Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 1 maggio 2016

Avviso da Milano

Maristella (pseudonimo di una carissima collaboratrice e generosa sostenitrice del blog) mi ha gentilmente segnalato che a Milano nei prossimi giorni, oltre alla consueta Messa domenicale, verranno celebrate altre due Messe in rito Ambrosiano antico.

- Giovedì 5 maggio, solennità dell'Ascensione nel giorno proprio. 

- Lunedì 9 maggio, primo giorno delle litanie minori, con l'imposizione delle Sacre Ceneri secondo l'antico uso ambrosiano. 

Entrambe le celebrazioni saranno alle ore 18 (la domenica è alle 10) presso la consueta chiesa di Santa Maria della Consolazione, anche nota come Santa Maria al Castello, situata in Largo Cairoli, in pieno centro cittadino, presso la fermata omonima della linea metropolitana 1, e a breve distanza dalla Stazione di Milano Cadorna.






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Il grande Cardinale Siri contro la storiografia progressista

Per i colti il progressismo ha un modo suo di rivelarsi a proposito di storia; sono progressista se giustifico Giordano Bruno, sono conservatore se lodo l’austero San Pier Damiani. Tutto qui! Ripetiamo che si parla di storiografia nell’area della produzione, che vorrebbe chiamarsi «cattolica». Dell’altro qui non ci interessiamo. La parte maggiore della produzione — ci sono, è vero, nobili e importanti eccezioni — pare obbedisca, per essere in sintonia col progresso, ai seguenti canoni:
— la società ecclesiastica è la prima causa dei guai, che hanno colpito i popoli;
— la Chiesa — detta per l’occasione postcostantiniana — avrebbe fatto con continui voltafaccia, alleanza coi potentati di questo mondo per mantenersi una posizione di privilegio e di comodità;
— le intenzioni impure, le più recondite e malevole, vengono attribuite a personaggi fino a ieri ritenuti degni di ammirazione. Per questo sistema di giudizio alcuni Papi sono stati quasi radiati dalla Storia, non si sa con quale motivazione;
— tutta la storia ecclesiastica fino al 1972 è stata panegirica, unilaterale, concepita con costante pregiudizio laudatorio, mentre non è che un accumulo di pleonasmi i quali hanno alterato il volto di Cristo. Questa conclusione — tutti lo vedono — costituisce il fondamento per distruggere il più possibile nella Chiesa e ridurla ad un meschino ricalco del Protestantesimo. San Tommaso Moro, Martire, è stato messo addirittura sul piano di Lutero;
— le vite dei Santi vanno riportate a dimensioni «umane» con difetti, peccati, persino delitti, mentre gli aspetti soprannaturali tendono ad essere relegati nel solaio dei miti;
— il valore della Tradizione e delle tradizioni è del tutto irriso, con evidente oltraggio alla obiettività storica, perché, se non sempre, le tradizioni che attraversano senza inquinamenti i secoli hanno sempre una causa che le ha generate.
Si potrebbe continuare.

Ma non si può tacere il rovescio della medaglia: i personaggi vengono magnificati perché si sono rivoltati, perché hanno messo a posto la legittima Autorità, perché hanno avuto il coraggio di distruggere quello che altri hanno edificato, hanno rivendicato la «libertà» dell’uomo con la indipendenza del loro pensiero, incurante della verità. Gli eretici diventano vittime, mezzi galantuomini... qualcuno ha osato parlare di una canonizzazione di Lutero. È condannevole chi ha difeso la libertà della Chiesa, la libertà della scuola cattolica, chi ha imposto ai renitenti la disciplina ecclesiastica. Tutti sanno la sorte riservata a coloro che ancora osano salvaguardarla! Si capisce benissimo la logica interna di questo andazzo della storiografia: la santità, la penitenza, la vera povertà, il distacco dal mondo hanno sempre dato fastidio e continuano a darlo dalle tombe, come se queste non potessero mai essere chiuse. È difficile sia accolto nel club progressista chi dice bene del passato!


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

Pensiero del giorno - La lotta della Chiesa contro il comunismo è sotto l'egida di San Giuseppe

E per affrettare la tanto da tutti desiderata pace di Cristo nel regno di Cristo, poniamo la grande azione della Chiesa Cattolica contro il comunismo ateo mondiale sotto l’egida del potente Protettore della Chiesa, San Giuseppe. Egli appartiene alla classe operaia ed ha sperimentato il peso della povertà, per sé e per la Sacra Famiglia, di cui era il capo vigile ed affettuoso; a lui fu affidato il Fanciullo divino, quando Erode sguinzagliò contro di Lui i suoi sicari. Con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano, ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane col lavoro delle loro mani e meritò di essere chiamato il Giusto, esempio vivente di quella giustizia cristiana, che deve dominare nella vita sociale.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

sabato 30 aprile 2016

La carità sulla terra suppone il sacrificio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


In paradiso ameremo senza bisogno di immolarci, ma sulla terra la cosa corre altrimenti. Nello stato attuale di natura decaduta ci è impossibile di amare Dio con amore vero ed effettivo senza sacrificarci per Lui.

[...] Noi non possiamo amar Dio senza combattere e mortificare queste tendenze; è lotta che comincia col primo svegliarsi della ragione e termina solo con l'ultimo respiro. Vi sono, è vero, momenti di sosta, in cui la lotta è meno viva; ma anche allora non possiamo disarmare senza esporci ai contrattacchi del nemico. È un fatto provato dalla testimonianza della Sacra Scrittura.

1° La Sacra Scrittura ci dichiara apertamente la necessità assoluta del sacrificio o dell'abnegazione per amar Dio e il prossimo.

A) A tutti i suoi discepoli rivolge Nostro Signore questo invito: "Chi vuol seguir me, rinneghi sè stesso, prenda la sua croce e mi segua: "Si quis vult post me venire, abnegat semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me". Per seguire Gesù ed amarlo, è condizione essenziale il rinunziare a sè stesso, cioè alle cattive tendenze della natura, all'egoismo, all'orgoglio, all'ambizione, alla sensualità, alla lussuria, all'amore disordinato delle comodità e delle ricchezze; è il portare la propria croce, accettare i patimenti, le privazioni, le umiliazioni, i rovesci di fortuna, le fatiche, le malattie, in una parola tutte quelle croci provvidenziali che Dio ci manda per provarci, per rassodarci nella virtù e facilitarci l'espiazione delle colpe. Allora, e allora soltanto, si può essere suoi discepoli e camminare per le vie dell'amore e della perfezione.

Gesù conferma questa lezione col suo esempio. Egli che era venuto dal cielo espressamente per mostrarci il cammino della perfezione, non tenne altra via che quella della croce: Tota vita Christi crux fuit et martyrium. Dal presepio al Calvario è una lunga serie di privazioni, d'umiliazioni, di pene, di fatiche apostoliche, coronate dalle angoscie e dalle torture della dolorosa sua passione. È il commento più eloquente del "Si quis vult venire post me"; se ci fosse stata altra via più sicura, ei ce l'avrebbe mostrata, ma sapendo che non c'era, tenne quella per trarci a seguirlo: "Quando sarò elevato da terra, attirerò a me tutti gli uomini: "Et ego, si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad me ipsum". Così l'intesero gli Apostoli che ci ripetono, con S. Pietro, che se Cristo patì per noi, lo fece per trarci alla sua sequela: "Christus passus est pro nobis, vobis relinquens exemplum ut sequamini vestigia ejus".

B) Tal è pur l'insegnamento di S. Paolo: per lui la perfezione cristiana consiste nello spogliarsi dell'uomo vecchio e rivestirsi del nuovo, "exspoliantes vos veterem hominem cum actibus suis et induentes novum". Or l'uomo vecchio è il complesso delle cattive tendenze ereditate da Adamo, è la triplice concupiscenza che bisogna combattere e infrenare con la pratica della mortificazione. Dice quindi nettamente che coloro che vogliono essere discepoli di Cristo devono crocifiggere i loro vizi e i loro cattivi desideri: "Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis". È condizione essenziale, tanto ch'egli stesso si sente obbligato a castigare il suo corpo e a reprimere la concupiscenza per non rischiare di essere riprovato: "Castigo corpus meum et in servitutem redigo, ne forte, cum aliis prædicaverim, ipse reprobus efficiar".

