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lunedì 1 settembre 2014

Sterili polemiche

A volte su blog e forum appaiono post che informano che in una determinata parrocchia, dopo oltre quarant'anni di assenza, è stata finalmente celebrata la Messa in rito antico. Alcuni commentatori, invece di rallegrarsi della lieta notizia, si scatenano in polemiche assurde e spesso anche ridicole, più o meno di questo tipo:

- È meglio non avere la Messa tridentina, anziché celebrarla col manipolo spostato di mezzo centimetro al di sopra di quanto stabilito dal manuale liturgico di Sempronio!

- Ma che stai dicendo? Sul manuale di Caio invece c'è scritto che può essere usato anche alcuni centimetri al di sotto del solito, ma se si superano i cinque centimetri si commette peccato veniale.

- Ignorante! Caio si riferiva solo alle Messe celebrate nelle diocesi alpine, non a quelle appenniniche!

- Ma dove hai studiato le cerimonie? Sui fumetti di Peperino? Non lo sai che nel 1729 l'Arcivescovo concesse un indulto per usare il manipolo più in alto?

- Sì, lo so, ma è stato abolito da un decreto del 1802!

- Però, è rimasta la consuetudine locale, quindi stai zitto!

- Il problema è che tu sei un modernista camuffato!

- Io modernista? E tu sei un apostata!

Coloro che fanno sceneggiate del genere sono solo una piccola minoranza tra coloro che seguono la Messa tridentina, tuttavia sono “pericolosi” poiché rischiano di danneggiare tutto il movimento tradizionale. Infatti, spesso la gente fa di un erba un fascio, e così tutti i fedeli tradizionali rischiano di essere etichettati come arcigni, rissosi e formalisti. 

domenica 31 agosto 2014

Mancano i preti, niente Messa a San Giacomo di Cavriana

Fa molto riflettere il caso della chiesa di San Giacomo, frazione di Cavriana (Mantova), dove da un po' di tempo sono state sospese le Messe nei giorni festivi a causa della scarsità di preti. Il drammatico tracollo vocazionale che sta flagellando l'Italia da una cinquantina d'anni a questa parte sta portando alla desertificazione spirituale, come è avvenuto in Russia ai tempi dell'Unione Sovietica, quando i preti c'erano, ma il regime stalinista li faceva arrestare e rinchiudere nei gulag con l'accusa di essere nemici del popolo. Oggi Stalin non c'è più, ma i preti scarseggiano perché i seminari sono quasi vuoti, e dunque molte chiese vengono chiuse, oppure rimangono aperte ma senza che venga celebrata la Messa.

Dunque, che fare? Una delle soluzioni al tracollo vocazionale consiste nel rilanciare la Messa tridentina, che è una potente calamita che attrae tanti giovani al sacerdozio cattolico. Ma fin quando i modernisti continueranno a mettere il bastone tra le ruote alla diffusione della liturgia tradizionale, dovremo continuare ad assistere alla chiusura delle chiese e alla desertificazione spirituale, come ai tempi dell'URSS.

Il ritorno del paganesimo

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV]

sabato 30 agosto 2014

Ultimi colpi del calciomercato, mentre le anime si dannano in massa

Nonostante la grave crisi economica che sta flagellando la secolarizzata Europa, molte società di calcio stanno spendendo enormi somme di denaro per acquistare calciatori famosi e pagare i loro esorbitanti stipendi. A che serve vincere scudetti e coppe internazionali? Vanitas vanitatum! In questa vita l'unica cosa davvero importante è salvarci l'anima per dare gloria a Dio. Invece le cose materiali di questa terra sono vanità delle vanità destinate a svanire per sempre nell'ora della morte.

Provate ad immaginare il bene che potrebbe fare un presidente di una squadra di calcio se invece di sperperare denaro per comprare giocatori, decidesse di utilizzare quei soldi per aiutare gli istituti religiosi zelanti ad incrementare il loro apostolato. Ah, quanto bene si potrebbe fare! Ad esempio si potrebbero costruire chiese, monasteri, oratori per bambini, scuole, ospedali, orfanotrofi, case di riposo per anziani, mense per i poveri, stazioni radiofoniche cattoliche, si potrebbero inoltre stampare milioni di libri devozionali e diffonderli gratuitamente tra i fedeli, e tante altre opere buone.

È assurdo spendere svariati milioni di euro per finanziare una squadra di calcio, mentre quei soldi potrebbero essere utilizzati per opere caritative e apostoliche. Ah, se quelle montagne di denaro sciupate nel mondo dello sport, fossero utilizzate per la maggior gloria di Dio, quante anime in più si salverebbero! Anime che costarono il Sangue del Redentore Divino!

venerdì 29 agosto 2014

Avviso da Torino

Si comunica che la S. Messa in forma straordinaria dell'Abbé Eric Iborra, vice curato della Parrocchia parigina S. Eugène - S. Cécile, con il ministero dei grand-clercs della Parrocchia di S. Eugène e la partecipazione del Direttore della Schola Sainte-Cécile sarà celebrata presso la Chiesa dell'Arciconfraternita della Misericordia di Torino, v. Barbaroux 41, domenica 31 agosto alle ore 11.








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Circa il numero dei dannati

Tempo fa mi ha scritto un caro lettore (e generoso sostenitore) del blog, il quale era rimasto terrorizzato dopo aver trovato da qualche parte delle cifre spaventose sul numero dei dannati: su decine di migliaia di persone morte nella stessa ora, solo poche si sarebbero salvate. Possono essere cifre reali? Io non so qual è la percentuale delle anime che si dannano, ma non penso che questi numeri siano fondati. E posso dimostrarlo. Ecco la mia risposta a quel lettore.


Caro fratello in Cristo, ti ringrazio di avermi scritto, così mi dai la possibilità di chiarire questo argomento sul quale avevo già riflettuto in passato. Ho letto nelle “Prediche quaresimali” di San Leonardo da Porto Maurizio (che a sua volta citava San Vincenzo Ferrer) che un eremita morto nella stessa ora in cui morì San Bernardo, apparve al suo vescovo, al quale disse che in tutto il mondo in quella stessa ora morirono 30.000 persone, delle quali due andarono in paradiso (lui e San Bernardo), tre andarono in purgatorio, e tutte le altre all'inferno.

Ho fatto due conti e ho constatato che non possono essere dati reali, infatti è impossibile che a quei tempi morissero 30 mila persone all'ora, perché altrimenti i morti in un anno sarebbero stati circa 260 milioni, mentre secondo gli storici intorno all'anno 1.000 (San Bernardo è morto nel 1153) la popolazione mondiale era di circa 300 milioni. Senza contare il fatto che a quei tempi la mortalità infantile era altissima, mentre è da presumere che tra i 30.000 non sono stati conteggiati i bimbi, perché altrimenti avrebbero fatto aumentare il numero dei salvati. Infatti i bambini morti prima di raggiungere l'età della ragione (la quale in genere viene raggiunta attorno ai 7 anni) non possono andare all'inferno, perché sono incapaci di avere piena avvertenza della gravita di un peccato mortale.

