Per chiedere informazioni all'autore del blog, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
_______________________________
Se il blog ti piace e desideri sostenerlo, puoi inviare un contributo. Per info: clicca qui.

domenica 5 luglio 2015

Santificazione delle relazioni domestiche

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


589.   La grazia non distrugge la natura ma la perfeziona. Ora le relazioni domestiche furono istituite da Dio stesso: volle che la specie umana si propagasse per mezzo della legittima e indissolubile unione dell'uomo e della donna, e che questa unione fosse ancor più rinsaldata dai figli che ne nascerebbero. Onde le intimissime e affettuosissime relazioni tra marito e moglie, tra genitori e figli, che la grazia del sacramento del matrimonio aiuta a rendere soprannaturali.

1° DELLE RELAZIONI TRA GLI SPOSI CRISTIANI.

590.   Assistendo alle nozze di Cana ed elevando il matrimonio cristiano a dignità di sacramento, Nostro Signore mostrò agli sposi che la loro unione può essere santificata e ne meritò loro la grazia.

A) Prima del matrimonio, l'amore cristiano, amore tenero e ardente, casto e soprannaturale, ne unisce i cuori e li prepara a sopportar più validamente i pesi della famiglia. La natura e il demonio tentano, è vero, d'insinuare in quest'affetto un elemento sensuale che potrebbe essere pericoloso per la virtù; ma i fidanzati cristiani, sorretti dalla pratica dei sacramenti, sapranno dominar questo elemento, e renderanno soprannaturale il mutuo amore, rammentandosi che tutti i nobili sentimenti vengono da Dio e a lui si devono riferire.

591.   B) La grazia del sacramento, unendone i cuori con vincolo indissolubile, ne affinerà e purificherà l'amore. [...]

592.   C) Quando Dio dà loro dei figli, li ricevono dalla sua mano come un sacro deposito, li amano non solo come parte di sè stessi ma come figli di Dio, membri di Gesù Cristo, futuri cittadini del cielo; li circondano di continuo affetto e premura; danno un'educazione cristiana, studiandosi di formare in essi le stesse virtù di Nostro Signore, ed esercitano a questo fine con riguardo, delicatezza, forza e dolcezza, l'autorità data loro da Dio. Non dimenticano che, essendo rappresentanti di Dio, devono evitare quella debolezza che tende a viziare i figli e quell'egoismo che vorrebbe goderne senza formarli alla virtù e al lavoro. Con l'aiuto di Dio e degli educatori, che scelgono con la massima cura, ne fanno uomini e cristiani, esercitando così una specie di sacerdozio in seno alla famiglia; potranno quindi fare assegnamento sulla benedizione di Dio e sulla riconoscenza dei figli.

2° DEI DOVERI DEI FIGLI VERSO I GENITORI.

593.   A) La grazia, che santifica le relazioni tra gli sposi, perfeziona pure e rende soprannaturali i doveri di rispetto, di affetto e di obbedienza che i figli devono ai genitori.

a) Ci mostra nei genitori i rappresentanti di Dio e della sua autorità; a loro, dopo Dio, dobbiamo la vita, la sua conservazione e la buona sua direzione. Il nostro rispetto per loro deve quindi giungere fino alla venerazione: ammirando in essi una partecipazione della divina paternità, "ex quo omnis paternitas in cælis et in terra", della sua autorità, delle sue perfezioni, Dio stesso dobbiamo venerare in loro.

b) L'affetto, la bontà, la sollecitudine loro verso di noi ci appariscono come un riflesso della provvidenza e della bontà divina, onde il nostro amor filiale diventa più puro e più intenso, giungendo persino alla più assoluta dedizione, tanto che saremmo pronti a sacrificarci per loro e dare, occorrendo, la vita nostra per salvar la loro; prestiamo quindi tutta l'assistenza corporale e spirituale di cui hanno bisogno, secondo tutta la nostra possibilità.

c) Vedendo in loro i rappresentanti dell'autorità di Dio, non esitiamo a obbedirli, in tutto, ad esempio di Nostro Signore che, per trenta anni, fu sottomesso a Maria e a Giuseppe: "et erat subditus illis". Questa obbedienza non ha altri limiti fuori di quelli posti dallo stesso Dio, cioè che si è obbligati a obbedire più a Dio che agli uomini; ond'è che in ciò che riguarda il bene dell'anima, e specialmente rispetto alla vocazione, al solo confessore dobbiamo obbedire, dopo averlo informato delle condizioni di famiglia. Anche in questo imitiamo Nostro Signore, il quale, quando la Madre gli chiese perchè l'avesse abbandonata, rispose: "Non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio? Nesciebatis quia in his quæ Patris mei sunt, oportet me esse?" 593-3 Rimangono così salvi i diritti e i doveri di tutti.