C) S. Giovanni, l'apostolo dell'amore, non è meno chiaro e netto: insegna che, per amar Dio, bisogna osservare i comandamenti e combattere la triplice concupiscenza che regna da padrona nel mondo; e aggiunge che se si ama il mondo e ciò che è nel mondo, cioè la triplice concupiscenza, non si può possedere l'amor di Dio: "Si quis diligit mundum, non est caritas Patris in eo". Ora per odiare il mondo e le sue seduzioni, è chiaro che bisogna praticare lo spirito di sacrificio, privandosi dei piaceri cattivi e pericolosi.

2° Ed è del resto necessaria conseguenza dello stato di natura decaduta [...], e della triplice concupiscenza che dobbiamo combattere [...]. È impossibile infatti amar Dio e il prossimo senza sacrificar generosamente ciò che si oppone a questo amore. Ora, come abbiamo dimostrato, la triplice concupiscenza s'oppone all'amor di Dio e del prossimo; bisogna quindi combatterla senza tregua e pietà, se vogliamo progredire nella carità.

Rechiamo qualche esempio. I nostri sensi esterni corrono avidamente verso tutto ciò che li solletica e mettono in pericolo la fragile nostra virtù. Che fare per resistervi? Ce lo dice Nostro Signore coll'energico suo linguaggio: "Se il tuo occhio destro è per te occasione di caduta, cavalo e gettalo via da te: è meglio per te che perisca uno dei tuoi membri, anzichè tutto il tuo corpo venga gettato nell'inferno". Il che significa che bisogna saper staccare con la mortificazione gli occhi, le orecchie, tutti i sensi da ciò che è occasione di peccato; altrimenti non c'è nè salvezza nè perfezione.

Lo stesso si dica dei nostri sensi interni, specialmente della fantasia e della memoria; chi non sa a quali pericoli ci esponiamo se non ne reprimiamo sul nascere i traviamenti?

Le stesse nostre facoltà superiori, l'intelligenza e la volontà, sono soggette a molte deviazioni, alla curiosità, all'indipendenza, all'orgoglio; quanti sforzi non sono necessari, quante lotte sempre rinascenti per tenerle sotto il giogo della fede e dell'umile sottomissione alla volontà di Dio e dei suoi rappresentanti!

Dobbiamo dunque confessare che, se vogliamo amar Dio ed il prossimo per Dio, bisogna saper mortificare l'egoismo, la sensualità, l'orgoglio, l'amore disordinato delle richezze, onde il sacrifizio diventa necessario come condizione essenziale dell'amor di Dio sulla terra.

È questo in sostanza il pensiero di S. Agostino quando dice: "Due amori hanno fatto due città: l'amor di sè spinto fino al disprezzo di Dio ha fatto la città terrestre; l'amor di Dio spinto fino al disprezzo di sè ha fatto la città celeste". Non si può, in altre parole, amar veramente Dio che disprezzando se stesso, cioè disprezzando e combattendo le cattive tendenze. In quanto a ciò che vi è di buono in noi, bisogna esserne grati al primo suo autore e coltivarlo con sforzi incessanti.

La conclusione che logicamente ne viene è che, se per essere perfetti bisogna moltiplicare gli atti d'amore, non è meno necessario moltiplicare gli atti di sacrificio, poichè sulla terra non si può amare che immolandosi. Del resto si può dire che tutte le nostre opere buone sono insieme atti d'amore e atti di sacrificio: atti di sacrificio in quanto ci distaccano dalle creature e da noi stessi, atti di amore in quanto ci uniscono a Dio. Resta quindi da vedere in che modo si possano conciliare insieme questi due elementi.



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

Pensiero del giorno

Stimate più di un tesoro chi ci fa soffrire.





(San Paolo della Croce)





venerdì 29 aprile 2016

Sconfiggere la depressione

Mi hanno scritto varie persone che soffrono o hanno sofferto di depressione...



Gentile Cordialiter,
                               mi chiamo [...], ho quasi 24 anni e vivo a [...]. Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog e per me è diventato un appuntamento giornaliero. Ammiro moltissimo il tuo lavoro e ti ringrazio per l'aiuto che offri a tanti giovani che cercano la loro strada. Ora è arrivato il mio turno di chiedere consiglio.

Ero una cristiana piuttosto tiepida, una di quelle che si permetteva di selezionare solo quelle verità di fede che le facevano più comodo. Tuttavia ho sempre sentito la sete di qualcosa di più grande. Poi con l'inizio dell'università ho avuto un crollo: studio Chimica, un corso di laurea che, oltre ad essere piuttosto impegnativo, non è certo l'ambiente ideale per sviluppare la propria spiritualità. E così smisi di credere. Continuavo a pensare che ci fosse un'entità superiore (la complessa perfezione dell'universo rende assurdo credere che tutto sia dovuto al caso...), ma non mi preoccupavo di approfondire la questione in nessun modo. Per tre anni sono stata lontana da Dio, ma non ero davvero felice e mi sentivo spesso inquieta. Negli ultimi dieci mesi ho cominciato a stare male. Non riuscivo più a studiare e soffrivo di continui attacchi di panico, apparentemente immotivati. Non volevo più uscire con gli amici e sono rimasta indietro con gli esami. Mi è stato spiegato che esiste una parola per descrivere lo stato in cui mi trovavo: depressione. Così, dopo un difficile percorso di convincimento, ho deciso di andare da un bravo psichiatra che fosse in grado di aiutarmi. Nello stesso tempo però, ho sentito un fortissimo impulso verso Dio. Ho cominciato a pregare Gesù e la Vergine Maria, come mamma di tutti noi. Mi sono affidata a Lei. Ho sentito che in questi anni avevo vissuto immersa nel buio e, leggendo i brani del Vangelo, sono stata avvolta da una nuova luce. Mi sono confessata: è stato come rinascere a vita nuova. Adesso sento il bisogno di pregare spesso durante la giornata e anche di andare alla Messa. Voglio sempre sentire la vicinanza a Gesù. I miei genitori mi vedono ogni giorno più serena e sono felici che la terapia con lo psichiatra funzioni. Io però so che tutta questa gioia, questa felicità, la serenità nell'affrontare le piccole difficoltà di ogni giorno (che prima mi sembravano insormontabili), vengono dalla preghiera e dal sostegno di Maria. Sento di aver ricevuto una grande grazia e vorrei donarmi ancora di più a Gesù buono.

Credi che questo improvviso e rovente amore per Dio sia solo uno stato passeggero dovuto alla depressione? La mia paura più grande è che questo sia per me solo un modo per evadere dalla realtà e dalle responsabilità di tutti i giorni. Non so cosa fare. Non ho il coraggio di affrontare quest'argomento con la mia famiglia, sono tutti atei e so che non capirebbero, anzi, si arrabbierebbero tantissimo. Forse dovrei parlare di questo col mio psichiatra?

Mi scuso per la lunghezza della lettera. Spero tanto che tu riesca a trovare un po' di tempo per leggerla e per rispondermi. Grazie infinite per la tua attenzione!

Un affettuoso saluto in Gesù e Maria,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio per avermi scritto, è edificante leggere i racconti di conversioni come la tua, perché in esse rifulge maggiormente l'infinita misericordia di Dio. È commuovente pensare alla bontà con cui il Signore accoglie i peccatori pentiti. La pace interiore che senti dentro di te non è un'illusione, è un dono di Dio. Ordinariamente parlando, tutti coloro che si confessano umilmente e si uniscono a Gesù Eucaristico, sentono la pace della coscienza, la quale è un bene maggiore di tutte le ricchezze della terra. I mondani non comprendono questi discorsi, altrimenti lascerebbero le discoteche per andare a trovare la vera gioia in Dio. La verità è che siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore non può trovare pace sin tanto che non riposa in Lui.

