Per contattare l'autore del blog, scrivete all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

giovedì 24 aprile 2014

Bramare uno stile di vita davvero evangelico

Riporto una vecchia lettera di un ragazzo attratto dalla vita radicalmente evangelica.

Buongiorno caro curatore del blog! […] mi chiamo [...] sono un ragazzo di 23 anni. Ormai da un anno e mezzo mi faccio seguire da un padre spirituale […] nel cammino di discernimento vocazionale.

Mi sono imbattuto "per caso" nel tuo blog e ti devo confessare che mi ha colpito nel profondo! a volte mentre leggevo le testimonianze o gli articoli mi si infiammava il cuore di ardore e di amore per la vita consacrata! (cosa tra l'altro che non mi è nuova né estranea) siccome è un tarlo che già mi rode da tempo nel profondo e "penso", ma più che un pensiero è un desiderio del mio cuore, che il Signore mi stia chiamando per questa strada, e dato che sono umbro volevo un consiglio da te su un "buon" convento di […] nella zona, poiché come molti altri lettori del blog, e conoscendo altri ordini religiosi diciamo più "rilassati", sento proprio il bisogno di austerità, solitudine, radicalità di vita che si avvicini a ciò che il Serafico Padre Francesco ha vissuto.

Ti chiedo gentilmente, l'indirizzo il numero di telefono del convento da contattare, perché vorrei andarci il più presto possibile, visto che ho pochi giorni di ferie proprio ora per Natale, e come dice San Paolo "l'amore di Cristo ci spinge" Caritas Christi Urget Nos!

Un abbraccio in Cristo Signore, e grazie del prezioso aiuto che fornisci con il servizio di questo Santo Blog!

A presto!

(lettera firmata)


Carissimo lettore,
                             per me non è un disturbo, anzi è un grande piacere poter fornire informazioni al riguardo di conventi e monasteri. In privato ti ho inviato alcuni indirizzi e numeri di telefono di conventi dell'ordine religioso di stretta osservanza per il quale ti senti attratto.

In questa risposta pubblica voglio complimentarmi con te per lo zelo che stai dimostrando nel rispondere celermente alla vocazione religiosa. È così che si fa! Quando uno sente attrazione per la vita consacrata deve subito darsi da fare per cercare di capire se si stratta di vera vocazione oppure solo di un'illusione. Il modo migliore per discernere la propria vocazione è recarsi in un convento di stretta osservanza per pregare e farsi illuminare dal Signore. Inoltre in un convento osservante è facile trovare qualche pio sacerdote col quale confidarsi e farsi dirigere spiritualmente.

Ma c'è un'altra cosa che mi ha fatto piacere leggere. È la tua brama per una vita austera, povera e radicalmente evangelica. Questi discorsi mi piacciono assai! Si entra in convento per fare vita eroica di penitenza, non una vita comoda e rilassata! La vita religiosa è bella solo se vissuta in maniera autentica, come l'hanno vissuta i grandi santi fondatori di ordini religiosi. Diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori che se un giovane vuole entrare in un monastero rilassato, è meglio che rimanga a casa propria, altrimenti si farà trascinare dal cattivo esempio degli altri religiosi e vivrà anche lui in maniera rilassata, come dimostra l'esperienza.

Bene caro amico, ti incoraggio a perseverare su questa strada, e spero tanto di avere presto la bella notizia che sei stato accolto in qualche ordine religioso osservante.

Cordialiter

mercoledì 23 aprile 2014

Messa a Moncalieri (Torino)

Sabato 3 Maggio 2014, ore 18

Chiesa dell'Arciconfraternita della S. Croce
Via S. Croce 20
Moncalieri


SANTA MESSA CANTATA LATINO- GREGORIANA 
nella festa dell’Invenzione della S. Croce
(festa propria della Arciconfraternita )
nella forma straordinaria del Rito Romano
(MESSALE LATINO DI S. GIOVANNI XXIII - 1962).

Al termine della S. Messa, VENERAZIONE DELLA RELIQUIA DELLA VERA CROCE.


La S. Messa è valida per il precetto festivo. 
Si avvisa che in occasione di tale celebrazione, la S. Messa del primo sabato del mese in S. Giulia sarà sospesa, e riprenderà a partire da sabato 7 giugno.


xzx

Notizie incoraggianti dal fronte vocazionale

Spesso si sentono lamentele al riguardo della situazione ecclesiale, perché il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio. Certamente non possiamo affermare che tutto va bene, però non dobbiamo pensare nemmeno che tutto vada male.

Voglio dirvi una cosa che è molto incoraggiante. Da quando ho aperto il blog sulla vocazione religiosa ho ricevuto un fiume di lettere di persone attratte dalla vita consacrata. In genere non faccio mai domande personali, mi limito a rispondere alle loro richieste. Le cose che so, me le hanno dette spontaneamente. Ebbene con grande gioia constato che molti giovani in discernimento vocazionale sono attratti dalla liturgia tradizionale, o comunque sono interessati a ordini religiosi filo-tradizionali. Ma la cosa più confortante è che quasi tutti hanno mostrato interesse per gli ordini religiosi osservanti, mentre gli ordini rilassati sembra che ormai non interessino quasi più a nessuno. I dati in mio possesso non hanno un valore statistico, ma indicano chiaramente la nuova tendenza vocazionale: adesso soffia il vento della Tradizione.

Una cosa interessante è che ci sono giovani legati alla Messa tridentina che stanno entrando in ordini religiosi che pur essendo osservanti, per il momento non utilizzano la liturgia antica. Tra alcuni anni, quando questi giovani avranno preso in mano le redini dei monasteri, faranno "cambiare la musica". I nemici della Tradizione stanno perdendo terreno, ormai la loro capitolazione è solo una questione di tempo. Se vogliamo affrettare i tempi della vittoria nella guerra al modernismo, dobbiamo continuare a combattere la "battaglia vocazionale" che consiste innanzitutto nella preghiera e in secondo luogo nel fare "propaganda vocazionale" specialmente su internet in favore degli ordini religiosi che zelano il bene delle anime. Più ragazzi e ragazze entreranno negli ordini zelanti, prima avremo la vittoria.

martedì 22 aprile 2014

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo

[Brano tratto da un libro del 1837 intitolato "Spiegazione pastorale ordinata degli Evangelj", scritto da Don Francesco Molena]


Voi già sapete, o cristiani, che la notte della domenica in cui risuscitò Gesù Cristo, un angelo discese dal cielo e, suscitato un grande terremoto e rovesciata la pietra del sepolcro, vi si assise al di sopra con un aspetto fulminante; sicché le guardie poste dai Giudei al sepolcro, atterrite a quella vista, restarono tutte come morte. Voi sapete parimenti che il sepolcro fu poi visitato e rivisitato dalle sante donne e dai discepoli. […] Dove intanto si trovassero le guardie, l’Evangelio non lo dice. Esso dice solamente che, partite le donne dal sepolcro, Quae cum abiisent, alcuni soldati della guardia andarono  in città a riferire ai sommi sacerdoti tutto quello che era avvenuto […] vale a dire riferirono loro non solamente che il terremoto e l’aspetto minaccioso e terribile dell’angelo li aveva fatti dallo spavento tramortire, ma inoltre che, rovesciata dall’angelo la pietra del sepolcro, il corpo di Gesù Cristo non vi si trovava più. […] Ora i sacerdoti, assicurati così dalle guardie che il corpo di Gesù Cristo tra mezzo a inauditi prodigi era da sé sparito dal sepolcro, che dovevano essi pensare? Che dovevano fare? Essi dovevano pensare che Gesù Cristo era veramente risuscitato, come aveva promesso […] Allora fu che i capi de’ Giudei ebbero ben a pentirsi d’aver posta al sepolcro quella guardia di cui tanto dapprima si gloriavano. O consigli degli uomini, quanto siete voi ciechi contro i consigli di Dio! Senza quella guardia, sarebbe stato facile ai capi de’ Giudei il dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo: ma con quella guardia era loro ben difficile il dirlo e più difficile ancora il provarlo.

Difatti che cosa far credere al popolo di quella guardia? Forse che i soldati fossero stati forzati dai discepoli? Ciò li avrebbe disonorati nel punto per loro delicato della bravura; ed essi lo avrebbero costantemente negato. Forse ch’essi, quando fu rubato il corpo di Gesù Cristo, si trovassero tutti addormentati? Ciò era cosa evidentemente ridicola a dire, ma pur più facile a farla dai soldati attestare. Per qual mezzo adunque ottenere da loro la testimonianza? Per mezzo del danaro. Guai, cristiani, infelice danaro! Quanti delitti ha esso mai cagionati nel mondo! Guai a chi lo dà per render gli altri complici del proprio peccato; e guai a chi lo riceve per rendersi complice del peccato altrui! […]

L’avarizia era una delle passioni favorite dei capi de’ Giudei; […] Chiamati pertanto i soldati, i capi de’Giudei diedero loro una grossa somma di danaro, pecuniam copiosam dederunt militibus; ma col patto che andassero dicendo che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo mentre essi dormivano, vobis dormientibus.