Quindi se ai 30.000 morti adulti sommiamo pure i bambini, i decessi complessivi in un anno non sarebbero stati “solo” 260 milioni, ma molti di più. Pertanto il numero dei morti sarebbe stato superiore a quello dei vivi. È impossibile, perché altrimenti gli esseri umani si sarebbero già estinti da secoli, mentre invece sono aumentati in modo esponenziale. 

Questo racconto sul numero dei dannati è stato riportato da santi scrittori, i quali non potettero verificare l'infondatezza delle cifre, visto che non sapevano quanto fosse numerosa la popolazione mondiale ai tempi di San Bernardo. 

San Remigio, Santa Teresa, Sant'Alfonso, ecc. dicevano che la maggioranza dei cristiani adulti va all'inferno (figuriamoci i non cristiani), ma non dicevano che si salva solo lo 0,017% della popolazione (cioè 5 su 30.000). Certi numeri infondati servono solo a seminare disperazione. 

Io ho molte speranze che la percentuale degli adulti che si salvano sia più alta di un misero 0,017%. Ci sono tanti racconti di persone che poco prima di morire si sono riconciliate con Dio, tramite la Confessione o almeno con un atto di contrizione perfetta. Per esempio Sant'Alfonso nel libro "Le Glorie di Maria" racconta di una prostituta che quando morì, tutti pensarono che si fosse dannata. Ma poi la sua anima apparve a una monaca per chiederle di pregare per lei che stava in purgatorio. La monaca le chiese come avesse fatto a salvarsi. L'anima le rispose che vedendosi ormai vicina alla morte, invocò la Madonna, la quale le ottene la grazia di fare un atto di contrizione perfetta, e così venne perdonata da Dio. 

Santa Faustina Kowalska nel suo Diario racconta che una volta chiese a Gesù di salvare tutte le anime delle persone che in tutto il mondo sarebbero morte in quel giorno, e il Redentore l'esaudì. Se pensiamo che oggi tanta gente recita la Coroncina della Divina Misericordia, possiamo sperare che un bel numero di anime riesca a convertirsi prima di morire. 

Lo stesso Gesù confidò a suor Consolata Betrone che una sola giaculatoria "Gesù, Maria vi amo, salvate tutte le anime!", detta con devozione può salvare un'anima. E in un giorno chissà quante giaculatorie vengono dette nel mondo da persone pie (ad esempio dalle suore di clausura). Io penso che tante anime vanno all'inferno (come ha detto la Madonna a Fatima), ma non che la quasi totalità della popolazione si danna.

Insomma, non dobbiamo pensare che vanno tutti in paradiso, ma neanche che quasi tutti si dannano. Dobbiamo cercare di vivere sempre in grazia di Dio, e impegnarci seriamente a salvarci, senza però vivere nel terrore e sprofondare nella disperazione. Per salvarsi l'anima basta avere buona volontà ed essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di non peccare mortalmente. Poi bisogna sperare nei meriti della Passione di Cristo e affidarsi alla Divina Misericordia. 

Spero di averti tranquillizzato un po'. Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria, 

Cordialiter


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giovedì 28 agosto 2014

Avviso da Bari

Sabato 30 agosto riprenderà la Messa nella forma straordinaria del Rito Romano, presso la chiesa di San Giuseppe in Bari Vecchia alle ore 19:15, preceduta dalla recita del Santo Rosario. 

Generalmente le Messe vengono celebrate da Mons. Nicola Bux, che ha l'incarico di Rettore della suddetta chiesa.

Religiose di stretta osservanza

Alle ragazze legate alla liturgia tradizionale che si sentono attrarre alla vita contemplativa in un monastero di clausura di stretta osservanza, consiglio di leggere questo post sulle "Religiose Vittime del Sacro Cuore":  http://vocazione-religiosa.blogspot.it/2011/01/suore-vittime-del-sacro-cuore.html

Le lettrici francofone possono leggere una traduzione nella loro lingua: http://vocation-religieuse.blogspot.it/2011/05/religieuses-victimes-du-sacre-coeur.html







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Resistere ad oltranza al modernismo

Nell'orbe cattolico continuano a crescere le forze tradizionali che si oppongono all'eresia modernista, che ha causato enormi devastazioni spirituali negli ultimi decenni. Sono sempre più numerose le persone che stanno aprendo gli occhi e si stanno accorgendo dei disastri compiuti da coloro che hanno il prurito delle novità. Gli oppositori del modernismo hanno un solo desiderio: continuare il combattimento spirituale in difesa della fede. Bisogna resistere, costi quel che costi!

Anche ai tempi di sant'Atanasio la situazione ecclesiale era drammatica a causa del dilagare dell'eresia ariana, ma i veri cristiani resistettero tenacemente e alla fine trionfarono. Oggi la situazione non è meno drammatica di allora, ma non dobbiamo arrenderci. Noi possiamo, noi vogliamo, noi dobbiamo continuare a resistere!

I modernisti di tutte le risme sappiano che i fedeli legati alla Tradizione Cattolica formano un blocco granitico disposto a tutto pur di risollevare la bandiera della cattolicità ammainata e calpestata dall'onta del tradimento dei novatori. Tutti i cattolici devono sentire l'urgente necessità di impegnarsi a promuovere la crescita del valoroso movimento di intrepidi fedeli provati al fuoco e alla lotta, che con indomita volontà combattono tenacemente per debellare la peste del modernismo. È solo una questione di tempo, prima o poi il modernismo verrà spazzato via dall'orbe cattolico come è avvenuto all'arianesimo, al donatismo, all'iconoclasmo, e a tante altre eresie.

mercoledì 27 agosto 2014

Torna la messa tradizionale a Trento!

La liturgia tradizionale continua ad avanzare! A settembre anche a Trento (la città del grande Concilio che salvò la Chiesa dall'eresia luterana) tornerà ad essere celebrata la Messa in Rito Romano antico. 

Le celebrazioni avverranno tutte le domenica e feste di precetto a partire da domenica 7 settembre, alle ore 11:15, presso la Chiesa della Santissima Annunziata, in via Belenzani 53, angolo Piazza Duomo. 



Difendere l'abito ecclesiastico tradizionale!

Ritengo di attirare la attenzione su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico. […] Di fatto si sta assistendo alla più grande decadenza dell'abito ecclesiastico. […] L'abito condiziona fortemente e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta . L'abbigliamento, infatti, impegna per la vestizione, per la sua conservazione, per la sostituzione. È la prima cosa che si vede, l'ultima che si depone. Esso ricorda impegni, appartenenze, decoro, colleganze, spirito di corpo, dignità! Questo fa in modo continuo. Crea pertanto dei limiti alla azione, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, delle conseguenze, delle malevoli interpretazioni. […] L'abito non fa il monaco al 100%, ma lo fa certamente in parte notevole; in parte maggiore, secondo che cresce la sua debolezza di temperamento. […] Per tale motivo la questione della divisa ingigantisce nel campo ecclesiastico e si impone alla attenzione di quanti vogliono salvare vocazioni, perseveranza negli accettati doveri, disciplina, pietà, santità! […] succede che in talune città d'Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l'assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali. Tutto per colpa dell'abito tradito! […] Il bilancio che ne consegue . Eccolo:
- disistima;
- sfiducia;
- insinuazioni facili e talvolta gravi;
- preti che, cominciando dall'abito e dallo smantellamento della prima umile difesa, finiscono dove finiscono...
- crisi sacerdotali, del tutto colpevoli, perché cominciate col rifiuto delle necessarie cautele, richieste dal Diritto Canonico e dal consiglio dei Vescovi..., con risultati disgraziati e spostati...
- seminari che si svuotano e non resistono; mentre nel mondo, tanto in Europa che in America, rigurgitano i seminari, ordinati secondo la loro genuina origine, col rigoroso abito ecclesiastico, nella vera obbedienza al Decreto conciliare Optatam totius;
- anime che si trascinano innanzi senza più alcuna capacità decisionale, dopo la loro contaminazione col mondo.