Adesso che sei quasi guarita dalla depressione devi perseverare nella via della vita devota che tanta gioia interiore ti sta donando. Il mondo è ingannatore, promette di far felici i suoi seguaci, ma in realtà rende inquieti e infelici su questa terra, e ancora di più dopo la morte, se si muore senza pentimento. San Domenico Savio ripeteva spesso: "La morte, ma non peccati". Aveva ragione, è meglio morire anziché offendere Dio con qualche peccato. Ormai sei stata presa in “trappola” da Gesù buono, non puoi più vivere senza di Lui. :-) Non ti rimane altro da fare che arrenderti al suo amore per te. Quando il mondo non era stato ancora creato, il Signore già ti amava, ti ha sempre amato sin dall'eternità. E chi altro potresti amare all'infuori di Lui? Io non conosco nessun altro uomo che si lascerebbe inchiodare in croce per salvarti. Dunque, che fare? Non parlare coi tuoi familiari di ciò che senti nel tuo cuore, loro sono atei, non possono capire questi discorsi, sarebbe come parlare in cinese. Il consiglio che ti do è di fare gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola per comprendere quale stato di vita eleggere. Appena sarai completamente guarita dalla depressione, potrai anche abbracciare la vita religiosa, se questa è la volontà di Dio su di te. Non parlare di queste cose con lo psichiatra, a meno che non sia una persona profondamente religiosa ed esperta di vita spirituale, come lo fu San Giuseppe Moscati, ma è raro trovare un fedele laico con queste caratteristiche. Puoi stare certa che l'amore per Dio non è un'evasione dalle proprie responsabilità, anzi, questo amore aiuta a svolgere i propri doveri in maniera più responsabile. Continua ad amare la Santissima Trinità con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze, ti assicuro che non te ne pentirai. Soprattutto non te ne pentirai nell'istante della morte, quando finalmente potrai vedere Gesù e vivere insieme a Lui per tutta l'eternità. Chi possiede Dio, possiede ogni bene, e chi invece perde Dio, perde tutto!

Sono felicissimo di sapere che sei devota alla Madonna, hai fatto benissimo a rifugiarti tra le sue mani materne. San Bernardo diceva che chi non è devoto alla Beata Vergine Maria è moralmente impossibile che si salvi, perché è come se chiudesse il canale delle grazie. Infatti Ella è la Mediatrice di tutte le grazie che Dio ci dona, quindi commettono un grosso errore coloro che non la amano e non si rivolgono a Lei per chiederle aiuto.

Spero di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù Redentore e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

Pensiero del giorno - I demolitori della Chiesa hanno fatto il loro tempo

La pastorale non è l’arte del compromesso e del cedimento: è l’arte della cura delle anime nella verità. Quando questo è stato detto tutti hanno capito: anche, e soprattutto, quelli che hanno deformato o criticato. Il linguaggio del buon pastore è all’opposto di quello che dicono alcuni teologi del momento. Non credo a possibilità scismatiche. Coloro che usano della loro funzione ecclesiastica per sovvertire la Chiesa contano, in realtà, innanzi agli occhi del mondo solo perché esiste quella Chiesa che essi intendono demolire in nome della «Chiesa futura umanità». Poi ci sono tanti segni, soprattutto fuori d’Europa, che indicano che i demolitori della Chiesa hanno fatto il loro tempo.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970]

giovedì 28 aprile 2016

Scuola parentale in provincia di Firenze






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Avviso da Grosseto

Si avvisano tutti i fedeli della diocesi di Grosseto che è in procinto di costituirsi un gruppo stabile di cattolici al fine dell'applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e l'attivazione di un centro di Messa in latino. Si invitano tutti coloro che intendono unirsi all'iniziativa o che desiderano avere informazioni al riguardo, a contattare il gruppo presso il seguente indirizzo di posta elettronica: angela20012@virgilio.it






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Avviso da Lucca

Si comunica che la S. Messa in rito antico celebrata presso la Chiesa dei Padri Cappuccini di Monte San Quirico, a partire da domenica prossima, 1° maggio 2016, verrà celebrata nuovamente alle ore 8 (e non più alle 8.30) a causa di impegni del sacerdote officiante.







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Avviso da Pistoia

L'Associazione Madonna dell'Umiltà di Pistoia comunica che per la sola celebrazione relativa a sabato 30 aprile vi sarà una variazione di orario: la Santa Messa in Rito Romano antico sarà officiata alle ore 21:00, anzichè alle 17:30, sempre presso la chiesa parrocchiale di San Pantaleo.





 
 
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Distaccare il cuore dalle cose del mondo

A che serve la solitudine del corpo quando manca quella del cuore? A che serve dimorare col corpo in un monastero, e poi avere il cuore attaccato alle cose del mondo? Un'anima distaccata e libera dagli affetti terreni, anche se sta nelle piazze e nelle strade, trova la sua solitudine. Al contrario, a che serve mai il trattenersi nel coro o nella cella in silenzio, se poi nel cuore gli affetti alle creature si fanno molto sentire, impedendo così di poter ascoltare le voci divine?

Il Signore disse un giorno Santa Teresa: Oh quanto parlerei volentieri a molte anime! ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Oh se si appartassero un po' dal mondo!

Cerchiamo di comprendere dunque che cosa sia la “solitudine del cuore”: è il discacciare dal cuore ogni affetto che non è per Dio, col cercare in tutte le nostre azioni non altro che di piacere al Signore. E qual cosa della terra può contentare il nostro cuore? Solo Dio è la nostra unica ricchezza. La solitudine del cuore induce a dire con sincerità che si desidera solo Dio e basta.

Colui che non riesce a trovare il Signore, metta in pratica quel che diceva Santa Teresa: “Distacca il cuore da tutte le cose e cerca Dio, e lo troverai”. Iddio non può cercarsi né trovarsi, se prima non si conosce: ma come può conoscere Dio e le sue divine bellezze chi sta attaccato alle creature? In un vaso di cristallo, se è pieno di terra, non può entrarvi la luce del sole: e così in un cuore occupato dagli affetti dei piaceri, dei beni materiali o degli onori, non può risplendervi la luce divina. Perciò chiunque vuol vedere Dio bisogna che tolga la terra dal suo cuore, e lo tenga chiuso a tutti gli affetti mondani. Ciò appunto volle darci ad intendere Gesù Cristo sotto la metafora della porta chiusa, allorché disse: “Quando fai orazione, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega in segreto il Padre tuo”. Ciò significa che l'anima, per unirsi con Dio nell'orazione, bisogna che si ritiri nel suo cuore - ch'è appunto il camerino nominato dal Signore, come spiega S. Agostino - e poi chiuda l'entrata a tutti gli affetti terreni.

L'anima solitaria, cioè distaccata, in cui taceranno gli affetti della terra, si stringerà con Dio nell'orazione coi santi desideri, con le offerte di se stessa e con altri atti di rassegnazione e d'amore; ed allora si troverà sollevata sopra di sé e sopra le cose create a tal punto che sorriderà al pensiero dei mondani, i quali tanto stimano e stentano per i beni di questa terra, che in realtà sono troppo piccoli ed indegni dell'amore di un cuore creato per amare un immenso bene che è Dio.

Pensiero del giorno - Ambiguità dei modernisti

[...] parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti, interamente conforme a quel che insegnano. Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un'altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto avvisatamente; per l'opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

mercoledì 27 aprile 2016

La salvezza eterna dell'anima

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


L'importanza della salvezza

Rogamus autem fratres, ut negotium vestrum agatis (Thess 4,10)

PUNTO I

Il negozio dell'eterna salute è certamente l'affare, che a noi importa più di tutti gli altri; ma questo è il più trascurato da' cristiani. Non si lascia diligenza, né si perde tempo per arrivare a quel posto, per vincer quella lite, per concludere quel matrimonio; quanti consigli, quante misure si prendono; non si mangia, non si dorme! E poi per accertare la salute eterna, che si fa? come si vive? Non si fa niente, anzi si fa tutto per perderla; e si vive dalla maggior parte de' cristiani, come la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso e l'eternità non fossero verità di fede, ma favole inventate da' poeti. Se si perde una lite, una raccolta, che pena non si sente? e che studio non si mette per riparare il danno avuto? Se si perde un cavallo, un cane, che diligenza non si fa per ritrovarlo? Si perde la grazia di Dio, e si dorme, e si burla, e si ride. Gran cosa! Ognuno si vergogna d'esser chiamato negligente ne' negozi del mondo; e poi tanti non si vergognano di trascurare il negozio dell'eternità, che importa tutto! Chiamano essi savi li santi, che hanno atteso solamente a salvarsi, e poi essi attendono a tutte l'altre cose del mondo e niente all'anima! Ma voi (dice S. Paolo), voi, fratelli miei, attendete solo al gran negozio che avete della vostra salute eterna, che questo è l'affare che a voi più importa. "Rogamus vos, ut vestrum negotium agatis". Persuadiamoci dunque che la salute eterna è per noi il negozio più "importante", il negozio "unico", ed è un negozio "irreparabile", se mai si sgarra.