Ma qui restava ancora un’altra difficoltà. Un soldato di guardia che si fosse lasciato prendere dal sonno era reo di morte. Quei soldati adunque, col dire che si erano tutti addormentati, si esponevano a pericolo d’esser tutti dal Governatore puniti di morte. Ma in tal caso i capi de’ Giudei presero sopra di loro stessi tutto questo affare: essi avrebbero acquietato il Governatore e messi i soldati al coperto d’ogni pena […]. Quanti delitti, o cristiani, e quanti deliri insieme in tutto questo procedere dei capi de’ Giudei! Si conosce la verità e si vuol farla passare per un’impostura; s’inventa un’impostura e si vuol farla passare per una verità; si fa attestare da guardie corrotte a prezzo d’oro ciò che non possono aver veduto, si fa dire a queste guardie ciò che le fa ree di morte e se ne promette loro l’impunità; insomma, purché l’odio contro di Gesù Cristo resti soddisfatto, si fanno passare per ragionevoli e giuste le assurdità più ridicole, insieme e le più esecrabili empietà. Tanto è vero, o cristiani, che le passioni talvolta arrivano a soffocare negli uomini ogni principio di retta coscienza e insieme di sana ragione.

Preso allora il danaro, i soldati andarono francamente spacciando la favola ch’era loro stata suggerita, sicut fuerant edocti: e questa favola si divulgò tra i Giudei e vi fu lungamente creduta: Et divulgatum est verbum istud apud Judaeos usque in hodiernum diem.

Insensati Giudei! Stupida credulità! I soldati, posti con tanta gelosia alla guardia del sepolcro, si sono addormentati tutti; e allo strepito inevitabile fatto per rovesciarne la pietra non se ne risvegliò neppure un solo; e i discepoli furono quelli che, rovesciata la pietra, hanno rubato il corpo di Gesù Cristo; e i testimoni irrefragabili ne sono i soldati, che tutti allora dormivano; e i soldati stessi sono quelli che pubblicano questo loro fallo degno di morte e fanno sapere a tutti che i discepoli hanno rubato quel corpo perché essi dormivano; e questi soldati non si accusano, non son fatti punire, anzi vengono assicurati dell’impunità, premiati, pagati profusamente; e i discepoli stessi, che per rubare il corpo di Gesù Cristo hanno infranti i sigilli pubblici e rubando quel corpo hanno cagionato un errore peggior del primo, un errore che rovescia sino dai fondamenti tutta la religione giudaica, questi discepoli si lasciano tranquilli nella città santa, in Gerusalemme, sotto gli occhi del Governatore insieme e dei sommi sacerdoti, senza perquisizioni, senza minacce, senza supplizj: ah! veramente mentita est iniquitas sibi, ps. XXV I, 12; si, cristiani, l’iniquità si smentisce da sé medesima, e la verità da tutte le parti si manifesta. […]

Divino Gesù, se la favola inventata contro di voi, dopo risorto, dai capi de’ Giudei e fatta credere al popolo giudaico ne ha fatti perire tanti tra loro eternamente, ah! non sia cosi di noi che crediamo e crediamo di tutto cuore la verità della vostra risurrezione. Deh! anzi questa fede, animata in noi dalle opere della santa carità e vincitrice per conseguenza di tutte le nostre passioni, che ce la potrebbero far perdere, questa fede ci tenga tutti a nostra santificazione e salute uniti inseparabilmente a voi, per viver tutti con voi la vita della vostra grazia sulla terra e la vita della vostra gloria nel cielo; vita che, al pari della vita vostra dopo risorto, sarà per tutti i secoli dei secoli immortale.


lll

lunedì 21 aprile 2014

Un successo la conferenza di don Roberto Spataro SDB a Verona

Pubblico un comunicato del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum.

È stata un successo la due giorni organizzata dal CNSP il 29 e 30 marzo scorsi a Verona. Particolarmente intensa la giornata di sabato. Alle 13,30 si sono riuniti presso la Sala Zanotto della Basilica di S. Zeno i rappresentanti ben 15 Coetus Fidelium del Triveneto (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige) e dell’Emilia-Romagna, per un vivo scambio di opinioni circa lo “stato” della S. Messa tradizionale nelle diverse regioni interessate. Erano presenti anche i promotori regionali del CNSP avv. Cristiano Gobbi (Triveneto) e avv. Marco Sgroi (Emilia-Romagna), nonché il Presidente Nazionale di Una Voce Italia, prof. Fabio Marino.

È stata probabilmente la prima occasione in cui i rappresentati dei Coetus del Triveneto hanno potuto incontrarsi e conoscersi, e ne è scaturito un ampio dibattito, nel corso del quale non solo ciascuno ha potuto illustrare la storia – talora purtroppo travagliata – dell’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nella propria diocesi, ma, soprattutto, è emerso il vivo desiderio di coltivare e sviluppare fraterni rapporti di collaborazione nella promozione e diffusione della liturgia tradizionale, avviando anche qualche iniziativa comune. A tal proposito, il promotore CNSP del Triveneto avv. Gobbi si è riservato di proporre ai Coetus un’iniziativa da realizzare in occasione del centenario del beato transito di S. Pio X.

Alla riunione ha fatto seguito l’importante conferenza di don Roberto Spataro SDB, organizzata in collaborazione con Una Voce Verona Sez. S. Pietro Martire, dal tema “La riscoperta della liturgia tradizionale dopo il Summorum Pontificum. Le ragioni per conoscere ed amare la Messa Tridentina”. Poiché il testo integrale della conferenza viene pubblicato a parte, ci limitiamo qui a sottolineare che la relazione di don Spataro, svoltasi davanti ad un pubblico numeroso ed attentissimo, ha ispirato molteplici interventi, protrattisi per oltre un’ora. Va sottolineata con gratitudine la presenza alla conferenza di mons. Giancarlo Grandis, vicario diocesano per la cultura, che ha portato il saluto del Vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, intervenendo poi al termine con interessanti considerazioni circa la rinnovata sensibilità delle giovani generazioni, anche sacerdotali, per la tradizione della Chiesa.

Il giorno successivo, 30 marzo, don Spataro ha celebrato la S. Messa della domenica Laetare nella Rettoria di S. Toscana, particolarmente affollata di fedeli. Nell’omelia, don Spataro ha svolto una profonda meditazione sulla gioia cristiana.

La riscoperta della liturgia tradizionale dopo il Summorum Pontificum.

Pubblico il testo dell'intervento di Don Spataro dal titolo "La riscoperta della liturgia tradizionale dopo il Summorum Pontificum. Le ragioni per conoscere ed amare la Messa Tridentina".
________________________________________________

Gentilissime Signore, Distinti Signori, Cari Amici,
è per me motivo di onore prendere la parola questa sera dinanzi ad una platea composta da credenti sinceri e fervorosi con cui condivido lo stesso amore per la Messa tridentina e – ne sono certo – la venerazione per il Papa emerito, Benedetto XVI, che con il suo Motu proprio Summorum Pontificum ha messo a disposizione della Chiesa quel tesoro di dottrina e di pietà che è il Messale del 1962. Sono pertanto molto grato a tutti coloro che sono presenti e a coloro che con grande dispendio di energie hanno promosso questa benemerita iniziativa che si tiene a Verona, città nobilitata dalla sua tradizione cristiana, simbolicamente esaltata dall’episodio delle Pasque veronesi.Proporrò una serie di riflessioni nate in parte dallo studio, in parte e, direi, soprattutto, dall’esperienza.

A. Il titolo della conferenza fa riferimento, anzitutto, alla riscoperta della Liturgia dopo la pubblicazione del SP. È un dato evidente che tale riscoperta si stia verificando tra fedeli e sacerdoti in molteplici aree geografiche con una consistente e significativa percentuale di giovani e persone di media età. A quanto mi consta, non esistono statistiche ufficiali e rigorose. Ed è pure meglio. Contarsi talvolta nasconde un po’ di orgoglio e di prepotenza. Tuttavia, il fatto è documentato. È sufficiente visitare siti e blog che riportano notizie relative alla celebrazione della liturgia secondo la forma straordinaria del rito romano per rendersi conto del fenomeno sul quale vorrei proporre tre considerazioni.

