ( a richiesta due Maestre d’asilo ) servizi efficienti.

Preparazione : L’Ufficio delle Tenebre del Mercoledì Santo nella Chiesa del Sacro Cuore; la Santa Messa vespertina della Domenica in Albis ( 12 aprile 2015) nella Chiesa del Sacro Cuore e la consueta celebrazione mattutina di Sabato 25 aprile 2015 a Grottammare ( AP ) nella Chiesa di San Giovanni Battista


Quest'anno avremo un motivo in più per ringraziare il Signore: la Provvidenza ha infatti disposto che per il  Sacro Triduo , di cui abbiamo fornito gli orari, avremo la presenza di tre giovani Sacerdoti che saranno disponibili anche per le Sante Confessioni prima e dopo le celebrazioni.

Preghiamo per la Chiesa, il Papa , i Consacrati e particolarmente per tutti i Seminari Cattolici. 


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sabato 21 marzo 2015

Settimana Santa a Poggibonsi (Siena)

Castello della Magione
Via della Magione, 1, 53036 Poggibonsi


- Domenica 29 Marzo: Ore 9,30: Processione e S. Messa delle Palme

- Giovedì Santo 2 Aprile: Ore 18,00: Messa ”in Cena Domini”

- Venerdì Santo 3 Aprile: Ore 15,00: Commemorazione della Passione e Morte del Signore; Messa dei Presantificati.
Ore 21,00: Via Crucis nel parco del Castello.

- Sabato Santo 4 Aprile Ore 21,00: Veglia Pasquale e S. Messa della Resurrezione. Benedizione delle uova.

- Domenica 5 Aprile: Ore 10,00: S. Messa di Pasqua. Benedizione delle uova.

La Domenica di Pasqua la S. Messa a S. Donato a Siena sarà celebrata al consueto orario delle 17,30.



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Amicizia spirituale

È molto importante avere degli amici spirituali. A tal proposito riporto il capitolo XIX "Le vere amicizie" del libro di San Francesco di Sales intitolato "Filotea - Introduzione alla vita devota", ed. Paoline.


Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.

Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.

Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.

È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli.

Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della devozione che è tutta di oro fino.

Non stringere amicizie di altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.

Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da dire.

Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.

Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre, delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.

È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".

S. Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.

Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.

La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.