È il negozio il più "importante". Sì, perch'è l'affare di maggior conseguenza, trattandosi dell'anima, che perdendosi è perduto tutto. L'anima dee stimarsi da noi la cosa più preziosa, che tutti i beni del mondo."Anima est toto mundo pretiosior", dice S. Gio. Grisostomo. Per intendere ciò, basta sapere che lo stesso Dio ha dato il Figlio alla morte, per salvare l'anime nostre! "Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret" (Io 3,16). E 'l Verbo eterno non ha ricusato di comprarle col suo medesimo sangue. "Emti enim estis pretio magno" (1 Cor 19,10). Talmente che (dice un santo Padre) par che l'uomo vaglia, quanto vale Dio: "Tam pretioso munere humana redemtio agitur, ut homo Deum valere videtur". Quindi disse Gesù Cristo: "Quam dabit homo commutationem pro anima sua?" (Matth 16,26). Se l'anima dunque tanto vale, per qual bene mai del mondo un uomo la cambierà perdendola?

Avea ragione S. Filippo Neri di chiamar pazzo chi non attende a salvarsi l'anima. Se mai nella terra vi fossero uomini mortali ed uomini immortali, ed i mortali vedessero gl'immortali tutti applicati alle cose del mondo, ad acquistare onori, beni e spassi di terra, direbbero certamente loro: Oh pazzi che siete! voi potete acquistarvi beni eterni e pensate a queste cose miserabili e passaggiere? e per queste vi condannate voi stessi a pene eterne nell'altra vita? Lasciate che a questi beni terreni ci pensiamo solamente noi sventurati, per cui nella morte finirà tutto per noi. Ma no, che siamo tutti immortali; e come va poi, che tanti per li miseri piaceri di questa terra perdono l'anima? Come va, dice Salviano, che i cristiani credono esservi giudizio, inferno, eternità, e poi vivono senza temerli? "Quid causae est, quod christianus, si futura credit, futura non timeat?".

PUNTO II

Il negozio dell'eterna salute non solo è il più importante, ma è "l'unico" negozio che abbiamo in questa vita. "Porro unum est necessarium". Piange S. Bernardo la sciocchezza de' cristiani, che chiamano pazzia le pazzie de' fanciulli, e poi chiamano negozi i loro affari terreni. "Nugae puerorum, nugae vocantur, nugae maiorum, negotia vocantur?". Queste pazzie de' grandi sono pazzie più grandi. Ed a che serve (dice il Signore) guadagnarti tutto il mondo, e perdere l'anima? "Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur?" (Matth 16,26). Se ti salvi, fratello mio, non importa che in questa terra sii stato povero, afflitto e disprezzato: salvandoti, non avrai più guai, e sarai felice per tutta l'eternità. Ma se la sgarri e ti danni, che ti servirà nell'inferno l'averti presi tutti gli spassi del mondo, e l'essere stato ricco ed onorato? Perduta l'anima, si perdono gli spassi, gli onori, le ricchezze; si perde tutto.

Che risponderai a Gesù Cristo nel giorno de' conti? Se il re mandasse un suo ambasciadore a trattare qualche gran negozio in una città, e quegli in vece di attendere ivi all'affare commessogli, attendesse solamente a far banchetti, commedie e festini: e con ciò mandasse a male il negozio, qual conto ne darebbe al re nel suo ritorno? Ma oh Dio! che maggior conto darà al Signore nel giudizio colui, che posto sulla terra, non per divertirsi, non per farsi ricco, non per acquistare onori ma per salvarsi l'anima, ad ogni cosa avrà atteso, fuorché all'anima? Si pensa da' mondani solamente al presente, non al futuro. S. Filippo Neri parlando una volta in Roma ad un giovane di talento, chiamato Francesco Zazzera, che stava applicato al mondo, gli disse così: Figlio mio, tu farai gran fortuna, sarai buono avvocato, poi sarai prelato, poi forse anche cardinale, e chi sa, forse anche Papa. E poi? e poi? Va (gli disse in fine), pensa a queste due ultime parole. Se ne andò Francesco alla casa, e pensando a quelle due parole, "e poi? e poi?" lasciò le sue applicazioni mondane, lasciò anche il mondo, ed entrò nella stessa Congregazione di S. Filippo, e cominciò ad attendere solo a Dio.

"Unico" negozio, perché un'anima abbiamo. [...] Dicea S. Francesco Saverio che un solo bene vi è nel mondo, e un solo male; l'unico bene è il salvarsi, l'unico male è il dannarsi. Ciò replicava ancora S. Teresa alle sue monache dicendo: "Sorelle mie, un'anima, un'eternità". Volendo dire: "Un'anima", perduta questa, è perduto tutto: "Una eternità", perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. Perciò pregava Davide: "Unam petii, et hanc requiram, ut inhabitem in domo Domini" (Ps 22,6). Signore, una cosa vi chiedo, salvatemi l'anima, e non altro.

"Cum metu, et tremore, vestram salutem operamini" (Phil 2,12). Chi non teme e non trema di perdersi, non si salverà; ond'è che per salvarsi, bisogna faticare e farsi violenza. "Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud" (Matth 11). Per conseguir la salute è necessario che in morte la nostra vita si trovi simile a quella di Gesù Cristo. "Praedestinavit uniformes fieri imaginis Filii sui" (Rom 8,29). E perciò dobbiam faticare in fuggir le occasioni da una parte, e dall'altra in avvalerci de' mezzi necessari a conseguir la salute. "Regnum non dabitur vagantibus (dice S. Bernardo), sed pro servitio Deo digne laborantibus". Tutti vorrebbero salvarsi senza incomodo. Gran cosa! dice S. Agostino, il demonio fa tanta fatica, e non dorme per farci perdere; e tu, trattandosi del tuo bene, o male eterno, sei così trascurato? "Vigilat hostis, dormis tu"?

PUNTO III

Negozio "importante", negozio "unico", negozio "irreparabile". "Sane supra omnem errorem est", dice S. Eucherio, "dissimulare negotium aeternae salutis". Non v'è errore simile all'errore di trascurare la salute eterna. A tutti gli altri errori vi è rimedio: se uno perde una roba, può acquistarla per altra via: se perde un posto, può esservi il rimedio a ricuperarlo: ancorché taluno perdesse la vita, se si salva, è rimediato a tutto. Ma per chi si danna, non vi è più rimedio. Una volta si muore; perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. "Periisse semel, aeternum est". Altro non resta, che piangere eternamente cogli altri miseri pazzi nell'inferno: dove questa è la maggior pena, che li tormenta, il pensare che per essi è finito il tempo di rimediare alla loro miseria. "Finita est aestas, et nos salvati non sumus" (Ier 8,20). Dimandate a que' savi del mondo, che ora stanno in quella fossa di fuoco, dimandate quali sentimenti ora tengono? e se si trovan contenti di aver fatte le loro fortune in questa terra, ora che son dannati a quel carcere eterno? Udite come piangono e dicono: "Ergo erravimus!". Ma che serve loro conoscer l'errore fatto, ora che non v'è più rimedio alla loro eterna dannazione? Qual pena non sentirebbe taluno in questa terra, se avendo potuto rimediare con poca spesa alla rovina d'un suo palagio, un giorno poi lo trovasse caduto, e considerasse la sua trascuraggine, quando non può più rimediarvi?