1) Anzitutto, esso interessa un numero crescente di fedeli che costituiscono, però, nell’insieme dei cattolici praticanti, una minoranza estremamente esigua, dotata però, si badi bene, di robustezza di motivazioni, di vivacità nell’azione, talvolta di disponibilità alla militanza. Sono queste alcune delle caratteristiche delle cosiddette “minoranze creative”, una categoria desunta dal pensiero di A. Toynbee ed applicata dall’allora cardinal Ratzinger alla rievangelizzazione dell’Europa secolarizzata. Pensando alla storia della Chiesa, ci accorgiamo che minoranze creative hanno effettivamente rigenerato il tessuto ecclesiale e apportato un benefico influsso sulla società intera, in momenti di crisi profonda ed estesa dei valori e dei costumi. Pensiamo al manipolo delle prime generazioni di monaci cluniacensi che furono protagonisti di un movimento liturgico nel sec. X così descritto da Benedetto XVI:

Si volle garantire il ruolo centrale che deve occupare la Liturgia nella vita cristiana. I monaci cluniacensi si dedicavano con amore e grande cura alla celebrazione delle Ore liturgiche, al canto dei Salmi, a processioni tanto devote quanto solenni e, soprattutto, alla celebrazione della Santa Messa. Promossero la musica sacra; vollero che l’architettura e l’arte contribuissero alla bellezza e alla solennità dei riti; arricchirono il calendario liturgico di celebrazioni speciali come, ad esempio, all’inizio di novembre, la Commemorazione dei fedeli defunti; incrementarono il culto della Vergine Maria.

E, grazie al movimento monastico cluniacense, si creò un robusto tessuto spirituale ed etico che collegò i popoli dell’Europa. 

2) In secondo luogo, le minoranze tendono a curare, talvolta a difendere, la loro identità. E questo contribuisce ad un approfondimento e ad un’appropriazione più convinta dei tratti che definiscono l’identità. Per questo motivo, essendo passati ancora pochissimi anni dalla nascita del movimento SP, i fedeli e le comunità che celebrano con il Messale del 1962 sono in una fase di maturazione. Non è forse questa l’esperienza che molti di noi fanno? La formazione liturgica che cerchiamo di acquisire, da soli o in compagnia, gli effetti nella nostra vita spirituale, ed anche l’organizzazione stessa delle celebrazioni, ci stanno aiutando a comprendere che dalla e con la liturgia tradizionale si costruisce uno stile di vita cristiano tout court.

3) Infine, non vorrei tacere sul fatto che le minoranze che hanno adottato la forma straordinaria del rito romano non sempre incontrano comprensione, nonostante gli autorevoli incoraggiamenti giunti dal motu proprio. Anche questo fatto è, secondo me, assolutamente non irrilevante. La storia della Chiesa, infatti, ci mostra questa legge costante: le opere di Dio, affidate a pochi, soprattutto all’inizio, sono contrastate ed in genere coloro che frappongono ostacoli sono i fratelli nella fede, che pure agiscono, il più delle volte, con rette intenzioni. Dio si serve di anche questo misterioso dinamismo per purificare e consolidare.

B) Giungo ora alla seconda parte della riflessione che intendo condividere con Voi. Quante volte abbiamo risposto a chi ci domandava il motivo del nostro amore per la Messa tridentina le ragioni che ci sembrano importanti! Ecco, pensando a degli ideali interlocutori, a credenti come noi che si chiedono quale valore possa avere una “Messa in latino” officiata da un prete che volge le spalle ai fedeli, vorrei dire quanto sottopongo anche alla Vostra comprensiva attenzione. Sono cinque i motivi.

1) Anzitutto, partirei dal Magistero del Papa Francesco. Infatti, oltre al dato oggettivo dell’autorità del Supremo Pastore, si ottiene quasi sicuramente la benevolenza del nostro ideale interlocutore, verosimilmente affascinato dalla figura dell’attuale Pontefice. Papa Francesco chiede insistentemente – si pensi agli appelli contenuti nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – uno slancio missionario che induca o alla rievangelizzazione dei battezzati per cui la fede è diventata irrilevante o all’evangelizzazione di chi non ha ricevuto l’annuncio esplicito. Sotto questo punto di vista, la Messa tridentina offre moltissime risorse. Con le sue caratteristiche ben note a tutti noi, la sacralità, l’orientamento ad Deum, l’affermazione della condizione creaturale dinanzi al Creatore e al Redentore, l’uso di un linguaggio simbolico e sinestetico completo (la liturgia tridentina coinvolge tutti i sensi interni ed esterni dell’uomo), la concentrazione del messaggio, è una sorta di annuncio fondamentale del Vangelo che colpisce chi lo riceve, teologicamente ed antropologicamente potente. Credo che sia significativa la leggenda che racconta la conversione del principe Vladimir al Cristianesimo che segnò l’ingresso nella famiglia cristiana del popolo russo. Inviò i suoi emissari nel mondo circostante per informarsi su quale fosse la vera religione. Quando essi tornarono, riferirono che a Costantinopoli, nella Basilica della Hagia Sophia, avevano assistito alla splendida liturgia orientale e ne avevano tratto una conclusione: “non sapevamo se fossimo ancora sulla terra o fossimo già in Cielo”. Sì, cari amici, c’è tanto bisogno di evangelizzare il mondo  e la liturgia ben celebrata è un mezzo potente perché è Dio stesso che agisce sulla terra. Permettetemi di citare il testo, in una mia personale traduzione, della 35a proposizione finale del Sinodo dei Vescovi del 2012, dedicato proprio all’evangelizzazione e troppo presto dimenticato per parlare del prossimo sinodo, oggetto di un ambiguo bombardamento mediatico.

La degna celebrazione della Sacra Liturgia, il più prezioso dono di Dio a noi, è la sorgente della più alta espressione della nostra vita in Cristo. È perciò l’espressione primaria e più potente della nuova evangelizzazione. Dio desidera manifestarci la bellezza incomparabile del suo amore infinito ed incessante per noi per mezzo della Sacra Liturgia, e noi, per nostra parte, desideriamo utilizzare ciò che abbiamo di più bello nell’azione di adorazione di Dio in risposta al suo amore. L’evangelizzazione nella Chiesa invoca una liturgia che elevi i cuori degli uomini e delle donne a Dio. La liturgia non è solamente un’azione umana ma un incontro con Dio che conduce alla contemplazione e ad un’amicizia che si va approfondendo con Dio. In questo senso, la liturgia della Chiesa è la migliore scuola della fede.

Non c’è nessuno che non pensi che, mentre viene data questa definizione della liturgia e ne viene illustrata la sua forza intrinseca, in quanto essa è un’azione divina, per il successo dell’evangelizzazione e del consolidamento della fede, non abbia associato quelle parole ai riti venerabili nella loro sobrietà, solenni nella loro semplicità, divini nella loro bellezza della Messa tridentina. Sì, cari Amici, lo affermiamo con gioia e con convinzione: ci sarà un grande slancio evangelizzatore e missionario, quello che Papa Francesco ci chiede, se ci sarà una diffusione della Messa tridentina.

2) Vengo ad una seconda ragione. Anch’essa mi viene ispirata dall’attuale Pontificato. Non a torto, si suole dire che al Papa teologo è succeduto un Papa pastore che sta orientando anche la teologia verso la pastorale. Che cos’è la pastorale, in definitiva? Essa è prendersi cura delle anime, delle persone, secondo un linguaggio più corrente, biblicamente simbolizzate nella figura della pecora. La cura delle anime – a me piace utilizzare ancora questa categoria che in fondo tutti capiscono bene -, non significa forse comunicare il bene più grande che è la Grazia divina? E qual è la sorgente della Grazia divina, se non il Sacrificio della Croce che misticamente si rinnova nella celebrazione della Messa? Ebbene, poiché la mistica del sacrificio incruento si dispiega attraverso il linguaggio dei segni, cioè il linguaggio sacramentale, quanto più esso sarà comprensibile, tanto più l’anima sarà disposta alla ricezione del bene, cioè della Grazia divina. Forse, potrà sorprendere quanto dico, ma a me sembra che il linguaggio liturgico della Messa tridentina sia maggiormente comprensibile. Naturalmente, bisogna precisare qual è il contenuto da comprendere. Abbiamo detto poco fa: è la Grazia divina, dunque, un bene spirituale, altro da quanto umanamente sperimentiamo nella vita quotidiana, un bene spirituale che sorprende, come sorpresa fu Maria Santissima, la “piena di grazia”, all’annuncio dell’Angelo, un bene spirituale che ci chiede un’accoglienza  intrisa di stupore, adorazione, gratitudine, silenzio, di quegli atteggiamenti, cioè, che il fedele coltiva nell’actuosa participatio favorita dalla Messa tridentina. Insomma, il bene delle anime ci richiede una Messa, sorgente delle grazie, in cui la Grazia nella sua alterità di dono divino sia percepita come tale. 