[…] Credo difficile possa esistere nel nostro tempo, proprio per le sue caratteristiche, lo spirito ecclesiastico senza il desiderio e il rispetto dell'abito ecclesiastico. […] Qui non parliamo solo di «abito ecclesiastico», ma di talare. E guardiamo bene le cose in faccia, senza alcun timore di quel che si può dire. […] Alcuni, per boicottare l'uso della talare o per giustificarsi nell'aver ceduto alla moda corrente contraria all'abito talare, affermano: «Tanto la talare è un abito liturgico», volendo così esaurire l'eventuale uso della talare alla sola liturgia. Questo è apertamente falso e capziosamente ipocrita! […] Francamente è chiaro che il clergyman […] non è la soluzione più desiderata. Chi non ama la sua talare resisterà ad amare il suo servizio a Dio? Il prossimo non sostituisce Dio! Non è soldato chi non ama la sua divisa. […] L'indirizzo da darsi è:
- che anche se la legge ammette il clergyman, esso non rappresenta in mezzo al nostro popolo la soluzione ideale;
- che chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico deve amare la sua talare;
[…]
- che la difesa della talare è la difesa della vocazione e delle vocazioni.

Il mio dovere di Pastore mi obbliga a guardare assai lontano. Ho dovuto constatare che la introduzione del clergyman oltre la legge e le depravazioni dell'abito ecclesiastico sono una causa, probabilmente la prima, del grave decadimento della disciplina ecclesiastica in Italia. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa!


[Testo del Cardinale Giuseppe Siri, tratto da "A Te sacerdote", vol. II, Casa Mariana, 1987, pp. 67-73].

martedì 26 agosto 2014

Il matrimonio vissuto in totale castità (matrimonio di San Giuseppe)

Tempo fa una lettrice mi ha chiesto informazioni al riguardo del cosiddetto “matrimonio di San Giuseppe”, che è un vero matrimonio vissuto però in totale castità. Siccome è un tema che potrebbe interessare anche ad altre persone ed è difficile trovare in giro informazioni al riguardo, ho deciso di parlarne su questo blog.

Il Beato Bartolo Longo (Fondatore del Santuario di Pompei), dopo la sua conversione lavorò come “amministratore” presso una ricca vedova, vivendo nella sua grande casa (ovviamente non vivevano “more uxorio”, cioè come coniugi). Nonostante Bartolo Longo fosse un sant'uomo, certe persone diffusero sul suo conto l'infamante calunnia secondo cui il Fondatore del Santuario di Pompei conviveva “more uxorio” con la vedova. La calunnia arrivò persino alle orecchie del Sommo Pontefice Leone XIII, il quale consigliò a Bartolo di sposarsi con quella donna, e così avvenne. L'infamante calunnia venne spazzata via, tuttavia i biografi ritengono probabile che Bartolo e sua moglie vivessero in castità. È lecita una cosa del genere? Papa Pio XI, nella splendida enciclica “Casti connubii” sul matrimonio cristiano, afferma che l'onesta continenza è “permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano”.

Probabilmente a questo punto alcuni si domanderanno come sia possibile che possa essere celebrato validamente un matrimonio del genere, visto che il fine primario del matrimonio è quello di procreare ed educare cristianamente la prole. Per rispondere in maniera corretta a questa obiezione, sono andato a rileggere alcuni vecchi manuali di Teologia Morale. 

Il matrimonio è il sacramento che unisce indissolubilmente gli sposi e gli dà la grazia di vivere santamente assieme e di allevare cristianamente la prole. Con il matrimonio i coniugi si scambiano a vicenda il diritto irrevocabile ed esclusivo sui loro corpi al fine di procreare la prole ed educarla cristianamente. Oltre al fine primario del matrimonio (cioè procreare ed educare cristianamente i figli) ci sono due fini secondari: il mutuo aiuto spirituale e materiale dei coniugi; e il rimedio contro la concupiscenza (chi non riesce a dominare la concupiscenza della carne, è bene che si sposi, così eviterà di ardere dalla passione e di commettere qualche peccato di fornicazione). 

Il matrimonio può essere celebrato per uno qualunque dei suddetti fini, purché il fine primario non venga deliberatamente escluso. Affinché un matrimonio sia valido, il fine primario è necessario, pertanto chi desidera sposarsi non può avere l'intenzione di escludere di cedere al coniuge il diritto ad utilizzare il proprio corpo per procreare la prole. Tuttavia è lecito rinunciare a esercitare questo diritto, purché entrambi i coniugi siano d'accordo. Per sintetizzare: la cessione al coniuge del diritto sul proprio corpo per fini procreativi è necessaria per la validità del matrimonio, però è lecito rinunciare ad esercitare questo diritto, purché i coniugi siano tutti e due favorevoli a vivere in castità. Questo tipo di matrimonio è denominato “matrimonio di San Giuseppe”.

Non voglio essere frainteso: non sto dicendo che le persone sposate non devono mettere al mondo i figli, anzi ho grande stima per le famiglie numerose, quindi incoraggio i lettori sposati ad accogliere con gioia tutti i figli inviati dal buon Dio, e ad educarli cristianamente per farli diventare un giorno dei “cattolici militanti” e veri soldati di Gesù Cristo. 

Tuttavia, se tra i lettori c'è qualche persona non sposata che pur volendo vivere in castità, vorrebbe anche avere al proprio fianco un coniuge cristiano per scambiarsi vicendevolmente aiuto spirituale e materiale, sappia che può celebrare un “matrimonio di San Giuseppe”.

lunedì 25 agosto 2014

Quando Obama voleva bombardare la Siria di Assad

L'anno scorso il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Hussein Obama (premio Nobel per la pace), si era messo in testa di sganciare un uragano di bombe contro la martoriata Siria, per "dare un segnale" al regime baathista guidato da Bashar Al-Assad.