Questa è la maggior pena de' dannati il pensare che han perduta l'anima, e si son dannati per colpa loro. "Perditio tua, Israel, tantummodo in me auxilium tuum" (Os 13,9). Dice S. Teresa che se uno perde per colpa sua una veste, un anello, anche una bagattella, non trova pace, non mangia, non dorme. Oh Dio qual pena sarà al dannato in quel punto ch'entrerà nell'inferno, allorché vedendosi già chiuso in quella prigione di tormenti, anderà pensando alla sua disgrazia, e vedrà che per tutta l'eternità non vi sarà mai più riparo! Dunque dirà: Io ho perduta l'anima, il paradiso e Dio: ho perduto tutto per sempre, e perché? per colpa mia.

Ma dirà taluno: Se io fo questo peccato, perché m'ho da dannare? può essere che ancora mi salvi. Io ripiglio: Ma può essere che ancora ti danni. Anzi ti dico esser più facile che ti danni, poiché le Scritture minacciano la dannazione a' traditori ostinati, come in questo punto sei tu: "Vae filii desertores, dicit Dominus" (Is 30,1) "Vae eis, quoniam recesserunt" (Os 7,13). Almeno con questo peccato, che fai, non metti in gran pericolo e dubbio la tua salute eterna? Ed è negozio questo da metterlo in pericolo? Non si tratta d'una casa, d'una villa, d'un posto, si tratta, dice S. Gio. Grisostomo, di subissare in un'eternità di tormenti e di perdere un paradiso eterno: "De immortalibus suppliciis, de coelestis regni amissione res agitur". E questo negozio che importa il tutto per te, vuoi arrischiarlo ad un "può essere?".

Dici: Forse chi sa, non mi dannerò: spero che appresso Dio mi perdonerà. Ma frattanto? frattanto già da te stesso ti condanni all'inferno. Dimmi, ti butteresti in un pozzo con dire, forse chi sa, non morirò? No. E come poi puoi appoggiare la tua salute eterna ad una speranza così debole? ad un "chi sa?". Oh quanti con questa maledetta speranza si son dannati! Non sai che la speranza degli ostinati a voler peccare, non è speranza, ma inganno e presunzione, che muove Dio non a misericordia, ma a maggiore sdegno? Se ora dici che non ti fidi di resistere alla tentazione ed alla passione che ti domina, come resisterai appresso, quando non ti si aumenteranno, ma ti mancheranno le forze col commettere il peccato? poiché da una parte allora l'anima resterà più accecata, ed indurita dalla sua malizia, e dall'altra mancheranno gli aiuti divini. Forse speri che Dio abbia ad accrescere a te i lumi e le grazie, dopo che tu avrai accresciuti i peccati?


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

Pensiero del giorno - Falsificatori e corruttori delle anime

Quando l'anima si raccoglie tutta nella speranza soprannaturale per sfuggire alle insidie del demonio e del mondo, i falsificatori ed i corruttori […], cioè le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo, tentano di strapparla alla dolce speranza del Cielo. Falsificatori e corruttori sono i piaceri del mondo, poiché falsano l'idea del vero bene e corrompono l'anima; falsificatori e corruttori sono i maestri dell'errore e dell'immoralità, la presentano nei libri, sulle scene, negli esempi tristi che danno. Questi falsificatori e corruttori sono i nemici più insidiosi, poiché attirano sulle anime la morte […], e le gettano nel fetido sepolcro dei vizi più turpi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

martedì 26 aprile 2016

I cattolici che non si arresero

Coloro che amano davvero la Chiesa Cattolica, ossia il Corpo Mistico di Cristo, hanno il cuore in lacrime a causa del tradimento di coloro che invece di difendere a spada tratta i valori non negoziabili, hanno tradito la Dottrina Cattolica e sono passati armi e bagagli nello schieramento dei seguaci del relativismo dogmatico e morale, guadagnandosi così l'applauso dei mondani di tutte le risme.

Ma questa non è l'ora delle recriminazioni, questa è l'ora del dovere e del sacrificio, l'ora nella quale, più che mai, bisogna trasformare la fede in azione e continuare a combattere strenuamente la buona battaglia della fede per risollevare la bandiera della cattolicità ammainata e macchiata dall'onta del tradimento dei modernisti.

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica non cerchiamo compromessi inaccettabili sulla Dottrina per accaparrarci gli applausi del mondo. Ci rifiutiamo di rinnegare i valori, le tradizioni, la dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica! Siamo pronti a tutto pur di non tradire la nostra fede. Bisogna resistere ad oltranza, ricordando le gesta eroiche dei martiri, i quali preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. La mentalità mondana avanza nella società e sembra travolgere tutto ciò che è sacro, ma nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Ricordiamoci dei tempi dell'eresia ariana che sembrò sul punto di travolgere la Chiesa, la quale fu salvata da Sant'Atanasio e dagli eroici difensori della buona dottrina, che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Tutti i combattenti del “fronte della Tradizione” devono prendere coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato, che consiste nel sacro dovere di continuare a lottare la buona battaglia della fede, senza mai retrocedere di un passo!

Se resteremo fedeli al Magistero Perenne, il nostro esempio riaccenderà la speranza nei cuori di quei fedeli che si sono sbandati a causa del tradimento di coloro che hanno il prurito delle novità, i quali hanno fatto praticamente “fronte comune” coi nemici della Chiesa. Lo so, è difficile vivere fedelmente il Vangelo, subendo le critiche e le persecuzioni dei mondani, ma con la grazia di Dio è possibile perseverare.  Un giorno i fedeli che avranno perseverato nella fedeltà alla Tradizione saranno ricordati come “i cattolici che non si arresero”.

Pensiero del giorno - Mimetizzazione culturale

Nella interpretazione della Sacra Scrittura, pressoché tutti i giorni, in qualche Rivista o in pubblicazioni specifiche, si sentono opinioni che, chi conosce Tradizione e Magistero, non riesce affatto a conciliare con essi. Si tratta di mimare quelli che stanno sulla stessa sponda di Bultmann [un teologo protestante n.d.r.].

[...] Il tacere che molti predicatori, catechisti - per non parlare di scrittori - fanno del peccato, della morte, del giudizio, dell’inferno e dello stesso paradiso si riduce ad una mimetizzazione mondana: il mondo infatti di queste cose non vuol sentire parlare. E si arriva per vigliaccheria e stupidità a doversi far veder ridere, quando altri ne parla!

(Brano tratto dagli scritti del Cardinale Giuseppe Siri)

lunedì 25 aprile 2016

Mobilitazione generale del movimento tradizionale

Per sconfiggere la tirannide modernista c'è bisogno di una "mobilitazione generale".


Gentile autore di Cordialiter, 
                                               lei non mi conosce, sono una sua lettrice. Le scrivo perché vorrei darle un suggerimento per la sua proposta. Invece di fare soltanto opera di aiuto  corporale, anche se meritevole, come fanno i modernisti, aprendo soltanto una mensa per dare da mangiare ai poveri.  Non sarebbe più fruttuoso per le loro povere anime, abbinarvi un aiuto spirituale concreto? […].

A mio avviso, è più importante occuparci di tutte le POVERE ANIME, piuttosto che soltanto del corpo dei poveri.

Instaurare omnia in Christo! 

La saluto in Gesù, Maria e Giuseppe.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                  dammi pure del tu, lo preferisco.

Il Cardinale Giulio Bevilacqua disse che il più grande pericolo di oggi è “certo attivismo, che non è secondo il Vangelo, perchè dominato da un pauroso vuoto spirituale di chi avvicina l'uomo senza la preoccupazione di portarlo a Cristo.”