A tal proposito, vorrei ricordare quanto ho letto tempo fa su un articolo apparso in un blog in lingua spagnola, suggeritomi da un confratello spagnolo  e che, purtroppo, non ho registrato. Il nocciolo del ragionamento era il seguente: il fedele laico che partecipa regolarmente alla Messa tridentina, si sforza di vivere, per quanto egli riesca, nella sua debolezza umana, comune a noi tutti, i doveri - ed usiamo pure questa parola senza timore -, della sua vita cristiana: dalla fedeltà agli obblighi assunti con il sacramento del Matrimonio all’onestà e alla coerenza nell’esercizio della sua professione. Lungi da noi stabilire classifiche di cristiani di serie A e serie B perché grazie a Lui, c’è il Padre Eterno che può stabilire queste graduatorie, e lo fa con immensa misericordia, come giustamente insiste il Papa Francesco, però è un dato oggettivo che i fedeli laici che amano la Messa tridentina trovano, evidentemente, risorse spirituali abbondanti per essere sposi fedeli, genitori fecondi, educatori responsabili, cittadini onesti, credenti obbedienti e caritatevoli con il prossimo, penitenti che si confessano frequentemente. Con i tempi che corrono, questa è merce tanto preziosa quanto rara! Questa è anche la mia esperienza: i fedeli che io conosco e che amano la Messa tridentina appartengono in genere a questa categoria. Mi è così venuta in mente una domandina: non è che nella colluvie di progetti pastorali, piani di intervento, itinerari e cammini di vario genere, partoriti spesso da loquaci burocrazie ecclesiastiche, che non sembrano sortire molti effetti, non sia opportuno proporre un’iniziazione alla liturgia tradizionale? Videant consules.

3) Terza ragione. Adesso parlerò della mia categoria: i preti. Io penso che, globalmente, la situazione sia buona, se paragonata con altre epoche della storia della Chiesa, almeno qualitativamente, perché quantitativamente regioni vastissime sono afflitte dalla penuria di sacerdoti e dunque di Messe. L’impianto formativo è buono, seminario, ratio studiorum, formatori ed accompagnatori. Certo, le situazioni variano da regione a regione, talvolta da diocesi a diocesi. Tra i punti deboli che riscontro nel prete medio c’è una preparazione culturale debole, per mille motivi, e, spesso, alla fine del percorso formativo, una preparazione teologica lacunosa, superficiale, disordinata. Mi spiego: è lacunosa perché alcune materie non vengono studiate, come l’apologetica (ed i risultati si vedono, il mondo prende a pesci in faccia il Cristianesimo e i preti non sanno che cosa rispondere) o l’angelologia (e molti preti non sanno come si fa un esorcismo, ammesso che credano all’esistenza del demonio che sta facendo stragi, e meno male che Papa Francesco ce lo sta ricordando frequentemente); è superficiale perché sono incapaci di accedere alle fonti della teologia, in latino e in greco, e devono affidarsi alle mediazioni culturali di traduzioni e sommari; è disordinata perché studiano moltissime materie, corsi e corsetti, ma manca un impianto trinitario-cristocentrico, che dovrebbe essere quello del Catechismo della Chiesa Cattolica, fede/liturgia/morale/vita spirituale. Ora, se un prete diventa familiare con il Messale, fa ogni giorno un ripasso formidabile di teologia: c’è tutto l’essenziale, in uno schema ordinato, con accesso alla fonte delle fonti che è il Messale in latino. Nel Messale del 1962 trova tanta Bibbia, basti pensare ai Salmi che costituiscono l’impianto delle antifone, trova la rilettura della Scrittura fatta dai Padri nel patrimonio eucologico, ripercorre i misteri della storia della salvezza, si imbatte nelle categorie portanti della fede pensata lungo i secoli in cui è stato formulato il dogma: creazione, peccato, redenzione, santificazione, vita eterna. Ed attenzione, non è una teologia verbosa, un po’ arrogante, spesso noiosa, come talvolta accade nelle aule di una facoltà teologica, ma è una teologia quasi silenziosa come il Canone, umile perché in ginocchio, affascinante perché vissuta con il Corpo di Cristo tra le mani. 

E poi la Messa tridentina è una scuola eccellente di pietà sacerdotale. Accenno solo ad un elemento. I preti hanno sempre fretta. Di fretta, entrano in sacrestia, di fretta indossano i paramenti (forse, è questa una delle ragioni perché sono stati ridotti all’essenziale e qualche volta manco quello), di fretta salgono sull’Altare. La Messa tridentina chiede al prete di recitare delle bellissime preghiere mentre si veste, prima di lasciare la sacrestia, quando sta dinanzi all’altare. Entra in una dimensione del tempo dove non c’è più ragione per andare di fretta. Luci di eternità lo avvolgono. È l’augurio che faccio a tutti i miei confratelli sacerdoti: conoscere la Messa tridentina, la sua teologia e la sua spiritualità che brucia di Spirito Santo! 

4) Quarta ragione. C’è da essere pessimisti o ragionevolmente ottimisti per come stanno andando le cose nel mondo? A dir la verità, quando indugiamo a fare l’elenco delle cose che non vanno, abbiamo sempre timore di essere tacciati di essere “profeti di sventura”. Non mi avventuro in queste considerazioni perché, da una parte non vorrei peccare contro la seconda delle virtù teologali, dall’altra perché bisognerebbe essere dei tuttologi per capire come stanno le cose. E di tuttologi ce ne sono già tanti. Volentieri lascio il mestiere a loro. Di una cosa, però, cari Amici, sono certo. Al demonio e a ai suoi satelliti è stata lasciata una grande libertà di azione negli ultimi tempi. È una convinzione che nasce dal colloquio con gli esorcisti che avrebbero tante cose da dirci. Non è forse luciferina la pretesa di misconoscere l’armonia della creazione, in cui è stabilita la differenza dei sessi, sottrarsi a questo ordine e gridare, ogni giorno di più, anche a bambini innocenti: “Non oboediam”? Non è satanico l’odio che ha introdotto nel vocabolario una nuova parola, cristianofobia, e che provoca, secondo il sociologo Introvigne, la morte violenta di un cristiano ogni 5/6 minuti di ogni giorno? Insomma, il demonio sta agendo e, quando opera, ha una vittima prediletta: la Chiesa. Pazzo per la rabbia, non potendo far nulla contro lo Sposo, se la prende con la Sposa. Bisogna difendersi, altrimenti le botte le prendiamo tutti e ci facciamo male. Bene, la Messa tridentina, piaccia o no, ha un linguaggio sacramentale oggettivamente più completo ed efficace per contrastare l’azione del demonio. Non ha le esitazioni razionalistiche di un altro Messale nel chiamare per nome il maligno e nel chiedere a Dio Padre di aiutarci nella lotta. Anzi, a pensarci bene, siccome il sacerdote che offre il sacrificio agisce in persona Christi, chi supplica il Padre di sostenere la Chiesa contro il demonio è Gesù Cristo stesso, è Nostro Signore. Da soli che cosa possiamo fare? Schieriamo i fucili contro i missili? Allora, il combattimento lo pratichiamo agli ordini del Generale, Gesù Cristo, anzi lo facciamo svolgere a Lui. E non siamo mai soli, ci sono i Santi e gli Angeli del Cielo, compreso l’Arcangelo Michele che il Papa Leone XIII volle fosse invocato alla fine di ogni Messa. Chi sa, forse, se riprendessimo a farlo, con il Vetus e il Novus Ordo, le cose non andrebbero un po’ meglio?

5) Mi avvio alla conclusione. Accenno alla quinta ragione. La Messa tridentina è bella. E la via pulchritudinis è un eccellente itinerarium in Deum. È bella la sua lingua, la lingua sacra per eccellenza, il latino, è bella la disposizione dell’altare con il Crocifisso in posizione centrale e non il prete che, per quanto avvenente possa essere, non può paragonarsi al Crocifisso, è bella l’atmosfera di raccoglimento, sono belli i canti, è bella l’umiltà dei fedeli in ginocchio dinanzi alla balaustra, è bella la fede che traluce nello sguardo degli anziani che sanno di adorare Colui che li ha accompagnati nelle varie stagioni della vita e li accoglierà in Cielo, Lui che scende sull’Altare proprio per questo, è bella l’innocenza dei bambini che, qualche volta si annoieranno, ma non dimenticheranno mai che, se il papà e la mamma sono inginocchiati, Colui dinanzi al quale si inginocchiano è più importante del papà e della mamma, è bella la pietà dei giovani che all’inizio del rito ripetono quelle parole immortali ad Deum qui laetificat iuventutem meam, è bella la testimonianza del prete che, nel suo ministero ce la mette tutta per far del bene alla gente, ma, anche se non ci riesce, alla fine della Messa, quando recita il Placeat, sa che ha fatto per loro la cosa più importante, è bella la comunione con i santi del Paradiso che si invocano frequentemente per onorarli e per chiedere l’intercessione, soprattutto Maria Santissima, è Lei bellissima, la Regina del Cielo, che, sul Calvario ha accolto Giovanni l’apostolo, ed in ogni Messa, rinnovazione incruenta del Sacrificio della Croce, come la Messa tridentina solamente sa inculcarci, ci sta accanto. A Lei affido i desideri che portiamo nel cuore perché si diffonda la Messa tridentina, restituita generosamente alla Chiesa da un Papa grande, Benedictus Magnus, ad laudem et gloriam Nominis sui, ad utilitatem quoque nostram totiusque Ecclesiae suae Sanctae.

domenica 20 aprile 2014

Sognare di essere suora

Ho ricevuto varie lettere di persone sposate (soprattutto donne) che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. A tal proposito ripubblico quel che mi ha scritto una gentile signora.