In caso di attacco, ad avvantaggiarsene sarebbero stati i vari gruppi di ribelli che si oppongono ad Assad, tra i quali spiccano per ferocia diversi "battaglioni" di fondamentalisti islamici, pensiamo ad esempio ai tagliagole dell'ISIS. Nelle città siriane conquistate dai ribelli, i miliziani islamisti si sono lasciati andare ad atti di pura barbarie, come la devastazione di chiese e monasteri dei cristiani, torture, fucilazioni, decapitazioni, ecc. Insomma, quello che è avvenuto nelle scorse settimane in Iraq, è già avvenuto negli anni scorsi (e avviene ancora oggi) nelle città siriane controllate dai miliziani agli ordini di Abu Bakr al-Baghdadi (l'autoproclamato “califfo” dello Stato Islamico).

Non sono un supporter del regime di Damasco, tuttavia devo ammettere che almeno Assad non perseguita i cristiani, a differenza dei sanguinari fondamentalisti islamici; quindi tra lui e i "figli spirituali" del califfo, preferisco che perda la guerra civile siriana chi distrugge le chiese e perseguita il Corpo Mistico di Cristo.

Alcuni giorni fa, il generale Martin Dempsey, Capo dello Stato Maggiore congiunto delle forze armate statunitensi (cioè l'ufficiale di rango più elevato delle forze armate degli Stati Uniti), ha affermato che per colpire efficacemente l'ISIS bisognerebbe bombardare non solo le sue postazioni in Iraq, ma anche quelle in Siria. Insomma, anche i capi degli USA stanno cominciando a capire che invece di colpire l'esercito di Assad, sarebbe meglio fermare i ribelli islamisti, prima che facciano altri massacri. Tra l'altro, se la Siria cadesse interamente nelle mani del califfo, lo Stato Islamico dei tagliagole confinerebbe con Israele, il miglior amico degli USA. E allora la Terra Santa rischierebbe di essere devastata dalla guerra.

Fino a poco tempo fa erano in pochi (tra i quali diversi blog cattolici) a denunciare con forza i crimini commessi in Siria dagli jihadisti, mentre adesso che stanno avanzando anche in Iraq, improvvisamente i tagliagole hanno conquistato le prime pagine dei giornali. Ma quando gli islamisti tagliavano le gole in Siria, perché queste notizie venivano trascurate da molti mezzi d'informazione? Comunque sia, adesso finalmente si è cominciato a denunciare ampiamente i crimini del califfo. Meglio tardi che mai.

domenica 24 agosto 2014

Avviso da Torino

Si segnala che in occasione della visita a Torino dell'Abbé Eric Iborra, vice curato della Parrocchia parigina S. Eugène - S. Cécile, si terranno presso la Chiesa della Misericordia in Torino, V. Barbaroux 41, le seguenti celebrazioni di SS. Messe in forma straordinaria:

Domenica 24 agosto ore 18.30 Vespri cantati e benedizione eucaristica
Lunedi 25 ore 10.30 S. Messa cantata per la festa di S. Luigi dei Francesi.
Domenica 31 agosto, S. Messa in ora da definirsi





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Lottare contro le truffaldine "ambiguità" moderniste

Tempo fa una cortese lettrice mi ha scritto per esprimere il suo parere circa le “varie sensibilità” all'interno della Chiesa.


Egregio fratello nella fede, [...] vorrei esprimerle un mio parere.

Prima di tutto vorrei dire che oggi per "diverse sensibilità" si intente qualcosa di ben diverso da quello da lei descritto. Sempre più spesso, il modernismo e la Tradizione vengono viste come "diverse sensibilità" ed accettate entrambe. […] Questa idea di "sensibilità" è oramai assai diffusa anche perché i modernisti nella maggioranza dei casi si camuffano da buoni cristiani.

Essi non […] affermano che i dogmi possono cambiare in base alle condizioni culturali, ma bensì possono cambiare i metodi di insegnamento di tali dogmi, ma nella maggioranza dei casi i metodi usati da loro portano un cambiamento totale della dottrina o il rinnegamento di qualche dogma.

Essi non affermano che tutte le religioni sono uguali, ma che bisogna rispettare le idee religiose altrui e con questa scusa smettono di evangelizzare arrivando addirittura ad agevolare la pratica di altre religioni.

Essi non negano la presenza reale di Gesù nel Santissimo Sacramento ma dicono di voler semplicemente mettere in risalto la parola di Dio arrivando di fatto ad equipararla al Sacramento e facendo credere che Gesù sia presente in entrambe allo stesso modo, cioè spiritualmente.

Essi nella maggioranza dei casi non negano apertamente l'esistenza del diavolo ma dicono che non bisogna parlarne tanto, perché la gente potrebbe avere troppa paura ed anche perché bisogna parlare solo di Gesù, ecc...

In poche parole, essi non si mostrano apertamente come degli eretici, ma usano molta furbizia nel diffondere le loro idee facendo credere che la loro sia solo una diversa sensibilità, una sensibilità moderna. Noi tradizionalisti sveliamo facilmente la nostra identità parlando di tradizione, ecc... essi invece non si definiscono mai modernisti e non parlano quasi mai del modernismo, ma presentano sempre i loro insegnamenti come cattolici, insegnamenti della Chiesa, ecc... In questo modo essi sembrano i veri cattolici, noi invece i fanatici o addirittura gli eretici.
[...]

Cordialmente

sua sorella nella fede

(lettera firmata)

Salve!
          Le ambiguità moderniste sono un rischio reale. Se una “diversa sensibilità” è ortodossa, non c'è nulla di male, ma oggi ci sono anche delle “sensibilità” eterodosse. Queste devono essere estirpate senza pietà. Noi cattolici non dobbiamo essere come gli anglicani per i quali è “normale” seguire delle dottrine di fede diverse (pensiamo al “sacerdozio femminile”), per non parlare dei protestanti, i quali sono liberi di interpretare la Bibbia come gli pare e piace.

La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, e le eresie non possono essere tollerate al suo interno. La Teologia Morale insegna che se un cattolico ha autorità su un altro cattolico, ha il dovere di correggerlo quando quest'ultimo sbaglia gravemente. Se non fa la correzione, pecca gravemente (tranne in qualche caso particolare). Quindi, se un bambino bestemmia, il padre ha il dovere di rimproverarlo; se una catechista insegna che è impossibile andare all'inferno, il parroco ha il dovere di correggerla o di sostituirla; se un frate insegna ai novizi che tutte le religioni sono uguali, quel frate deve essere corretto dai propri superiori, ecc. Se coloro che hanno il dovere di fare le “correzioni fraterne”, non le fanno, noialtri che altro possiamo fare se non piangere e pregare? Grazie al Cielo io non ho autorità su nessuno, pertanto me ne sto un po' più tranquillo e sereno. A dir la verità, chiunque può correggere il prossimo che non è un proprio subordinato (si può anche correggere persino un superiore), ma poiché generalmente in questo caso non c'è certezza di essere ascoltati, non c'è timore di peccare gravemente, e in certi casi non si pecca nemmeno venialmente, come insegnano gravi e dotti autori.

Dunque che fare? Noi cattolici fedeli alla Tradizione dobbiamo continuare a combattere la buona battaglia in difesa della vera Fede, senza demoralizzarci e arrenderci. Quali armi utilizzare? Quelle del soldato di Cristo: preghiera, penitenza, buon esempio, apostolato e denuncia degli errori modernisti.