594.   B) Entrando nel chiericato, abbandoniamo il mondo e fino a un certo punto anche la famiglia, per entrare nella grande famiglia ecclesiastica, e occuparci quindi innanzi principalmente della gloria di Dio, del bene della Chiesa e delle anime. Gli interni sentimenti di rispetto e d'affetto per i genitori non cangiano certo, anzi si affinano, ma le esterne manifestazioni dipenderanno quindi innanzi dai doveri del nostro stato; nulla dobbiamo fare per piacere ai genitori ove ne venga danno al nostro ministero. Il primo nostro dovere è di occuparci delle cose di Dio; ove dunque accadesse che il modo di vedere, i consigli, le esigenze loro si opponessero a ciò che da noi richiede il servizio delle anime, con dolcezza ed affetto ma con fermezza faremo loro intendere che, nei doveri del nostro stato, dipendiamo solo da Dio e dai superiori ecclesiastici. Continueremo però a onorarli, ad amarli, ad assisterli secondo tutta la possibilità compatibile coi doveri del nostro ufficio.

Cotesta regola s'applica pure, e a più forte ragione, a coloro che entrano in una congregazione o in un ordine religioso.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

sabato 4 luglio 2015

Avviso da Torino


S. Messa cantata latino-gregoriana in forma straordinaria

VI Domenica dopo la Pentecoste

Domenica 5 luglio 2015 - ore 16.30

Santuario di S. Giuseppe, Via S. Teresa 22, Torino


xzx

La massoneria ha un'implacabile avversione contro il cattolicesimo


Riporto un brano tratto dall'Enciclica "Humanum genus", del Sommo Pontefice Leone XIII.


I Massoni non si accontentano di tenere lontana la Chiesa, ottima guida, ma si adoperano per nuocerle con persecuzioni. Pertanto diventa lecito assalire impunemente gli stessi fondamenti della religione cattolica con la parola, con gli scritti, con l’insegnamento; si violano i diritti della Chiesa né sono salvi i doni divini in grazia dei quali essa si è ingrandita. Ad essa è consentita una ridottissima facoltà di operare, e ciò in forza di leggi in apparenza non troppo repressive, ma in verità concepite in modo da inceppare la libertà. Inoltre vediamo che al Clero vengono imposte leggi particolari e vessatorie in modo che esso ogni giorno di più si vede diminuito di numero e privato dei mezzi necessari; vediamo i residui beni ecclesiastici stretti da vincoli iugulatori, subordinati al potere e all’arbitrio dei governanti; soppresse e disperse le comunità degli ordini religiosi. Ma contro la Sede Apostolica e il Romano Pontefice arde ancor più violento l’accanimento dei nemici. Prima di tutto, con menzogneri pretesti il Pontefice fu spogliato del principato civile, roccaforte della sua libertà e del suo diritto; poi fu ridotto a una condizione iniqua e ad un tempo intollerabile per gli ostacoli ovunque frapposti; finché si è giunti a questi tempi in cui i settari dichiarano apertamente ciò che a lungo avevano segretamente macchinato tra loro: occorre abolire il sacro potere dei Pontefici e distruggere totalmente la stessa divina istituzione del Pontificato. Prova sufficiente di ciò, ove altri argomenti mancassero, è la testimonianza di uomini consapevoli, la maggior parte dei quali, sia altre volte, sia di nuovo e per memoria recente, dichiararono che è vero quanto si è detto dei Massoni: essi vogliono soprattutto perseguitare con implacabile avversione il cattolicesimo, e non si placheranno finché non vedranno distrutte tutte le istituzioni religiose fondate dai Sommi Pontefici. Se è vero che gli iscritti alla setta non sono forzati a rinnegare espressamente la fede cattolica, ciò non contrasta affatto con i propositi dei Massoni in quanto, se mai, giova ad essi. In primo luogo, infatti, ingannano con questo espediente i semplici e gli incauti, e ne lusingano molti con generose offerte. Inoltre, accogliendo chiunque s’incontri, e di qualsivoglia religione, conseguono il risultato di trascinare nel funesto errore del nostro tempo per cui è necessario abbandonare gli scrupoli religiosi in quanto non vi è differenza alcuna tra le varie confessioni. Questo ragionamento è rivolto al fine di sopprimere tutte le religioni e particolarmente la cattolica la quale, essendo l’unica vera tra tutte, non può essere confusa con le altre senza gravissima offesa.

venerdì 3 luglio 2015

Qualità di una regola di vita

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


A produrre questi santi effetti, la regola dev'essere concertata col direttore, pieghevole e salda nello stesso tempo e distribuire i doveri secondo la relativa loro importanza.