Caro D.,
                grazie di avermi risposto. [...] Ho letto con piacere la tua lettera, hai uno stile degno di uno scrittore d'altri tempi :)

Leggo "Cordialiter" e leggo il blog vocazionale, e se l’avessi incontrato dieci anni fa, quando stavo ancora decidendo per il matrimonio, me ne sarei tornata in convento. A volte lo sogno ancora, di esserci, l’ultima volta è stata proprio questa notte. ;)

Grazie dei consigli, i libri che mi suggerisci di leggere li ho letti e riletti anni fa, conosco Sant'Agostino, Sant'Ambrogio, Santa Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce (e dico “conosco” nel senso che oltre a conoscerne la vita ne ho letto la maggior parte degli scritti), San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, Sant'Alfonso dei Liguori e molti molti altri... ho una biblioteca notevole.

[…] Ora mi fermo, non voglio rubarti altro tempo. Parlare di tutto come vorrei non si potrà. Però grazie del tentativo. Lo apprezzo. […]

Un caro saluto.

(Lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                           ti ringrazio per avermi concesso il permesso di pubblicare quel che mi hai scritto in proposito della vita religiosa. Perché ho voluto pubblicare questi tuoi pensieri espressi con simpatica schiettezza? Te lo spiego subito. Ci sono tante persone che si sentono attrarre dalla vita religiosa, ma accarezzano anche l'idea del matrimonio.

A costoro consiglio di riflettere attentamente: mentre entrando in convento hanno vari anni di tempo, prima di emettere i voti perpetui, per poter capire se sono davvero chiamati alla vita religiosa oppure no, e quindi eventualmente tornarsene nel mondo, invece coloro che si sposano non possono più tornare indietro, perché il matrimonio religioso quando è rato (cioè valido) e consumato non può più essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Sommo Pontefice. Sì, esiste la possibilità, se l'altro coniuge è d'accordo, di ricevere la dispensa ecclesiastica per entrare in convento, ma è una cosa difficile da ottenere, soprattutto quando ci sono bambini piccoli da allevare.

A coloro che sono indecisi tra il matrimonio e la vita religiosa consiglio di fare al più presto delle esperienze vocazionali in buoni ordini religiosi, e magari anche di partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, i quali sono molto utili per eleggere uno stato di vita. Dopo aver riflettuto e pregato, bisogna mettere il cuore innanzi a Dio e prendere una decisione. Bisogna ricordarsi però che la vita consacrata è lo stato più perfetto perché è più simile alla vita che condusse Gesù su questa terra. Inoltre entrando in un convento o in monastero (purché fervoroso e osservante) è più facile salvarsi l'anima e farsi santi. Un'anima, un'eternità!

Spero di essere stato di qualche utilità a qualche lettore “indeciso”.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

sabato 19 aprile 2014

Messa di Pasqua

Santuario della Beata Vergine del Poggetto S. Egidio  -  Ferrara   
 Domenica 20 Aprile 2014, ore 12.15   
 S.Messa  di Pasqua  
in rito Tridentino-Gregoriano
cosiddetta Forma Extra-Ordinaria dell'unico Rito Romano 
 secondo il Motu Proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI
 (celebra il Sig. Parroco e Rettore del Santuario Rev.do Don Luca Martini)

Parole sagge

Riporto un brano di un interessante articolo di Mons. Mario Oliveri, apparso sulla rivista "Studi Cattolici" del gennaio 2009.

"Si sta forse prendendo atto che là dove il Concilio Vaticano II è stato interpretato come discontinuità con il passato, come rottura, come rivoluzione, come cambiamento sostanziale, come svolta radicale, e, dove è stato applicato e vissuto come tale, è nata davvero un’altra chiesa, ma che non è la Chiesa vera di Gesù Cristo; è nata un’altra fede, ma che non è la vera fede nella Divina Rivelazione; è nata un’altra liturgia, ma che non è più la Liturgia Divina, ma che non è più la Liturgia tutta intessuta di Trascendenza, di Adorazione, di Mistero, di Grazia che discende dall’Alto per rendere davvero nuovo l’uomo, per renderlo capace di adorare in Spirito e Verità; si è andata diffondendo una morale della situazione, una morale che non è ancorata se non al proprio modo di pensare e di volere, una morale relativistica, a misura del pensiero non più sicuro di nulla, perché non più aderente all’essere, al vero, al bene."

venerdì 18 aprile 2014

Nomine episcopali


Diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori che principalmente dai vescovi dipende il culto divino e la salvezza delle anime. Infatti, quando un vescovo è zelante, i fedeli della sua diocesi vivono cristianamente, ma quando un vescovo è poco zelante e trascura il bene spirituale delle anime, i fedeli vivono in maniera rilassata e poco cristiana. Il Cardinale Castelli, in procinto di entrare in un conclave, desiderava da S. Alfonso alcuni pareri circa i provvedimenti che avrebbe dovuto prendere il nuovo Sommo Pontefice. Questo grande Dottore della Chiesa, tra gli ottimi suggerimenti che espose, disse anche che desiderava che il nuovo Papa utilizzasse la massima diligenza nell'eleggere i vescovi. E se qualche membro dell'episcopato si fosse comportato da “trascurato” (li definiva così i vescovi poco zelanti), desiderava che il Pontefice lo sospendesse dalle sue funzioni ed inviasse un vicario apostolico a sistemare i danni arrecati alla vigna del Signore. Una misura così forte contro un vescovo trascurato, avrebbe (sempre secondo lui) suscitato un comportamento migliore anche negli altri vescovi trascurati.

Qualche secolo prima, San Pio V, quando venne eletto Papa, impallidì e tremando disse che quando entrò nell'ordine dei domenicani aveva molte speranze di salvarsi l'anima, ma eletto vescovo cominciò a temere di dannarsi, e divenuto Pontefice quasi si disperava. Il motivo di tanto timore è che sia i vescovi, sia i Papi, devono dare stretto conto a Dio di ogni anima che gli era stata affidata. E' per questo motivo che Sant'Agostino diceva che è difficile che un vescovo riesca a salvarsi.

Sbagliano coloro che fanno indebite pressioni sul Papa affinché elegga all'episcopato Tizio o Caio. Il Pontefice deve scegliere liberamente, secondo coscienza. Prossimamente il Vicario di Cristo dovrà effettuare alcune importantissime nomine sia nella Curia vaticana, che in varie diocesi dell'orbe cattolico. Ognuno di noi può aiutarlo in queste delicatissime scelte, di cui dovrà dare stretto conto a Dio, poiché da queste nomine dipende la sorte eterna di milioni di anime. In che modo possiamo aiutarlo? Con la preghiera e con la penitenza. Non conosco altri modi per intervenire lecitamente, ma anche se ci fossero non sarebbero altrettanto potenti. C'è soprattutto una nomina che mi sta particolarmente a cuore, e sulla quale temo che ci saranno pressioni fortissime sul Papa. Ha davvero bisogno di aiuto, preghiamo per lui. Spero che questo appello venga accolto anche da qualche monastero di stretta osservanza. Le loro preghiere sono utilissime per il bene della Chiesa. Chissà quanti buoni vescovi e quante conversioni hanno ottenuto le preghiere di Santa Teresa di Lisieux, Santa Chiara d'Assisi, Santa Margherita Maria Alacoque, San Benedetto da Norcia, San Massimiliano Maria Kolbe e tutti gli altri religiosi di santa vita.

giovedì 17 aprile 2014

San Pio X denuncia i preti modernisti

Venerabili Fratelli [...] per opera del nemico dell'uman genere, mai non mancarono "uomini di perverso parlare (Act. X, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)". Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. [...] i fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch'è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.