I seguaci del modernismo non sono tutti uguali. Alcuni hanno gettato la maschera e osano affermare esplicitamente e pubblicamente eresie del tipo “Gesù è risorto solo spiritualmente”, “l'inferno non è eterno”, “la convivenza prematrimoniale ha un valore presacramentale”, e così via. Quelli più pericolosi sono i modernisti “camuffati”. Fu lo stesso San Pio X a denunciare la loro pericolosità, affermando che nei loro scritti, una pagina sembra cattolica, mentre nella pagina seguente vi è negato qualche dogma in maniera nebulosa e ambigua, in modo tale che se vengono richiamati all'ordine si giustificano dicendo che non intendevano proferire qualche eresia, ma che il loro pensiero deve essere interpretato secondo la dottrina cattolica. Questa razza di modernisti è quella più pericolosa, perché è più difficile da stanare, ed è quella che fa più danni alle anime perché riesce ad iniettare il veleno dell'eresia senza farsi accorgere dai fedeli più ingenui, i quali si ritrovano “de facto” eretici senza manco accorgersene. È terribile!

Coraggio, non dobbiamo arrenderci e abbandonare la Chiesa nelle mani dei modernisti. I soldati valorosi non indietreggiano mai di fronte al nemico. L'armata della Tradizione “nec recisa recedit”, non retrocede nemmeno dinanzi alla prepotenza modernista. Meglio la morte che il tradimento.

In Cristo Redentore e in Maria Imperatrice dell'Universo.

Cordialiter

Amare Maria Ausiliatrice

Tempo fa un fedele laico di stampo "salesiano" mi ha scritto una lettera che pubblico volentieri.

Caro Cordialiter,
                               mi sono deciso a scriverti dopo avere letto con piacere [...] che anche tra i salesiani comincia ad essere apprezzata e conosciuta la S. Messa "Tridentina". Mi chiamo [...] e ti avevo già scritto in passato per dare plauso alla tua idea e al tuo auspicio di una "Fraternità San Giovanni Bosco". Io sono un giovane laico e con mia moglie apparteniamo ad un'associazione fondata nel 1869 dal San Giovanni Bosco in persona: l'ADMA, Associazione di Maria Ausiliatrice. Quindi possiamo ben dire che stiamo parlando della S. Messa che celebrava anche il nostro fondatore. Io credo che attraverso la S. Messa nella forma straodinaria si incarni l'autentico carisma salesiano. Don Bosco era (ed è) un santo che contemplava le realtà soprannaturali, faceva miracoli e profetizzava perché viveva in profonda unione con Dio. Aveva un profondo senso della "presenza". Il suo, era un vivere alla presenza di Gesù e della sua SS.ma Madre. Per questo anche fondò l'ADMA: perché alla sua scuola, imparassimo a vivere come lui alla presenza di Maria Ausiliatrice. S. Giovanni Bosco era anche un'anima che viveva il carisma vittimale; la sua vita era un'offerta continua a Dio, a Lui offriva innumerevoli sofferenze, e lo faceva per i giovani. "Fino all'ultimo suo respiro" visse offrendosi per la gioventù. "Quando don Bosco non pregava?" rispose Pio XI durante il processo di canonizzazione all'avvocato del diavolo, che metteva in dubbio che don Bosco potesse avere avuto il tempo per pregare. Infatti la vita di S. Giovanni Bosco fu tutta una preghiera, un'offerta a Dio e una lode alla Vergine Ausiliatrice. Contemplazione, senso della Presenza, spirito di offerta, tutti questi carismi di don Bosco si vivono eminentemente durante la S. Messa Gregoriana. Pensiamo anche al sogno dei 9 anni, la Vergine Maria affidò a Giovannino l'incarico di portare a Cristo la gioventù pericolante; lui si mise a piangere, non capiva, ma la Madonna disse: "a suo tempo tutto compranderai". E quando don Bosco comprese? Ad un anno dalla sua morte, nella chiesa del S. Cuore a Roma, all'altare dell'Ausiliatrice, proprio mentre celebrava la S. Messa, e si racconta che don Bosco interruppe la celebrazione più di 15 volte perché altrettante volte scoppiò in pianto, commosso. Fa poi sorridere un altro episodio, quando don Calosso disse al piccolo Giovanni, riferendosi alla S. Liturgia: "le nostre novità sono le pratiche della religione che sono sempre nuove e perciò sono da frequentarsi con assiduità". Sono sempre nuove! Un prete del 1800 dice che la liturgia è sempre nuova! Altro che liturgia "ingessata" da ammodernare! Fa pensare come don Bosco adulto abbia tenuto nel suo cuore questo pensiero che ricevette da ragazzino. Aggiungo anche che l'autentico carisma salesiano, è quanto di più attuale ci possano mostrare i segni dei tempi. Penso alle "due colonne", che sono in modo speciale i pilastri spirituali della nostra Associazione. L'Eucaristia e la Madonna Aiuto dei Cristiani. Se pensiamo al sogno delle due colonne (quest'anno è il 150° aniversario), appare che a queste due colonne deve attraccare e ancorarsi la barca della Chiesa, attaccata e minacciata da ogni parte. Maria Aiuto dei Cristiani in modo particolare è la Madonna dei tempi difficili; pregandola con questo titolo la Chiesa ne sperimentò nei secoli il potente soccorso e il presidio invincibile contro i nemici della fede cattolica. Forse i nemici della fede non si chiamano più "Turchi" o "Napoleone", ma si chiamano: modernismo, relativismo, indifferenza, eresia...

"La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la vergine santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana" disse don Bosco. Scusa se mi sono dilungato con questi pensieri; ti ringrazio per il lavoro che fai con i tuoi blog. (...)

In Cordibus Jesu et Mariae,

(Lettera firmata)

sabato 23 agosto 2014

Sentimentalismo

Tempo fa uno dei numerosi sacerdoti che leggono il blog mi ha proposto di fare alcune considerazioni su certi gruppi di cristiani di varia natura e provenienza che offrono facili soluzioni nella vita spirituale. Costoro sono ghiotti di consolazioni, girano e vagano sempre alla ricerca di emozionanti segni soprannaturali.

E anche nella ricerca di un confessore o direttore indulgono al segno straordinario o ad attenzioni e affetti che chiamano "carità" (soprattutto le donne) o a una parola dolce, mielosa, gradita più al "cuore" e alle orecchie che utile all'animo. Certi penitenti, senza loro colpa, sono reticenti all'ascetica e alla lotta per la propria santificazione così come i grandi santi l'hanno sempre insegnata. Pensiamo alla scuola carmelitana, al p. Gabriele di S. Maria Maddalena che in "Intimità Divina" ha pagine mirabili che, con opportuni adattamenti, vanno bene per tutti.

Il buon Dio non si sostituisce mai al nostro faticoso lavoro di ricerca, mai si sostituisce a noi, ma ci offre dei criteri nella provata e plurisecolare sapienza di santa Madre Chiesa e poi ci chiede di fare la nostra parte, chiede fede, che ha poco a che fare col "sentimentalismo".