Pertanto, sono d'accordo con te quando dici che non basta aiutare materialmente i poveri, bisogna aiutarli soprattutto spiritualmente, cercando di avvicinarli alla vera Religione. Per questo motivo dico che bisogna imitare Don Bosco, Don Orione, Madre Cabrini e tutti i santi. La carità più importante è la carità spirituale, ma spesso la carità materiale aiuta a ben disporre le anime. Faccio un esempio. Alcuni anni fa dei pii religiosi sono arrivati in un villaggio africano dove non c'era acqua potabile, e la gente era costretta a fare molta strada a piedi per andare a riempire le taniche, oppure ad utilizzare l'acqua putrida delle pozzanghere. I religiosi, senza che nessuno gli abbia chiesto niente, a proprie spese hanno realizzato un pozzo artesiano, dando la possibilità a tutta la popolazione di avere a portata di mano tanta acqua buona. Quegli africani sono rimasti colpiti da quel disinteressato gesto di carità fraterna, e molti di loro hanno deciso di abbandonare il paganesimo e di abbracciare la fede cattolica.

Per abbattere il modernismo, il movimento tradizionale deve adottare una semplice strategia: avanzare su tutti i fronti! Dunque, oltre a dar vita a “opere sociali”, bisogna intensificare l'apostolato della buona stampa, bisogna sfruttare maggiormente internet per controbattere alla propaganda progressista, bisogna dar vita a delle scuole cattoliche (accessibili a tutte le tasche) per strappare la gioventù dalle grinfie dei laicisti e dei modernisti, bisogna lanciare una crociata per le vocazioni al fine di incrementare il numero dei sacerdoti e dei religiosi fedeli alla Tradizione, ecc. Ma per realizzare tutto ciò è necessaria una “mobilitazione generale” del movimento tradizionale, cioè ogni singolo fedele legato alla Tradizione deve essere un militante, un attivista, deve fare apostolato secondo le proprie possibilità, deve cercare di sforzarsi di vivere il cristianesimo nella maniera più coerente e profonda possibile. In questo modo nascerà un esercito di attivisti-militanti, i quali, da veri soldati di Gesù Cristo, combatteranno la buona battaglia della fede con l'ardore necessario per giungere alla vittoria. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno - Per i modernisti non vi è nulla di stabile

[...per i] modernisti nulla, o Venerabili Fratelli, vi deve essere di stabile, nulla di immutabile nella Chiesa. Nella qual sentenza non mancarono ad essi dei precursori, quelli cioè dei quali il Nostro Predecessore Pio IX già scriveva: "Questi nemici della divina rivelazione, che estollono con altissime lodi l'umano progresso, vorrebbero, con temerario e sacrilego ardimento, introdurlo nella cattolica religione, quasi che la stessa religione fosse opera non di Dio ma degli uomini o un qualche ritrovato filosofico che con mezzi umani possa essere perfezionato" (Enc. "Qui pluribus", 9 nov. 1846).

[...]

Fanno certamente pietà questi uomini, dei quali l'Apostolo ripeterebbe: "Svanirono nei pensamenti... imperocché vantandosi di essere sapienti, son divenuti stolti" (Rom., I, 21, 22); ma muovono in pari tempo a sdegno, quando poi accusano la Chiesa di manipolare i documenti in guisa da farli servire ai propri vantaggi. Addebitano cioè alla Chiesa ciò che dalla propria coscienza sentono apertamente rimproverarsi.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

domenica 24 aprile 2016

Dominus vobiscum

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


Dominus vobiscum. Prima di rivolgere questo divino saluto, di fare al popolo questo santo augurio, il tuo sacerdote, o Gesù, bacia l’altare. Quest’ultimo rappresenta Te stesso. Dunque il Sacerdote ti bacia, per comunicare alle anime il tuo bacio e con esso il tuo Spirito. Di fatto lo Spirito Santo è detto il bacio divino: è il bacio d’amore nel seno stesso della Divinità: bacio del Padre al Verbo e del Verbo al Padre. E Tu, o Gesù, hai promesso che avresti dato il tuo bacio, il tuo Spirito: Spiritum Sanctum quem Ego mittam vobis a Patre (Joan. XV, 26). Ed appunto col tuo Sacrificio con cui ci hai riconciliato al Padre, ci doni il tuo bacio santo: ecco perché il sacerdote dopo aver baciato l’altare, comunica il tuo bacio a tutte le anime.

Quante anime hanno bisogno del tuo bacio, o Gesù. Quante anime purtroppo non possiedono la dolcezza della pace che solo il tuo Spirito può dare. Deh, concedimi la grande grazia che io possa comunicare il tuo bacio! Ma ciò non sarà possibile se io prima non avrò baciato Te, o Signore, unendomi intimamente all’Altare che ti rappresenta, all’Altare del tuo Sacrificio. Dunque perché io possa consolare davvero le anime, perché possa recar loro non già quelle consolazioni effimere che lasciano il cuore più desolato, ma il tuo bacio, solo il tuo bacio, o Gesù, è necessario che io mi unisca sempre più a Te nel tuo Sacrificio. Intendo, dunque, in ogni sacrificio che Tu mi chiederai, di vedere non solo un invito a dare a Te quell’unico bacio che Tu gradisci, ma insieme un invito a darlo a tante anime care, anime che da me aspettano sollievo e conforto. Deh, non permettere che io mi illuda di poter recar loro il medesimo conforto per altra via: quel conforto non potrebbe essere che un misero inganno. Devo sforzarmi di rendere lieta la vita di coloro che trattano con me: vorrei apparire come un perpetuo sorriso di pace, per questo è necessario che io vinca ogni egoismo. E’ necessario che a me riserbi le spine per comunicar loro le rose del vero amore, le fragranze celesti del tuo bacio, o Gesù!

Ma solo lo spirito di fede con cui le anime appaiono alla tua luce divina, rende possibile questa santa amabilità. Con lo spirito di fede le anime, anche più antipatiche e ripugnanti, mi appaiono rivestite della tua bellezza, mi appaiono degne del tuo bacio, o Gesù. Sì, perché anche fossero peccatrici, lo spirito di fede me le mostra sempre come qualche cosa di sacro, qualche cosa di divino, appunto perché sopra di esse si deve effondere lo spirito soavissimo della tua misericordia. Deh, dammi grazia che io ne possa essere ministro!

Perciò se il saluto: Dominus vobiscum è dalla Chiesa riservato al Sacerdote e al suo primo ministro, il diacono, non mi è però vietato di rivolgerlo privatamente e silenziosamente a tante anime. Intendo perciò di rivolgerlo interiormente come primo saluto a tutte quelle che Tu metterai sulla mia via. Quante neppur sospettano le gioie ineffabili che potrebbero gustare col tuo bacio, col tuo Spirito. E forse che sa che qualcuna venga da me per chiedermi qualche altro dono, qualche altro sollievo? A tutte io voglio dire e ripetere: Dominus vobiscum! E la risposta che attenderò non è, non deve essere se non l’incontro in questo stesso Spirito, l’incontro nel tuo Cuore, o Gesù. Et cum spiritu tuo.


lll

Pensiero del giorno

Vere alta verba non faciunt sanctum et justum, sed virtuosa vita efficit Deo carum.



(De imitatione Christi)

sabato 23 aprile 2016

La lotta contro il demonio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey.



1° Esistenza e perchè della tentazione diabolica. Abbiamo visto [...] come il demonio, geloso della felicità dei nostri progenitori, li indusse a peccare e non riuscì che troppo bene nella sua impresa; quindi il libro della Sapienza dichiara che "la morte entrò nel mondo per l'invidia del demonio: Invidia diaboli mors introivit in orbem". D'allora in poi non cessò mai d'infierire contro i discendenti d'Adamo e di tendere loro insidie; e benchè, dopo la venuta di Nostro Signore sulla terra e il suo trionfo sopra Satana, l'impero ne sia di molto diminuito, pure non è men vero che noi dobbiamo lottare non solo contro la carne e il sangue, ma anche contro le potenze delle tenebre e gli spiriti malvagi. Ce l'afferma S. Paolo: "Non dobbiamo lottare contro carne e sangue ma contro... spiriti malvagi: Quoniam non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus... mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiæ". S. Pietro paragona il demonio ad un leone ruggente che fa la ronda attorno a noi e cerca di divorarci: "Adversarius vester diabolus tanquam leo rugiens, circuit quærens quem devoret".