[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

mercoledì 16 aprile 2014

Da amante di D'Annunzio a sposa di Gesù Cristo


Alcuni pensano che per divenire frate o suora sia necessario aver custodito intatto il giglio della purezza sin dalla fanciullezza. In realtà anche coloro che hanno conosciuto il peccato possono entrare in convento, purché siano sinceramente pentiti e risoluti a tutto pur di non peccare più. Sentite la storia di una delle amanti di Gabriele D'Annunzio. Alessandra di Rudinì nacque a Napoli nel 1876. Suo padre era marchese e celebre politico (fu anche Ministro degli Interni e Capo del Governo). Da bambina ebbe un'infanzia “vivace”, e a causa della sua incontenibile indisciplinatezza venne “cacciata” dal collegio. Viveva in un'ambiente razionalista e la sua fede si indebolì molto; pensava che il cristianesimo fosse un fenomeno puramente politico-sociale. Poi, leggendo un pessimo libro di Renan, la sua fede crollò a terra. Era considerata una ragazza molto bella e vari giovanotti altolocati le fecero proposte di matrimonio. Tra i suoi spasimanti vi era anche il Marchese Marcello Carlotti, col quale accettò di sposarsi, e dal quale ebbe due figli. Ma dopo pochi anni di matrimonio, rimase vedova. Aveva solo 24 anni, ed essendo ricca e bella, non sarebbe stato difficile per lei trovare un nuovo marito. Nel 1903 conobbe Gabriele D'Annunzio, famoso sia come poeta che come forsennato conquistatore di donne. Prima le conquistava, poi le abbandonava e passava a corteggiare qualche altra sventurata. D'Annunzio corteggiò anche Alessandra, la quale inizialmente lo respinse, ma alla fine capitolò, e andò a convivere “more uxorio” (cioè come se fossero coniugi) nella lussuosa villa del poeta. Ciò era (e lo è ancora oggi) un grave peccato contrario al sesto comandamento che proibisce di commettere fornicazione (rapporti sessuali fuori dal matrimonio). Ma la Madonna, essendo una madre affettuosa, vegliava su di lei, e il buon Dio le inviò un salutare castigo. Il Signore è amore infinito, e quando ci invia qualche croce, lo fa per il nostro bene, ossia per trarne un bene maggiore. Così, Alessandra si ammalò gravemente, e rischiò di morire senza ricevere gli ultimi sacramenti. Quando guarì, D'Annunzio la lasciò. Dopo la malattia, la giovane marchesa di Rudinì Carlotti non era più bella come prima, e poi il poeta si era già innamorato di un'altra donna. Ecco come è fragile l'amore mondano e come svanisce velocemente! Alessandra pianse amaramente il suo amore perduto, ma ben presto si accorse che quell'amore era solo vanità: “vanitas vanitatum et omnia vanitas”, dice la Sacra Scrittura. Dopo un lungo periodo di ricerca, si sentì attrarre da un Uomo speciale, il migliore di tutti gli uomini, Colui che non tradisce mai: Gesù Cristo, il Re del Cielo. Dopo essersi consigliata col suo direttore spirituale, e aver preso contatti con le suore, entrò in un monastero di clausura francese, dove le venne imposto il nome religioso di suor Maria di Gesù, e visse in maniera esemplare la sua vocazione. I peccatori scellerati che si convertono sinceramente a Dio, in genere diventano zelantissimi seguaci del Vangelo. E così, suor Maria di Gesù venne eletta priora del suo monastero, ed ella si dimostrò un'ottima superiora, e fondò altri monasteri in Francia. Morì in concetto di santità nel gennaio del 1931, felice di aver abbandonato il mondo traditore e di essersi donata a Gesù buono. Gabriele D'Annunzio non poté riempire di gioia e di pace il cuore di Alessandra, il quale era stato creato per amare Dio e solo in Lui riuscì a trovare la felicità. “Inquietum est cor nostrum”, il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Dio.

martedì 15 aprile 2014

Triduo Sacro e celebrazioni pasquali nella Chiesa della Magione di Poggibonsi

- Giovedì Santo 17 Aprile:   Ore 18,00: Messa ”in Cena Domini”

- Venerdì Santo 18 Aprile: Ore 15,00: Commemorazione della Passione e Morte del Signore; Messa dei Presantificati.

Ore 21,00: Via Crucis nel parco del Castello.

- Sabato Santo 19 Aprile   Ore 21,00: Veglia Pasquale e S. Messa della Resurrezione. Benedizione delle uova.

- Domenica 20 Aprile:        Ore 10,00: S. Messa di Pasqua. Benedizione delle uova.


La Domenica di Pasqua la S. Messa a S. Donato a Siena sarà celebrata al consueto orario delle 17,30.

La Liturgia nella Chiesa della Magione di Poggibonsi e di S. Donato a Siena è nella forma straordinaria del rito romano (tridentino) secondo il motu proprio “Summorum Pontificum” di S.S. il Papa Benedetto XVI ed in accordo con l’Ecc.mo Mons. Arcivescovo.

La S. Messa in rito tridentino si celebra nella Chiesa della Magione di Poggibonsi tutte le domeniche e le feste di precetto infrasettimanali alle ore 9,30 e nella Chiesa di S. Donato a Siena la Domenica alle ore 17,30; nei giorni feriali alle ore 18,40 (escluso il sabato) solo nella Chiesa della Magione.

Le donne con il velo in chiesa

Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece, il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad indossare il velo. Tuttavia, questa antica e venerabile usanza rimane una pratica conveniente, soprattutto quando una donna partecipa alla Messa tradizionale.

L'usanza di indossare il velo in chiesa derivava da quanto venne disposto in proposito da San Paolo Apostolo, o meglio dallo Spirito Santo per mezzo di San Paolo. Ci sono vari motivi che inducono ad auspicare il ripristino dell'uso del velo. Uno di questi è che il capo coperto rappresenta un segno naturale di umiltà. Oggi molte donne vanno in giro vestite in maniera indecente, con minigonne o altri abiti provocanti e scandalosi che causano una miriade di peccati mortali. Al contrario, vedere in chiesa una donna vestita con abiti modesti e col capo coperto, è edificante quasi quanto una predica sul decoro dell'abbigliamento cristiano.

Alle lettrici del blog mi permetto di chiedere umilmente di ricominciare ad utilizzare un velo, o un foulard sul capo, quando vanno alla Messa tridentina.



lunedì 14 aprile 2014

Circa il pericolo comunista

Si sente spesso ripetere dalla propaganda progressista che oggi il pericolo comunista non esiste più. In realtà ci sono ancora circa un miliardo e mezzo di persone che in diversi Stati vivono sotto la tirannica oppressione rossa. L'esempio più spaventoso è quello della Korea del Nord, che a livello di terrore nella popolazione può essere paragonata più o meno all'Unione Sovietica di Stalin.

In Cina è sorto un mostro con due teste: il capital-comunismo. Da un punto di vista economico non c'è più il comunismo di stampo maoista, ma si è passati a un capitalismo selvaggio che sfrutta i lavoratori; e intanto da un punto di vista dei diritti umani il comunismo è rimasto vivo e vegeto, basti pensare alla persecuzione che subiscono i cattolici, oppure alle restrizioni circa la procreazione della prole.

Anche in altri Stati i comunisti continuano a governare in maniera tirannica. Ma anche i rossi dell'occidente mi preoccupano molto, perché si sono “mimetizzati”. Non sventolano più la bandiera rossa con la felce e il martello, dicono di essere democratici ma in realtà stanno instaurando una dittatura relativista che calpesta la Legge Eterna di Dio, imbavaglia gli oppositori, e perseguita chi non la pensa come loro (basti pensare alle varie leggi sull'omofobia in vigore in molti Stati, le quali non sono altro che dei subdoli modi per mettere a tacere chi non è d'accordo con il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali). Anche se non si chiamano più “comunisti”, sono rimasti “rossi” dentro, e sono ancora più pericolosi di prima, perché si sono alleati con il mondo dell'alta finanza, la quale controlla il sistema dell'informazione e manipola l'opinione pubblica.

I regimi dittatoriali relativisti apparentemente non assomigliano ai regimi totalitari di stampo stalinista e maoista, ma i danni che causano sono altrettanto disastrosi. Pensiamo ad esempio ai milioni di bimbi assassinati “democraticamente” grazie alle leggi che hanno legalizzato l'aborto in quasi tutti i Paesi occidentali. Insomma, il lupo rosso ha perso il pelo ma non il vizio di uccidere.

Ovunque governano i comunisti, sia quelli di stampo stalinista, sia quelli “radical-chic” da salotto (in voga nei Paesi occidentali), causano sempre miseria, persecuzioni, sofferenze e morti. I rossi vogliono costruire un mondo “senza Dio”, ma in questo modo causano un mucchio di disastri. Solo osservando la Legge di Dio i governanti possono ottenere risultati positivi per il bene comune.

domenica 13 aprile 2014

Annuncio per i catanesi


Mi ha scritto una lettrice della provincia di Catania, la quale è alla ricerca di una buona guida spirituale. Chi conosce un buon sacerdote di quella zona, può scrivermi all'indirizzo cordialiter@gmail.com

Grazie!







xzx

No alla desacralizzazione degli altari!

[Brani tratti da una lettera del salesiano Don Eusebio Vismara al direttore della rivista “Liturgia”. La lettera venne pubblicata nel 1938 col titolo "Cose belle e cose meno belle". Don Eusebio Vismara (1880 - 1945) è stato un pio e dotto esponente del movimento liturgico].