Purtroppo oggi coloro che cercano di impegnarsi nel cammino di perfezione cristiana secondo gli insegnamenti dei maestri di spiritualità, rischiano di essere tacciati per fanatici fondamentalisti. Termini come mortificazione, rinuncia, silenzio, penitenza e sacrificio sono stati quasi messi la bando da certi personaggi infettati dal morbo del "sociologismo", condannato dal zelantissimo Cardinale Giuseppe Siri nel suo aureo Magistero.

Ringrazio di cuore questo sacerdote per la sua gentilezza e soprattutto per il ricordo nel Santo Sacrificio della Messa di alcune persone che gli avevo chiesto di raccomandarle a Nostro Signore.

venerdì 22 agosto 2014

Avviso da Torino

Si segnala che la consueta S. Messa delle 18.30 presso la parrocchia di Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime (v. Giaveno 39 Torino) non sarà celebrata nella data di domenica 31 agosto 2014. Le celebrazioni riprenderanno regolarmente a partire dal mese di settembre.







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Circa le dimissioni di Benedetto XVI

Premetto che considero valide le dimissioni di Benedetto XVI. Quello che sto per raccontarvi me lo ha riferito una mia cara amica, la quale mi ha dato il permesso di pubblicare la notizia a condizione di non svelare il suo nome.

Nel monastero di clausura in cui viveva venivano spesso dei preti modernisti a fare propaganda per “aggiornare” le suore. Uno di questi chiese alle religiose di pregare affinché Benedetto XVI rassegnasse le dimissioni. Successivamente, la mia amica, celando le sue simpatie filo-tradizionali, riuscì ad entrare in maggiore confidenza con quel prete (un autorevole esponente del movimento modernista), il quale le confidò che stavano raccogliendo migliaia di firme tra il clero e le religiose per spingere Papa Ratzinger a dimettersi. Ella allora gli chiese che cosa sarebbe accaduto se il Sommo Pontefice avesse rifiutato di dimettersi, e il prete modernista le rispose che il Papa era già stato informato che se non si fosse dimesso avrebbero fondato una nuova Chiesa separata da Roma. Non sarebbe stata una “piccola Chiesa”, infatti secondo quanto risultava a lui, erano numerosi gli ecclesiastici pronti ad aderire alla nuova Chiesa modernista. Inoltre, il presbitero cripto-scismatico ci ha tenuto a sottolineare che avevano già ottenuto l'appoggio preventivo di coloro che controllano i mass-media, i quali avrebbero dovuto sostenere sui mezzi di informazione la nuova Chiesa. 

Qualche tempo dopo (l'11 febbraio 2013), Benedetto XVI si dimise davvero. La mia amica mi ha rivelato molti altri dettagli che per diversi motivi ritengo prudente non pubblicare.

A questo punto molti di voi potrebbero pensare che visto che le cose sono andate così, allora le dimissione di Papa Ratzinger sono state invalide, perché per essere valide era necessario che fossero libere, spontanee, senza alcun tipo di costrizione. Ma io non posso pensare che Benedetto XVI abbia potuto commettere una colpa così grave, e cioè di rassegnare delle finte dimissioni e di consegnare così la Chiesa nelle mani di un finto Papa (chiunque fosse stato eletto nel successivo conclave).

Dunque, secondo me, Benedetto XVI, vistosi assediato da una marea di congiurati pronti allo scisma, essendo ormai molto anziano (quasi ottantaseienne) e sentendo di non avere più le forze necessarie per governare efficacemente la Chiesa e contrastare l'opera dei modernisti, ha preferito abdicare.

Pertanto, non si è dimesso perché è stato ricattato (altrimenti le dimissioni sarebbero state invalide), ma perché a causa dell'età non sentiva di avere le forze fisiche e spirituali necessarie per contrastare il movimento modernista.

giovedì 21 agosto 2014

Amici spirituali

È molto importante avere degli amici spirituali. A tal proposito riporto il capitolo XIX "Le vere amicizie" del libro di San Francesco di Sales intitolato "Filotea - Introduzione alla vita devota", ed. Paoline.

Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.

Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.

Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.

È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli.

Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della devozione che è tutta di oro fino.

Non stringere amicizie di altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.

Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da dire.

Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.

Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre, delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.

È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".

S. Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.

Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.

La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.

mercoledì 20 agosto 2014

Trovare un fidanzato davvero cristiano

Oggi c'è tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, le quali in genere sono dei vivai di vocazioni religiose. Però, affinché il matrimonio sia felice, è importantissimo "selezionare" con estrema diligenza il futuro coniuge, altrimenti in seguito se ne pagheranno le conseguenze a caro prezzo. La fidanzata o il fidanzato, deve essere una persona veramente cristiana, che osservi seriamente gli insegnamenti della Chiesa. A che serve sposare una persona bella e ricca, se non ha il santo timor di Dio? Il periodo di fidanzamento serve a conoscere il carattere e i principi morali del futuro coniuge. Se il vostro fidanzato (in questo caso mi rivolgo soprattutto alle ragazze, ma vale anche il caso inverso) vuole abusare del vostro corpo prima del matrimonio, lasciatelo subito! è un chiaro segno che non vi ama. L'amore vero nasce da Dio, ma se il partner vuole profanare il vostro corpo (che è tempio dello Spirito Santo) ciò significa che per voi non ha vero amore, ma semplice attrazione fisica. Vi prego di credermi, solo vivendo castamente il periodo di fidanzamento è possibile accertare l'amore vicendevole. Del resto l'esperienza dimostra che persone che sembravano innamoratissime, si sono lasciate dopo molti anni di fidanzamento (e spesso anche di matrimonio) quando è cessata l'attrazione fisica. Qualcuno dirà che le mie sono solo belle parole, perché di fatto è raro incontrare una persona disposta ad aspettare le nozze prima di consumare l'unione. In effetti la società si è paganizzata, e non è facile trovare cattolici di "stretta osservanza" con cui fidanzarsi. Ma bisogna anche "saper cercare"; di certo è molto difficile trovare persone così negli stadi, nelle balere, nelle birrerie e nei night club.

Comunque, a coloro che sono indecisi se sposarsi o restare celibi, prima di eleggere il proprio stato di vita consiglio vivamente di leggere le omelie di San Giovanni Crisostomo sulla verginità, nelle quali si incoraggia a restare celibi per vivere in castità, spiegandone i vantaggi materiali e spirituali.

martedì 19 agosto 2014

In Italia sta per nascere una nuova comunità religiosa di Rito Antico

Carissimi lettori del blog, con grande gioia vi annuncio che in autunno verrà fondata in Italia una nuova comunità contemplativa legata alla liturgia tradizionale (di spiritualità carmelitana). A darne notizia è stato un prete della Fraternità San Pietro.


Carissimo in Cristo,
                                         innanzitutto congratulazioni per il suo bel sito.

Avrebbe interesse a menzionare la mia fraternità per eventuali vocazioni?

Il nostro istituto, la Fraternità Sacerdotale di San Pietro, è una società apostolica di vita consacrata, siamo sacerdoti secolari di vita comune, l'istituto più grande, in piena unione con Roma, per la formazione sacerdotale esclusivamente secondo il Rito Romano Antico.