565. 1° Dev'essere concertata col direttore, come richiedono la prudenza e l'obbedienza:

a) la prudenza, perché, per stendere una regola di vita pratica, occorre molta discrezione ed esperienza, vedere non solo ciò che è bene in sé ma anche ciò che è bene per quella determinata persona; ciò che le è possibile e ciò che ne supera le forze; ciò che è opportuno nell’ambiente in cui vive e ciò che non lo è.

Ora ci sono ben poche persone che possano saviamente regolare tutte queste cose.

b) D'altra parte uno dei vantaggi del regolamento è quello di porgere occasione a praticare l’obbedienza: il che non avverrebbe se uno se lo fissasse da sé senza sottoporlo a una legittima autorità.

566. 2° Dev'essere abbastanza salda per reggere la volontà e insieme abbastanza pieghevole per adattarsi alle varie circostanze che occorrono nella vita reale e che sconcertano talora le nostre previsioni.

a ) Sarà salda, se contiene tutto ciò che è necessario per fissare, almeno come principio, il tempo e il modo di fare i vari esercizi spirituali, di compiere i doveri del nostro stato, di praticare le virtù che convengono al nostro genere di vita.

567. b ) Sarà pieghevole, se, pur determinando questi punti, lasci una certa latitudine per modificare l'orario, per sostituire ad una pratica, che non sia essenziale, un’altra equivalente e che meglio convenga alle circostanze, e anche per abbreviare qualche esercizio quando la carità o uno stringente dovere lo esiga, salvo poi a compierlo in un altro momento.

Questa pieghevolezza deve principalmente applicarsi alle formule di preghiera o d'offerta delle azioni, secondo la savia osservazione di S. G. Eudes: " Onde io vi prego di ben notare che la pratica delle pratiche, il segreto dei segreti, la devozione delle devozioni, sta nel non essere attaccati ad alcuna pratica od esercizio particolare di devozione, ma di avere grande cura in tutti i vostri esercizi ed azioni di darvi allo Spirito Santo di Gesù, e di darvigli con umiltà, confidenza e distacco da tutte le cose, affinché, trovandovi senza attaccamento al vostro pensiero e alle vostre devozioni e disposizioni, abbia pieno potere e libertà di operare in voi secondo i suoi desideri, di mettere in voi quelle disposizioni e quei sentimenti di devozione che vorrà, e di condurvi per le vie che gli piacerà".

568. 3° Darà finalmente a ogni dovere la rispettiva importanza.

Vi è infatti una gerarchia nei doveri:

a) è chiaro che Dio vi deve occupare il primo posto, poi la salute dell'anima nostra e da ultimo la santificazione del prossimo.

Non vi è certamente alcun vero conflitto tra questi doveri; devono invece, se vogliamo, conciliarsi fra loro molto bene: chi glorifica Dio in sostanza lo conosce e lo ama, cioè si santifica e lo fa pure conoscere ed amare dal prossimo.

Ma chi volesse occupare tutto il tempo nell’apostolato trascurando il gran dovere della preghiera, è evidente che trascurerebbe per ciò stesso il mezzo più efficace dello zelo; ed è parimenti chiaro che se uno mette da parte la cura della propria santificazione, si sentirà presto mancare il vero zelo per santificare gli altri.

Procurando dunque di dare a Dio la parte sua, che è la prima, e di serbarsi il tempo di lavorare, coi più essenziali esercizi, alla propria santificazione, si è sicuri d'esercitare l’apostolato in modo più fecondo.

Quindi i primi e gli ultimi momenti del giorno saranno per Dio e per noi; potremo poi darci all'azione, pur interrompendola ogni tanto con qualche buon pensiero a Dio.

Così la nostra vita sarà divisa tra la preghiera e l'apostolato.

b ) Ma in certe urgenti circostanze bisogna applicare un altro principio ed è questo: si deve fare ciò che preme di più, [id prius quod est magis necessarium] prima di questo, è tanto più necessario.

Sarebbe il caso d’un sacerdote chiamato al letto d’un moribondo: si lascia tutto per corrervi; cercando però di occuparsi per via in santi pensieri, che tengano il posto dell’esercizio spirituale che si doveva fare in quel momento

III. Del modo d’osservare la propria regola.

569 Perché la regola sia santificante, bisogna osservarla integralmente e cristianamente.

1° Integralmente, vale a dire in tutte le sue parti, compresa la puntualità.