Nei viaggi di cui le ho detto, celebrai a molti altari. E ne vidi degli altari belli, ben fatti e tenuti a dovere: ornati con sobrietà e con gusto, mantenuti con decoro e proprietà; soprattutto puliti e candidi. E ne ho gioito. [...] Gode l'anima e s'accresce la pietà. Sembra più viva la fede, e nella fede si ravviva l'amore. Un bell'altare sembra che renda più bella la Messa. [...] Per la ragion dei contrari – come dicono i filosofi – un brutto altare deve produrre un effetto tutto opposto. La ragione filosofica ha purtroppo tutto il suo avveramento psicologico. Un senso di pena, di disgusto, talora di vera ripugnanza si prova nell'accostarsi ad un altare che non sia qual deve essere e non sia tenuto come si deve. La fede deve ravvivarsi quasi per contrasto, e la pietà non può trionfare se non sopra un senso di stizza. Si sta male. Tutto diventa brutto. Si prova pena per Gesù stesso che vede così maltrattato il suo Sacrificio ed è costretto a discendere su quegli altari, che fanno proprio pensare alla stalla di Betlemme e alla croce del Calvario. Poveri e miseri altari. Ma non è sempre la povertà e la miseria che li rende brutti. E' l'incuria, è la mancanza di ogni riguardo; è soprattutto la mancanza di proprietà e pulizia. [...] Eh via! La stizza è stizza. Ma la stizza che si sente quando si vede maltrattato in tal guisa un altare è una stizza santa. [...] Ecco pertanto, egregio Direttore, un secondo campo di battaglia per la rivista: l’altare del Signore. Campo in cui si possono combattere molte sante battaglie, incominciando ad ingaggiarne una - non inorridisca - proprio contro le croci e i crocifissi. Nuovo iconoclasmo? Affatto. Proprio per amore e per l’onore della Croce e del Crocifisso indico la guerra alle croci ed ai crocifissi. Intendo i brutti ed orribili crocifissi, le brutte e indecenti croci, che all’altare non sono quali debbono essere; che non sono il trionfo ma l’umiliazione della Croce e del Crocifisso. Secondo la mente della Chiesa, la croce su ogni altare, ma soprattutto, all’altar maggiore, deve essere dominate [...]. E invece... Si vedono croci che quasi non si vedono; appena visibili al sacerdote che celebra, a stento percepibili ai fedeli che vi assistono. Il crocifisso deve rappresentare la figura adorabile del Salvatore. E invece talora sembra una goffa e mostruosa caricatura della persona divina di Gesù. Oh quante volte in cuor mio ho augurato il fallimento alle fabbriche ed alle ditte che allagano le chiese con simili sacrileghi prodotti. Nè mai mi sono chiamato in colpa di un si cordiale augurio. Nel cuore però ho avuto pure un senso di amara compassione pei sacerdoti che fanno tali acquisti per le loro chiese. Lasciamo la questione dell’arte e quella relativa degli artisti, che si indignano perchè in luogo dell’arte trionfa il commercio e l’affarismo nella casa di Dio, si pensa al soldo, a ciò che poco costa, e nulla più. Qui mi pongo unicamente dal punto di vista della pietà e della decenza. Son così belle le cose belle; e perchè cercare le cose meno belle? E proprio quando si tratta della persona del Salvatore? Povero Gesù! Fu già messo in croce una volta, e non basta! Fu venduto per trenta denari, e si baratta ancora per poche lire! Nè qui finisce ciò che riguarda l’altare. Dovrei dire ancora del tabernacolo e del conopeo, che non sono a dovere; delle carteglorie in cui è impossibile leggere una parola: e che ci stanno a fare? dei candelieri e delle candele; degli addobbi e dei fiori: di quelle cose belle, cioè, che sono proprio fatte per rendere più bello l’altare, e invece sono le meno belle e lo rendono sempre più brutto. Quando sarà il giorno in cui vedremo tutti gli altari belli nella casa di Dio? Al solito, io sogno! Sono e sarò un eterno sognatore. Ma sono pur belli i sogni belli.

sabato 12 aprile 2014

Riuniti a Roma i promotori regionali del CNSP

Riporto un comunicato del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum.


Sabato 22 marzo si sono incontrati a Roma i promotori regionali del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum. La riunione, alla quale erano presenti i promotori delle principali regioni del nord, centro e sud Italia, si inserisce nel quadro delle attività che il Coordinamento ha avviato dopo la pubblicazione del suo appello ai Coetus Fidelium dello scorso 8 dicembre, in vista della formazione di una stabile e attiva rete di collaborazione fra i gruppi che promuovono la celebrazione della S. Messa tradizionale a mente delle disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum e dell’Istruzione Universae Ecclesiae. Prima della riunione, i promotori CNSP hanno avuto la gioia di incontrare il presidente del Coordinamento Toscano Benedetto XVI, Alessandro Giunti, che ha portato il graditissimo saluto del suo Coordinamento al CNSP. Il Coordinamento Toscano Benedetto XVI ed il CNSP hanno potuto così esprimere la comune volontà di intensificare la reciproca collaborazione, e di poter presto realizzare insieme qualche significativa attività, a visibile dimostrazione della fraterna unità del popolo Summorum Pontificum d’Italia. Quanto più specificamente alle attività del CNSP, i promotori, dopo aver esaminato lo stato della diffusione della S. Messa VO nelle varie realtà italiane, hanno confermato che il programma sarà articolato su base regionale. Così, la serie di conferenze avviate nelle scorse settimane in Puglia e a Verona proseguirà il prossimo 12 maggio, quando il Coordinamento parteciperà con un proprio intervento alla conferenza di don Roberto Spataro su “Il latino liturgico: un patrimonio immateriale”, organizzata dall’Università IULM di Milano. Prima ancora, il 4 maggio, il CNSP parteciperà alla Marcia per la vita 2014, curando la celebrazione della S. Messa tradizionale delle ore 7,30 presso la Chiesa di S. Maria della Vittoria a Roma. Infine, in vista del III Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum (24-26 ottobre 2014), il CNSP sta predisponendo un pacchetto turistico da proporre a tutti i pellegrini italiani, che verrà pubblicato dopo la S. Pasqua.


xzx

Avviso

Chiedo scusa ai lettori che nei giorni scorsi mi hanno scritto e non hanno ricevuto una risposta. Non è facile riuscire a rispondere a tutti.

venerdì 11 aprile 2014

Da fascisti a liberal

Molte persone (giornalisti, politici, attori, eccetera) che aderivano all'ideologia fascista sono passate all'imperante mentalità liberal. Non c'è da meravigliarsi di una mutazione del genere, infatti il fascismo e il progressismo sono due facce della stessa medaglia: il materialismo.

Non nego che Mussolini abbia fatto delle cose buone (conciliazione con la Chiesa Cattolica, bonifica delle paludi pontine, infrastrutture, incentivi per le nascite, lotta alla mafia, ecc.), tuttavia la sua ideologia era viziata da un'odiosa statolatria di stampo pagano e materialista. I gravi errori che commise, derivano tutti da questa fonte avvelenata. Se avesse ascoltato gli ammaestramenti del grande Papa Pio XI, contenuti nella coraggiosa enciclica "Non abbiamo bisogno", non avrebbe trascinato l'Italia nel baratro.

Bisogna capire che è necessario mettere Dio al primo posto nella vita, altrimenti si cade nell'idolatria. Quei fascisti che sono diventati liberal, non hanno fatto altro che passare da un idolo all'altro. Prima idolatravano certe cose, poi sono passati ad idolatrarne altre, ma sempre di idolatria si tratta. Ci sono alcuni che da giovani inneggiavano al Duce, mentre poi sono diventati paladini dei diritti delle coppie di fatto, dei gay pride, del divorzio, dell'aborto, ecc.

È sempre così, quando non si rispetta la Legge di Dio, si sprofonda da un abisso all'altro.

giovedì 10 aprile 2014

Avviso da Napoli





xzx

Gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti

Noi siamo in un tempo di prova: e nei tempi di prova è più facile vedere la tenebra che la luce. Ma la luce è presente: la potenza stessa della tenebra è un mezzo di purificazione perché siamo fatti più capaci di vedere la luce. Le tenebre non possono vincerla. Noi sappiamo che il Signore conduce le cose in bene: ed usa le sofferenze e gli stessi peccati degli uomini perché ne risulti un bene più grande. Quando cento anni fa cadde il potere temporale, il Papa sembrò prigioniero. «La fine del papato», strillavano i modesti mezzi di comunicazione sociale d’allora. Stava invece per cominciare una grande stagione del papato. E la stessa perdita del potere temporale vi contribuì. Non che noi dobbiamo salutare i politici di allora come dei liberatori della Chiesa: è che Dio usa delle opere di tutti per il bene del suo popolo, che è il bene di tutta l’umanità. Sarà così anche domani: delle nostre difficoltà, si considererà soltanto la luce. La nostra umana debolezza, l’isolamento, il senso di sconfitta apparirà cambiato dalla potenza di Dio, in segno della gloria della sua città. È nella luce della croce del Signore che la notte diviene luminosa. Non sono un pessimista, solo rilevo che il tempo si è fatto scuro perché l’ombra del culto delle cose materiali si stende sul mondo. Ho sempre notato che in genere gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti. È una storia lunga. Ma finora non ho trovato sulla mia strada uomini così puri nella fede come quelli che hanno esperimentato nella vita quella teoria. Sono stati vaccinati.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI - 1970]

mercoledì 9 aprile 2014

I cattolici che non si arresero

Coloro che amano davvero la Chiesa Cattolica, ossia il Corpo Mistico di Cristo, hanno il cuore in lacrime a causa del tradimento di coloro che invece di difendere a spada tratta i valori non negoziabili, hanno tradito la Dottrina Cattolica e sono passati armi e bagagli nello schieramento dei seguaci del relativismo dogmatico e morale, guadagnandosi così l'applauso dei mondani di tutte le risme.