L' insegnamento nel seminario è completamente ortodosso, basato sulla dottrina tradizionale della Chiesa, con San Tommaso d' Aquino come maestro per la filosofia e la teologia.

I seminaristi progrediscono verso il sacerdozio attraverso tutti gli ordini minori e quelli maggiori del subdiaconato e diaconato, si vestono con l'abito talare fin dall'inizio del secondo anno e vengono formati nella disciplina e nella spiritualità perenne di Santa Madre Chiesa.

La formazione viene offerta in lingua inglese in Nebraska, America, e in lingua francese o tedesca in Baviera.

Abbiamo l'apostolato in molti paesi in Europa ed anche in America, Australia, Africa....

Io sono responsabile dell'apostolato di Venezia da quasi nove anni, siamo stati ben accolti qui e a Roma.
C'è parecchio da fare e ci sono molte richieste di celebrare la Santa Messa anche in diversi altri luoghi in Italia.

Attualmente abbiamo tre seminaristi italiani e spero che la nostra fraternità venga sempre più conosciuta affinché possa accogliere numerose vocazioni per lavorare nella Vigna del Signore in Italia.

So inoltre di un'iniziativa per fondare in autunno una comunità contemplativa con Rito Antico di spiritualità carmelitana in Italia.

 Se qualcuno fosse interessato alla fraternità, o alla nuova fondazione, soprattutto giovani che hanno appena terminato gli studi superiori o l'università, può contattarmi a questo indirizzo mail.  padrek@libero.it

Con la mia benedizione sacerdotale rimango nel Signore, suo dev.mo Padre Konrad Loewenstein fssp

P.S. Utilizzi come crede questa comunicazione

lunedì 18 agosto 2014

Intervista alla mamma di una Francescana dell'Immacolata

Tempo fa ho rivolto alcune domande a una lettrice del blog che ha la grazia di avere una figlia suora di clausura.


- In famiglia come avete saputo che tua figlia voleva diventare suora?

- Anni fa nella cittadina dove noi abitavamo, avemmo la grazia dal Signore di conoscere i Frati Francescani dell'Immacolata attraverso la mamma di uno di questi frati, dalla conoscenza alla frequentazione e al relativo innamoramento di questo santo ordine di p. Stefano Manelli, il passo fu breve, noi ci trovammo presi e felicissimi di camminare con loro. Nostra figlia allora poco più che 14enne, ci seguiva con gioia e ascoltava con curiosità le catechesi e gli insegnamenti dei frati e delle suore. Ma la svolta d'amore verso Gesù, nostra figlia l'ebbe a Fatima, lì la Madonna beatissima la chiamò e nostra figlia rispose nel più bello dei modi. Disse sì al Signore, e dopo un certo periodo di discernimento sotto la guida del padre spirituale e delle suore, nostra figlia prese il volo come una colomba verso il cielo, e il nostro cuore di papà e mamma canta ancora le lodi al Signore pieni di gratitudine e di riconoscenza.

- Prima che tua figlia ti confidasse di avere la vocazione, avevi intuito che era attratta dalla vita religiosa?

- Certamente e pregavamo in tal senso.

- Come avete accolto la notizia della sua vocazione?

- Eravamo felicissimi e lo siamo tuttora. Preghiamo sempre che ella sia fedele al suo SS. Sposo per tutto il tempo che il Signore le darà di vivere su questa terra.

- Eravate preoccupati delle critiche delle persone pettegole?

- Abbiamo avuto certamente delle critiche perché nostra figlia non aveva ancora 18 anni, perché non finì la scuola, perché doveva ancora “conoscere la vita”, perché “se cambia idea”, perché, perché, perché... Comunque non ci siamo mai preoccupati delle chiacchiere.

- È consolante sapere che una figlia è divenuta sposa di Gesù Cristo, anziché di un povero uomo della terra?

- È molto più che consolante, è una gioia immensa, Gesù Santissimo ha scelto nostra figlia come sua sposa, cosa potremmo desiderare di più per il suo bene?

- Che cosa ti senti di consigliare a una madre che ha appena saputo che una figlia vuole abbracciare la vita religiosa?

- A chi ha una figlia che Dio chiama come sua sposa, direi: piangete di gioia e di gratitudine per l'onore che Egli fa alla vostra figliolina, non l'ostacolate mai, anzi accompagnatela con le vostre preghiere e siate felici che non avete perso una figlia, ma siete diventati genitori e parenti di tante figlie e figli. Quando mia figlia entrò in convento io aprii la Bibbia e trovai questo scritto: “Il Signore la protesse e ne ebbe cura, la tenne cara come la pupilla dei suoi occhi; come un'aquila la prese e la portò sulle sue ali. Solo il Signore fu la sua guida” (Dt. 32, 10-12). Fidatevi del Signore, Egli sa.

domenica 17 agosto 2014

Circa il tracollo vocazionale

Una volta mi è capitato di leggere un articolo che parlava della situazione delle vocazioni sacerdotali. Non ricordo le parole esatte utilizzate dall'autore, ma il senso era che secondo lui la situazione non è poi tanto drammatica poiché il numero dei sacerdoti dagli anni '60 ad oggi è rimasto sostanzialmente stabile.

Io non sono d'accordo con questo modo di affrontare il calo delle vocazioni. Infatti, non è pubblicando dati parziali che si risolve il problema. E' vero che il numero dei sacerdoti è più o meno lo stesso di cinquant'anni fa, ma per correttezza bisognerebbe ricordare che nel frattempo il numero dei cattolici è più che raddoppiato. Ciò significa che la densità dei sacerdoti è diminuita in maniera drammatica. Del resto lo vediamo coi nostri occhi che in molti paesi dove c'erano tre o quattro preti, adesso ne è rimasto solo uno, e anche anziano.

Dunque come affrontare questo drammatico problema? Se osserviamo i dati risulta evidente che mentre in certe diocesi la situazione è catastrofica, in altre le cose vanno abbastanza bene. Per esempio, la diocesi di Saint Louis (U.S.A.) nei pochi anni di governo dell'allora Mons. Burke, ha avuto un incremento esplosivo dei seminaristi, aumentati all'incirca del 100%. Io penso che se venisse applicata la stessa “ricetta” liturgica e formativa, i risultati sarebbero positivi anche in altre diocesi.

sabato 16 agosto 2014

Eucaristia e l'apostolato


Riporto alcuni brevi pensieri sull'Eucaristia e l'apostolato di Padre Lorenzo Sales (1892-1972), zelantissimo sacerdote missionario.

In questi tempi in cui è necessaria l'azione cattolica, e conviene con tante opere portarci al popolo che si allontana sempre più da Dio, il Signore suscita più viva la divozione al SS. Sacramento.

E' un errore dei "modernisti" il dire che i tempi moderni esigono opere esterne e non tante preghiere; vita attiva e non contemplativa; che bisogna operare, lavorare, uscire dalla sacrestia, quasi che fosse tempo perduto quello impiegato a pregare! Essi, i "modernisti" lascerebbero anche il Breviario!

[...]