Se infatti, senza motivo ragionevole, sceglieremo tra i vari punti, ne verrà che osserveremo quelli che sono meno incomodi e trascureremo quelli che sono più penosi.

Perderemo così i principali vantaggi annessi all'esatta sua osservanza; perché anche nei punti osservati saremo esposti a lasciarci guidare dal capriccio o almeno dalla propria volontà.

Bisogna quindi praticare tutta intiera la regola e, se è possibile, alla lettera; che se per grave ragione non si può, è necessario seguire lo spirito della regola facendo tutto ciò che, moralmente parlando, è possibile.

570. Vi sono due difetti da evitare, lo scrupolo e la rilassatezza.

1) Via gli scrupoli: se c'è qualche grave ragione di dispensarsi da un punto, di differirlo o di sostituirlo con qualche equivalente, si faccia senza inquietudine.

Così un urgente dovere del nostro stato, per esempio la visita d'un infermo ci dispensa dalla visita al SS. Sacramento nel caso che tornassimo troppo tardi; e vi suppliremo allora pensando a Nostro Signore lungo la via; così pure la cura dei bambini dispensa una madre di famiglia da una comunione di regola se non è possibile conciliare questi due doveri: la comunione spirituale sostituisce allora la comunione sacramentale.

2) Ma via pure la rilassatezza: l'immortificazione, il desiderio di discorrere a lungo senza necessità, la curiosità ecc., non sono ragioni sufficienti per differire un esercizio, col rischio d'ometterlo poi intieramente.

Così, chi non può compiere un dato dovere nella forma abituale deve studiarsi di compierlo sotto altra forma: per esempio, un sacerdote obbligato a portare il viatico in tempo di meditazione, si studierà di convertire in una specie di meditazione affettiva l'adempimento di questo dovere, porgendo ossequi al Dio dell'Eucaristia che porta sul cuore.

571.   La puntualità fa parte dell’osservanza integrale della regola: chi, senza buona ragione, non comincia un esercizio al tempo stabilito, resiste già alla grazia che non conosce ritardi, si espone a non aver poi più il tempo di farlo intieramente, o, se si tratta di esercizio pubblico, a far indebitamente aspettare i fedeli se si è nel ministero, o gli alunni se si è professori, dando un cattivo esempio che si sentiranno pur troppo inclinati a seguire.

572.   2° Cristianamente, vale a dire con intenzione soprannaturale, per far la volontà di Dio e dargli così la più sicura prova del proprio amore. In questa purità d’intenzione sta l’anima della regola: è lei che dà a ognuna delle nostre azioni il suo vero valore, convertendola in atto d’obbedienza e d’amore. Per praticarla, bisogna raccogliersi un pochino prima di operare, domandarci che cosa vuole la regola in quel momento e conformarvi la condotta per piacere a Dio: “quæ placita sunt ei facio semper“. Così, praticando la regola, si vivrà costantemente per Dio: “qui regulæ vivit, Deo vivit“.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 2 luglio 2015

Pio XII contro i programmi televisivi immorali

Riporto alcuni brani tratti dall'Enciclica "Miranda prorsus" del grande Papa Pio XII, uno dei più grandi Condottieri della storia della Chiesa militante.

[...] anche massimi pericoli possono nascere dai meravigliosi progressi tecnici moderni nei settori del cinema, della radio e della televisione.

Infatti, questi mezzi tecnici, che sono, si può dire, a portata di mano di ciascuno, esercitano sull'uomo uno straordinario potere e possono condurlo così nel regno della luce, del nobile e del bello, come nei domini delle tenebre e della depravazione, alla mercé di istinti sfrenati, secondo che gli spettacoli presentano ai sensi oggetti onesti o disonesti.

[...] Occorre che gli spettacoli siano adatti al grado di sviluppo intellettuale, di sensibilità, emotivo e morale delle singole età.

Questo problema è diventato particolarmente urgente quando, con la radio, e soprattutto con la televisione, lo spettacolo può aversi con tutta facilità tra le stesse pareti domestiche, minacciando le difese che devono tutelare la sana educazione della prole, sì da assicurare all' età evolutiva la virtù necessaria ad affrontare vittoriosamente le tempeste del secolo. A tale proposito scrivevamo tre anni or sono ai Vescovi d'Italia: "Come non inorridire al pensiero che, mediante la televisione, possa introdursi fra le stesse pareti domestiche quell'atmosfera avvelenata di materialismo, di fatuità e di edonismo che troppo sovente si respira in tante sale cinematografiche?".