Ma questa non è l'ora delle recriminazioni, questa è l'ora del dovere e del sacrificio, l'ora nella quale, più che mai, bisogna trasformare la fede in azione e continuare a combattere strenuamente la buona battaglia della fede per risollevare la bandiera della cattolicità ammainata e calpestata dall'onta del tradimento dei modernisti.

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica non cerchiamo compromessi inaccettabili sulla Dottrina per accaparrarci gli applausi del mondo. Ci rifiutiamo di rinnegare i valori, le tradizioni, la dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica! Siamo pronti a tutto, pur di non tradire la nostra fede. Bisogna resistere ad oltranza, ricordando le gesta eroiche dei martiri, i quali preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. La mentalità mondana avanza nella società e sembra travolgere tutto ciò che è sacro, ma nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Ricordiamoci dei tempi dell'eresia ariana che sembrò sul punto di travolgere la Chiesa, la quale fu salvata da Sant'Atanasio e dagli eroici difensori della buona dottrina, che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Tutti i combattenti del “fronte della Tradizione” devono prendere coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato, che consiste nel sacro dovere di continuare a lottare la buona battaglia della fede, senza mai retrocedere di un passo!

Se resteremo fedeli al Magistero Perenne, il nostro esempio riaccenderà la speranza nei cuori di quei fedeli che si sono sbandati a causa del tradimento di coloro che hanno il prurito delle novità, i quali hanno fatto praticamente “fronte comune” coi nemici della Chiesa. Lo so, è difficile vivere fedelmente il Vangelo, subendo le critiche e le persecuzioni dei mondani, ma con la grazia di Dio è possibile perseverare.  Un giorno i fedeli che avranno perseverato nella fedeltà alla Tradizione saranno ricordati come “i cattolici che non si arresero”.

martedì 8 aprile 2014

Chi votare alle prossime elezioni?

Un lettore del blog si sta chiedendo per chi votare alle elezioni per il rinnovo del Parlamento dell'Unione Europea.

Buonasera, leggo sovente ( principalmente a fini consolatori visti i tempi che attraversa la Chiesa) il Vs. sito. Ma una domanda mi sorge spontanea  alla lettura dell'articolo dedicato alle future elezioni UE: chi votare? [...] Che ne pensa?

LJC,

(lettera firmata)



Caro fratello in Cristo,
                                       dammi pure del tu, lo preferisco.

Sono contento di sapere che la lettura del mio blog “Cordialiter” ti è di consolazione. Uno dei miei scopi è appunto quello di incoraggiare i “cattolici militanti” a continuare la buona battaglia in difesa della Tradizione. È molto importante non farsi prendere dallo scoraggiamento e dal disfattismo. Nessun esercito scoraggiato ha mai vinto una guerra.

È vero che le macerie spirituali causate dalla barbarie modernista fanno piangere il cuore, ma è anche vero che le nostre speranze nella vittoria finale sono riposte non nelle nostre forze, ma in quelle dell'invincibile Redentore Divino.

Per quanto riguarda le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento dell'Unione Europea, non ho ancora deciso per chi votare, ma certamente mi recherò alle urne. Di sicuro non voterò per i partiti favorevoli al riconoscimento giuridico delle coppie gay, ad esempio comunisti, socialisti, e progressisti di tutte le risme. Non penso che voterò Forza Italia (non l'ho mai votata), visto che alcuni parlamentari forzisti (tra cui Iva Zanicchi) hanno votato a favore del rapporto Lunacek che promuove l'ideologia gender.

Non è vero ciò che dicono alcune persone di area tradizionale, le quali affermano che se non ci sono dei candidati fedeli al 100% alla Dottrina Cattolica, non bisogna recarsi alle urne. Su quale manuale di Teologia Morale hanno letto questa cosa? Io ho consultato alcuni buoni manuali degli anni cinquanta, i quali affermano che è lecito votare per un candidato che ha delle idee politiche non buone, se l'altro candidato ha delle idee peggiori.

Bisogna recarsi in massa alle urne per impedire che le forze politiche liberal-progressiste ottengano la maggioranza dei seggi e approvino dei documenti contrari alla Legge Eterna di Dio. Spesso i nemici di Gesù Cristo hanno una visione tirannica della democrazia, cioè vogliono imporre ai cittadini degli obblighi contrari alla loro coscienza, ad esempio tra i rossi sta prendendo piede l'idea di abolire il diritto all'obiezione di coscienza all'aborto, per costringere ginecologi e ostetriche ad assassinare i bimbi innocenti.

Se i progressisti dovessero prevalere, l'Ue rischierà di venire trasformata in una sorta di Unione delle Repubbliche Sodomitiche Sovietiche. E chi oserà opporsi allo stalinismo dell'ideologia progressista, verrà ostracizzato e perseguitato. Non dobbiamo permettere che prevalga la tirannide dei senza Dio. Tutti alle urne!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 7 aprile 2014

Il grande castigo

Carissimi lettori, noi seguaci di Gesù Cristo dobbiamo avere una visione soprannaturale della vita. Nulla capita per cieco caso, ma tutto ciò che avviene nel mondo è voluto, o perlomeno permesso, da Dio per nostro bene. Noi siamo tanto piccoli al cospetto della Santissima Trinità, pertanto non siamo in grado di comprendere gli arcani decreti divini. Dobbiamo solamente affidarci a Lui come fanno i neonati con le mamme.

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. La Madonna ad Akita in Giappone (apparizioni riconosciute dalla competente autorità ecclesiastica), ha preannunciato un castigo epocale per il mondo intero. Dopodiché ci sarà il trionfo del suo Cuore Immacolato preannunciato a Fatima.

Quando a Padre Pio venne chiesto quando avverrà il trionfo del Cuore Immacolato, il santo frate cappuccino rispose che lo avrebbero visto i piccoli, cioè coloro che in quegli anni erano bambini. Da allora sono passati tanti anni, e ormai i fanciulli dell'epoca stanno diventando anziani. Pertanto, nel giro di qualche decennio finalmente avverrà il tanto auspicato trionfo della Madonna.

I materialisti stanno costruendo un mondo senza Dio, un mondo che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventato inumano. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc.

Insomma, Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, gli aborti si sono moltiplicati in maniera esponenziale, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche il zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). I mondani vogliono farsi beffa della Legge eterna di Dio, ma Deus non irridetur!

domenica 6 aprile 2014

Pregare per la conversione dei sacerdoti cattivi

Riporto alcuni brani di una lettera che Santa Teresa di Lisieux scrisse il 14 luglio 1889 a sua sorella Celina.

Mia cara Celina,
                          La mia anima non t'abbandona. Soffre l'esilio insieme con te!… Oh! quanto costa vivere, restare su questa terra d'amarezza e d'angoscia… Ma domani… un'ora, e saremo in porto. Che felicità! Come sarà bello contemplare Gesù faccia a faccia per tutta l'eternità! Sempre, sempre più amore, sempre gioie più inebrianti... una felicità senza nubi...

[...] Amiamolo fino al punto da soffrire per lui tutto ciò che vorrà, anche le pene dell'anima, le aridità, le angosce, le freddezze apparenti. È veramente un grande amore l'amare Gesù senza sentire nessuna dolcezza. È un martirio... Ebbene! Moriamo martiri ! [...] Celina, nei brevi istanti che ci restano, non perdiamo il nostro tempo... salviamo le anime... le anime. «Esse si perdono come fiocchi di neve» e Gesù piange, e noi… noi pensiamo ai nostri dolori senza consolare il nostro Fidanzato! Celina mia, viviamo per le anime, siamo apostoli, salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti, queste anime che dovrebbero essere più trasparenti del cristallo… Ahimè! quanti cattivi sacerdoti, quanti sacerdoti che non sono santi abbastanza! Preghiamo, soffriamo per loro e nel giorno finale Gesù ci mostrerà la sua riconoscenza. Noi gli porteremo in dono le anime!…

Celina, comprendi il grido del mio cuore? Insieme, sempre insieme,

Celina e Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo


["Gli Scritti" di S. Teresa di Gesù Bambino, Edizioni OCD, traduzione a cura di Dante Giovannini].