Non basta lavorare, bisogna pregare, riparare. Voi, miei cari, fondatevi nella continua presenza di Gesù Sacramentato in voi e nel santo Tabernacolo. Quanta forza e quanta consolazione ne ritrarrete in Missione, nelle vostre difficoltà e pene!

[...]

Ricordatevi di S. Francesco Saverio che, dopo aver faticato tutto il giorno, passava la notte davanti a Gesù Sacramentato; e, spossato, si addormentava poi là, proprio supra pectus Domini!

Dall'ateismo al monastero di clausura

Padre Angel Peña, in un suo libro dedicato all'importanza della vita contemplativa, racconta varie storie di persone che dopo la conversione hanno abbracciato la vita religiosa. Ecco la storia di una ragazza argentina. All'età di 23 anni si allontanò totalmente da Gesù e dalla Chiesa. Non credeva nell’esistenza di Dio, poiché non riusciva a capire il mistero del dolore umano. Tuttavia cercava l’aiuto spirituale di altre persone, anche sacerdoti, senza riuscire a trovare risposte soddisfacenti. Così abbandonò la Chiesa, si dimenticò di Dio e si dedicò solo agli interessi materiali, come fanno i pagani.

Un giorno incontrò un sacerdote al quale promise che avrebbe letto i quattro Vangeli. Mantenne la promessa, ma per non essere vista dagli altri, si dedicava alla lettura durante l'ora della siesta. Leggendo i primi tre Vangeli, pensò che tutto era molto bello, ma non aveva ancora la forza di convertirsi. Quando arrivò al capitolo 14 di San Giovanni, leggendo le celebri parole del Redentore Divino: “Io sono la via, la verità e la vita”, rimase folgorata dalla grazia. Non riusciva a continuare a leggere, le lacrime scorrevano in abbondanza, erano lacrime di sincero pentimento e d'amore. Aveva ritrovato Dio. Comprese che Egli le era andato incontro perché l'amava, e adesso anche lei ricambiava il suo amore disinteressato. Quando incontrò nuovamente quel sacerdote non pose né domande, né dubbi. Dio aveva già risposto.

Dopo il giorno della conversione, continuò in maniera fervorosa il suo cammino spirituale, una vera e propria storia d'amore che la condusse nel Carmelo. Nel silenzio del monastero di clausura, poteva finalmente pensare solo ad amare il suo Sposo, Gesù Cristo, che come il Buon Pastore del Vangelo era andato alla ricerca della pecorella smarrita, e trovatala, con dolcezza se l'era posta sulle spalle e l'aveva ricondotta all'ovile. Dio è davvero grande; persino tra le ragazze che hanno perso la fede riesce a trovare nuove spose, dopo averle convertite e fattele innamorare di sé.

venerdì 15 agosto 2014

Festa dell'Assunta, 1923

Il 15 agosto 1923, a sera, la Madonna si manifestò a Josefa Menendez in tutta la sua bellezza. Nel giorno sacro al miste­ro della sua Assunzione, la Madre Cele­ste volle rallegrare la sua diletta devota. Estasiata davanti alla bellezza della Madonna, Josefa esclamò: Madre mia, com'è bello questo giorno! Tutto il mon­do esulta a ricordare il vostro ingresso in Cielo!

- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è comin­ciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.

- Ma soffriste sempre in vita? La pre­senza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa con­solazione?

- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose di­vine; così che quando l'Arcangelo mi an­nunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino do­veva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.

Tu puoi quindi figurarti quali doveva­no essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.

Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li con­templavo già confitti alla Croce. E quan­do Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.

Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affasci­nante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tor­menti, di cui in anticipo provavo la riper­cussione.

Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.

Quando il terzo giorno lo vidi risusci­tato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più sof­frire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!

Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la tra­sportarono in trionfo di giubilo per riunir­la all'anima. Quale ammirazione, quale a­dorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!

Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazio­ni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -

A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:

- Tutto passa, figlia mia, e la beati­tudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è bre­ve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.

Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Amiamo Maria, amiamola come figli!

Maria è assai più grande di quello che noi possiamo supporre […]. Amiamo Maria, amiamola come figli, ed essa ci farà santi, poiché nella sua materna bontà ha preso l'impegno di lavare tutte le nostre miserie. Il mezzo fondamentale per essere perfetti è la devozione a Maria; tutti gli altri tesori della grazia ne sono la conseguenza, perché ci vengono da Lei. Essa ci donò Gesù Cristo, Essa ce lo dona continuamente, poiché Dio non ha mutata la via provvidenziale che seguì per redimerci. Dedichiamoci a Maria, e non temiamo di esagerare dandoci a Lei, poiché in Lei è la maternità di Dio, ed in Lei noi troviamo Dio solo. Il giorno nel quale le anime si daranno a Maria veramente, sarà il giorno della più bella fioritura di Santi, poiché in quel Cuore materno è il calore vitale della grazia divina che fa germinare anche gli sterpi inariditi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

Assumpta est

Pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse: Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam.

(Pio XII, Costituzione apostolica "Munificentissimus Deus")

giovedì 14 agosto 2014

Eleggiamo Maria per nostra Madre

Grazie a una gentile lettrice vi segnalo una bella devozione mariana iniziata da santa Matilde e riportata in un vecchio libro del 1851 dedicato al mese di Maria.

Un giorno Santa Matilde lesse le parole che Gesù disse sul Golgota alla sua Santa Madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”

Matilde era talmente assorta in tale meditazione che si sentì fortemente spinta a pregare il Salvatore di volerla fare degna della medesima grazia concessa ai piedi della Croce al fedele Apostolo san Giovanni. Ella desiderava in cuor suo sentir il Divin Gesù dire alla dolce Madre Sua: “Donna, ecco Matilde, la tua figliola!”

Appena terminò di formulare tal grande desiderio, la preghiera venne esaudita. Udì chiaramente e distintamente come il Buon Gesù la raccomandava alla Madre Sua, di come dovesse prendersi cura di Matilde, e che per il prezioso Sangue suo, che per lei aveva sparso, e per quella morte dolorosa, che per l'anima sua aveva sopportato, invitava la Madre di prendere sotto la Sua Materna protezione questa piccola figliola.

Matilde era piena di gioia, il cuore sembrava scoppiarle, e per la concepita speranza pregò nuovamente il Signore di voler concedere la medesima grazia a tutti coloro per i quali ella avesse da quel momento pregato, soprattutto per i peccatori, per quanti offendevano la Dolce Madre Sua, così per coloro che non la conoscevano ancora. Gesù le fece conoscere nel cuore ch'Egli non avrebbe negato a nessuno tale grazia, l'avrebbe concessa anche ai cuori più induriti, per grazia di chi l'avesse chiesta per loro; e l'avrebbe concessa anche a quanti con umiltà l'avessero richiesta per se stessi.

Orsù, Anime oranti, rivolgiamoci a Gesù con infinita fiducia, eleggiamo Maria per nostra Madre sapendo che il Divin Figlio non negherà a nessuno una grazia così grande. Ma soprattutto, cerchiamo di condurre una vita tale da meritare di sentirci dire: Ecco la tua Madre! Dobbiamo meritare d'essere figliuoli d'una tal Madre!