La Provvidenza permette questi assalti in virtù del principio generale che Dio governa le anime non solo direttamente ma anche per mezzo delle cause seconde, lasciando alle creature una certa libertà d'azione. D'altra parte ci avvisa di stare in guardia, e per proteggerci c'invia in aiuto gli angeli buoni e in particolare l'angelo custode [...], senza dire dell'aiuto che ci presta egli stesso o per mezzo del suo Figlio. Approfittandoci di quest'aiuto, noi trionfiamo del demonio, ci rassodiamo nella virtù e acquistiamo meriti per il cielo. Quest'ammirabile condotta della Provvidenza ci mostra anche meglio quale somma importanza dobbiamo dare alla nostra salvezza e alla nostra santificazione, dacchè vi prendono parte il cielo e l'inferno, e attorno all'anima nostra e talora dentro l'anima stessa avvengono tra le potenze celesti e le infernali fieri combattimenti la cui posta è la vita eterna. Per uscirne vittoriosi, vediamo come procede il demonio.

2° La tattica del demonio. A) Il demonio non può agire direttamente sulle nostre facoltà superiori, l'intelligenza e la volontà, avendo Dio riservato a sè questo santuario; Dio solo può penetrare nel centro dell'anima nostra e muovere i segreti congegni della nostra volontà senza farci violenza: Deus solus animæ illabitur.

Ma può operare direttamente sul corpo, sui sensi esterni ed interni, in particolare sulla fantasia e sulla memoria, come pure sulle passioni che risiedono nell'appetito sensitivo; in questo modo viene ad agire indirettamente sulla volontà, che dai vari moti della sensibilità è sollecitata a dare il suo consenso. Tuttavia, come osserva S. Tommaso, "essa resta sempre libera di acconsentire o di resistere a questi moti delle passioni: Voluntas semper remanet libera ad consentiendum vel resistendum passioni".

B) D'altra parte, benchè il potere del demonio sia molto esteso sulle facoltà sensibili e sul corpo, questo potere è limitato da Dio, che non gli permette di tentarci sopra le nostre forze: "Fidelis autem Deus est qui non patietur vos tentari supra id quod potestis; sed faciet etiam cum tentatione proventum". Chi dunque s'appoggia su Dio con umiltà e confidenza è sicuro di riuscire vittorioso.

C) Non bisogna poi credere, dice S. Tommaso, che tutte le tentazioni che abbiamo siano opera del demonio; la nostra concupiscenza, mossa da abitudini passate e da imprudenze presenti, basta a spiegarne un gran numero: "Unusquisque vero tentatur a concupiscentiâ suâ abstractus et illectus". Come pure sarebbe temerario l'affermare che non abbia influenza su nessuna contrariamente al chiaro insegnamento della Scrittura e della Tradizione; la sua gelosia contro gli uomini e il desiderio che ha di farseli schiavi, ne spiegano abbastanza il malefico intervento.

Or come riconoscere la tentazione diabolica? È cosa difficile, bastando la nostra concupiscenza a violentemente tentarci. Tuttavia si può dire che quando la tentazione è subitanea, violenta e di una durata eccessiva, il demonio vi ha certamente una larga parte. Si può argomentarlo specialmente quando la tentazione turba profondamente e a lungo l'anima, quando suggerisce il gusto delle cose chiassose, delle mortificazioni straordinarie ed appariscenti e principalmente quando si è fortemente inclinati a non dir nulla di tutto questo al proprio direttore e a diffidare dei propri superiori.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno - Ostinazione dei preti perversi

Un sacerdote peccatore tanto raramente ritorna a Dio; egli col peccato diventa ostinato e da sé stesso si novera fra i perduti.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. III, "Numeri - Deuteronomio", di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

venerdì 22 aprile 2016

Avviso da Venezia

Mercoledì 27 aprile, alle ore 19, Sua Ecc.za Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, visiterà ufficialmente la chiesa di San Simeon Piccolo in Venezia, apostolato (cappellania) della Fraternità Sacerdotale San Pietro dal 2006. La visita avverrà nella ricorrenza del 278° anniversario dell'inaugurazione della chiesa, dedicata ai Santi Apostoli Simeone e Giuda, avvenuta nel 1738. Il Patriarca, che verrà accolto dal cappellano don Cyrill Sow (FSSP), terrà una predica, seguita dall'Adorazione Eucaristica. In questa fausta occasione tutto il popolo è benvenuto.








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Un consiglio d'oro per i lettori del blog

Ogni tanto ricevo delle e-mail da parte di persone amareggiate per il clima di confusione dottrinale che si respira in giro. Il dramma è che spesso la confusione è propagata da non pochi ecclesiastici infettati dallo spirito modernistico. Molte delle loro affermazioni, pur non essendo intrinsecamente eretiche, tuttavia fanno sorgere dubbi, incertezze, errori pratici, scoraggiamento, ecc.

Papa Benedetto XV (1924-1922) nell'Enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” affermò: "Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà."

Probabilmente molti si domandano come faccia a vivere tranquillamente mentre i modernisti tentano di demolire la Chiesa. Per cercare di vivere in maniera più serena l'esperienza della Tradizione, da diversi anni sto attuando una "tecnica" molto efficace, la quale consiste semplicemente nell'ignorare ciò che dicono i personaggi infetti dallo spirito modernistico: cerco di evitare di leggere i loro scritti, di ascoltare le loro interviste, di informarmi circa le loro "marachelle", ecc. Vi garantisco che in questo modo riesco a vivere in maniera molto più serena, poiché evito di farmi turbare dalle idee confuse dei novatori. Fatene la prova!

Alcuni diranno: "Ma lo sai che a volte sono persino certi vescovi a seminare confusione? Dobbiamo ignorare pure quel che dicono questi vescovi in odor di modernismo?". A costoro rispondo che lo so bene, infatti non è la prima volta che capita una cosa del genere, basti pensare alle eresie di Ario, Pelagio, Lutero, ecc., le quali vennero seguite da non pochi vescovi, tuttavia è la stessa Legge naturale a dirci che non dobbiamo leggere scritti o ascoltare discorsi di persone che fanno del male alle nostre anime. Quindi non mi faccio nessuno scrupolo nell'evitare di informarmi al riguardo delle cose ambigue e confusionarie (quando non sono palesemente erronee) affermate dai vescovi infetti dallo spirito modernistico. Molto meglio per l'anima leggere gli scritti di autori di buona dottrina, anziché quelli dei modernisti, chiunque essi siano!

Pensiero del giorno - Il più efficace mezzo di apostolato


Ma il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l’esempio del sacerdote, l’esempio di tutte le virtù sacerdotali, quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii; ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile, povera, disinteressata, copia fedele del Divino Maestro che poteva proclamare con divina franchezza: « Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell’aria hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ». Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo, come un San Vincenzo de’ Paoli, un Curato d’Ars, un Cottolengo, un Don Bosco e tanti altri; mentre un sacerdote avaro e interessato, come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica, anche se non precipita come Giuda, nel baratro del tradimento, sarà per lo meno un vano « bronzo risonante » e un inutile « cembalo squillante », e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo. E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali, si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrivono la carità e la giustizia, ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

giovedì 21 aprile 2016

Cresce l'opposizione al modernismo

Nell'ultimo decennio c'è stata una poderosa avanzata delle forze che si oppongono alla tirannide modernista. Il movimento tradizionale è riuscito ad infliggere duri colpi al fronte progressista, i cui miliziani, sempre più vegliardi, stanno perdendo sempre più terreno e fanno sempre più fatica a reggere l'impeto dell'onda d'urto degli indomiti e intrepidi militi del “battaglione tridentino”. Varie barricate dei novatori sono state sfondate, e ai miliziani modernisti non è rimasto altro da fare che battere in disperata e rovinosa ritirata.

Sempre più cattolici stanno aprendo gli occhi di fronte alle devastazioni spirituali causate dalle orde moderniste. Il movimento tradizionale ingrossa sempre di più le sue fila, sono soprattutto i giovani ad arruolarsi e a darsi da fare nell'immane lotta contro gli errori dottrinali e la desacralizzazione della liturgia. La testa d'ariete del vasto movimento antimodernista è costituita principalmente da fedeli laici, i quali stanno combattendo la battaglia in prima linea. Pensiamo alla liturgia tradizionale: sono principalmente i “Christifideles Laici” a farla conoscere tra amici e parenti, ad organizzare i pellegrinaggi e i convegni, a fare la propaganda sul web, e a spingere i preti a celebrare “more antiquo”. Ad esempio so che vari sacerdoti hanno imparato a celebrare la Messa tridentina grazie alle lezioni ricevute da giovani fedeli laici espertissimi di liturgia.

Siamo in guerra. Guerra spirituale, ma pur sempre guerra. I modernisti sono armati di soldi, giornali, riviste, case editrici, scuole, ecc., e hanno influenti amicizie negli ambienti politici, massonici, e del mondo dell'alta finanza. Noi non disponiamo di ingenti risorse economiche, le nostre armi sono essenzialmente la preghiera, la penitenza, l'apostolato e il buon esempio. È entusiasmante osservare l'ardimento dei valorosi legionari del “battaglione tridentino”, che con abnegazione e spirito di sacrificio affrontano aspri combattimenti spirituali in difesa della Tradizione Cattolica e per la propagazione della fede per la maggior gloria di Dio. Giovani cattolici di tutto il mondo, affratellati dal comune amore per il Corpo Mistico di Cristo, stanno immolando la propria giovinezza in difesa della civiltà cattolica, minacciata dalla vandalica barbarie delle orde moderniste.

Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Non siamo stati messi su questa terra per “fare vacanza” e godere una vita comoda, ma per combattere la battaglia spirituale in difesa della Fede. Sono anni che i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione subiscono ogni sorta di persecuzione a causa della propria fedeltà a Dio. Le innumerevoli sofferenze spirituali, lungi dall'indurre alla resa, hanno temprato al fuoco e alla lotta i soldati di Gesù Cristo. I veri seguaci del Redentore Divino non hanno nessuna intenzione di arrendersi all'apostasia che dilaga nel mondo. Al contrario, hanno un solo desiderio nel cuore: continuare a combattere fino alla vittoria!

Noi possiamo, noi vogliamo, noi DOBBIAMO continuare la buona battaglia! La liberazione del Corpo Mistico di Cristo dall'oppressione modernista non è una vana speranza, è un'incrollabile certezza fondata sulla fede in Colui che ha vinto il mondo. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! È proprio nei momenti difficili che la fede viene provata nel crogiolo. È adesso che bisogna dimostrare di avere fede nell'indefettibile promessa del Redentore Divino: le forze infernali non prevarranno mai sulla Chiesa Cattolica.

I fedeli laici stanno lottando come leoni, ma non possono fare tutto. C'è urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti. Per questo motivo bisognerebbe sferrare una vasta offensiva vocazionale per allestire un esercito di preti valorosi e zelanti che diano la spallata finale al barcollante fronte modernista rimasto disperatamente a corto di rincalzi.

La storia insegna che molte volte le eresie tentarono di demolire la Chiesa, basti pensare all'aggressiva eresia ariana che negava la divinità di Gesù. Il cattolicesimo sembrò sul punto di capitolare, ma ciò non accadde, perché la Chiesa è indefettibile, essendo stata istituita da Cristo. Alla fine il cattolicesimo vinse e l'arianesimo venne spazzato via. State certi che anche il modernismo, cioè “la sintesi di tutte le eresie”, prima o poi verrà estirpato. Il tirannico regime modernista non prevarrà!

Pensiero del giorno - Il «progressismo» coincide col «relativismo»

[...] si leggono riviste e libri i quali contraddicono tranquillamente a quanto il Concilio di Trento ha definito, accettano modi di pensare che sono espressamente condannati nella enciclica «Pascendi» di S. Pio X, nonché nel suo Decreto «Lamentabili»; fanno le riabilitazioni di Loisy; mettono in dubbio il valore storico dei Libri storici della Sacra Scrittura, elevano a criterio le teorie distruttrici del protestante Bultman, sentono con indifferenza le proposizioni di qualche scrittore d’oltralpe, anche se toccano il centro della rivelazione divina, ossia la divinità di Cristo. Naturalmente trattati senza freno i Princìpi, si ha quel che si vuole della morale e della disciplina ecclesiastica. Sotto questo fondamentale angolo di visuale il progressismo consiste nel trattare come relativa la verità rivelata, nel cambiarla il più presto possibile, nel dare agli uomini una libertà della quale in breve non sapranno che farsi, di fronte all’Assoluto. Ridotto a questa frontiera il «progressismo» coincide col «relativismo» e all’uomo, «adorato», non si lascia più nulla, neppure delle sue speranze! Naturalmente non tutte le persone etichettate come progressisti sanno queste cose. Ma esse accettano le conseguenze e le logiche deduzioni di quello che ignorano. Se hanno una colpa — questo lo giudichi Dio! — questa consiste nel non domandare il perché di quello in cui si fanatizzano.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

mercoledì 20 aprile 2016

Quanto è bella la Messa in latino!

Una studentessa universitaria mi ha raccontato con entusiasmo di aver assistito per la prima volta in vita sua alla Messa tridentina.


Carissimo fratello in Cristo,
                                                   come stai? Volevo farti partecipe della gioia che ho provato in questo giorno. Oggi finalmente ho assistito alla Messa in latino per la prima volta. Sono contentissima! Che bello vedere gente che ci tiene ancora a partecipare alla Messa in rito antico! Ma soprattutto, che bello poter fare la Comunione in ginocchio! Mentre il celebrante faceva il segno di croce con l'Ostia consacrata in mano io fissavo il mio Gesù finché poi si è dolcemente posato sulla mia lingua. Che delicatezza! Così va fatta la Comunione! Che bellezza! Oltre a questo volevo ringraziarti per le bellissime lettere pubblicate sul tuo blog. Senza di esso non sarei mai arrivata a conoscenza di tante cose. Grazie! Non sai quanto bene stai facendo alle Anime, o meglio, quanto bene il Signore fa attraverso te! […] Che Dio ti benedica!

A presto.
(Lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                        innanzitutto sono contento di risentirti dopo molto tempo, mi chiedevo che fine avessi fatto.  :-)   Mi fa molto piacere sapere che finalmente hai potuto assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato secondo il glorioso e intramontabile Rito Romano antico. La liturgia tradizionale è davvero di grande edificazione per l'anima, si percepisce con maggiore intensità l'aspetto sacrificale della Messa. 

Hai ragione, è meraviglioso potersi comunicare in ginocchio, ricevendo con devozione Gesù sacramentato direttamente sulla lingua, senza il pericolo che dei frammenti possano restare sulle proprie mani. Quanto vorrei che tutti i fedeli potessero comprendere questi discorsi! Ahimé, c'è tanta gente infetta dallo spirito modernistico che è “allergica” a tutto ciò che ha un sapore tradizionale, come insegna il Sommo Pontefice Benedetto XV nell'enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” del 1914: “Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà.”

[...] Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno - Il modernismo conduce all'ateismo

[...] quando parlasi di modernismo, non parlasi di vaghe dottrine non unite da alcun nesso, ma di un unico corpo e ben compatto, ove chi una cosa ammetta uopo è che accetti tutto il rimanente. [...] Ora, se quasi di un solo sguardo abbracciamo l'intero sistema, niuno si stupirà ove Noi lo definiamo, affermando esser esso la sintesi di tutte le eresie. Certo, se taluno si fosse proposto di concentrare quasi il succo ed il sangue di quanti errori circa la fede furono sinora asseriti, non avrebbe mai potuto riuscire a far meglio di quel che han fatto i modernisti. Questi anzi tanto più oltre si spinsero che, come già osservammo, non pure il cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione hanno distrutta. Così si spiegano i plausi dei razionalisti: perciò coloro, che fra i razionalisti parlano più franco ed aperto, si rallegrano di non avere alleati più efficaci dei modernisti.
[...]
Ma basti sin qui per conoscere per quante vie la dottrina del modernismo conduca all'ateismo e alla distruzione di ogni religione. L'errore dei protestanti dié il primo passo in questo sentiero; il secondo è del modernismo: a breve distanza dovrà seguire l'ateismo.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]