Ci sono note le iniziative promosse e dalle pubbliche autorità e da enti privati di educazione a fin di allontanare, per quanto possibile, i giovani da spettacoli non adatti alla loro età, troppo spesso gravemente pericolosi. Ogni opera compiuta in questo campo merita il nostro incoraggiamento, purché si tenga conto che, ben più gravi di eventuali traumi fisiologici e psichici, sono da evitare i pericoli morali dei giovani; pericoli che costituiranno, se non prevenuti e allontanati tempestivamente, una vera e propria minaccia per la società.

Pertanto, ai giovani, a noi carissimi, va la paterna e fiduciosa ammonizione di esercitarsi, nella prudenza e nella temperanza cristiana, riguardo all'assistenza di spettacoli che potrebbero offuscare il loro candore. Essi sono seriamente tenuti a dominare l'innata loro curiosità di tutto vedere e di tutto sentire, a conservare libero il cuore da smodati piaceri terreni e ad innalzarlo alle gioie soprannaturali.

mercoledì 1 luglio 2015

Regolamento di vita

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Utile anche ai semplici fedeli che vogliano santificarsi nel mondo, questa regola è più specialmente necessaria ai membri di comunità e ai sacerdoti che vivono nel ministero.

Giova non solo alla santificazione nostra ma anche alla santificazione del prossimo.

559. 1° Utilità per la santificazione nostra.

Per santificarsi è necessario utilizzare bene il tempo, rendere soprannaturali le proprie azioni e seguire un certo programma di perfezione.

Ora una regola di vita, ben concertata col direttore, ci procura questo triplice vantaggio.

A ) Ci fa utilizzar meglio il tempo.

Confrontiamo infatti la vita d'una persona che segue una regola di vita e quella d'un’altra che non ne ha.

a ) Senza si spreca fatalmente molto tempo:

1) nascono infatti allora esitazioni su ciò che sia meglio fare; s'impiega tempo a deliberare, a pesare il pro ed il contro, e poiché per molte cose non si trova ragion decisiva, si può rimanere incerti; onde, prendendo la natura il sopravvento, si è esposti a lasciarsi trascinare dalla curiosità, dal piacere o dalla vanità.

2) Si trasanda pure facilmente un certo numero di doveri: non essendosi previsto né determinato il momento e il luogo favorevole di adempiere cotesti doveri, se ne omettono alcuni perché non si trova più il tempo di farli.

3) Tali negligenze rendono incostanti: uno fa ora un vigoroso sforzo per ripigliarsi e ora si abbandona alla naturale indolenza, appunto perché non si ha una regola fissa per correggere l'incostanza della natura.

560. b ) Invece con un ben determinato regolamento si risparmia molto tempo:

1) Non più esitazioni: si sa esattamente ciò che si deve fare e quando; se non si riesce a fissar l'orario in modo matematico, almeno si sono posti dei punti fermi e fissati, dei principii sugli esercizi di pietà, sul lavoro, sulle ricreazioni, ecc

2) Non più l'imprevisto o almeno poca cosa: perché, anche per le circostanze straordinarie che possono capitare, si è già determinato quali esercizi si possono abbreviare, e come vi si può supplire con altre pratiche; in ogni caso, cessando l'imprevisto, si ritorna immediatamente alla regola.

3) Non più incostanza, perché il regolamento ci sollecita a far sempre ciò che è prescritto ogni giorno e nelle principali ore del giorno.

Si formano così buone abitudini che danno stabile ordine alla nostra vita e ne assicurano la perseveranza; i nostri giorni diventano giorni pieni, pieni di opere buone e di meriti.

561. B ) La regola ci aiuta a rendere soprannaturali tutte le nostre azioni.

a) Infatti vengono tutte fatte per obbedienza; onde questa virtù aggiunge lo speciale suo merito al merito proprio di ogni atto virtuoso.

In questo senso vale il detto che vivere secondo la regola è vivere per Dio, perché è fare costantemente la santa sua volontà.

Vi è pure in questa fedeltà alla regola un innegabile valore educativo: in cambio del capriccio e del disordine, che tendono a prevalere in una vita mal regolata, prendono il sopravvento la volontà e il dovere e quindi l'ordine e l'assestamento: la volontà è assoggettata a Dio e le facoltà inferiori si piegano ad obbedire alla volontà: è un progressivo ritorno allo stato di giustizia originale.

b ) è facile allora avere, in tutte le azioni, intenzioni soprannaturali: il solo fatto di vincere i propri gusti e i propri capricci mette già ordine nella vita e dirige le azioni a Dio; inoltre un buon regolamento di vita prescrive un momento di raccoglimento prima di ogni principale azione e ci suggerisce le migliori intenzioni soprannaturali per ben compierla; ognuna quindi viene esplicitamente santificata e diventa atto d’amor di Dio.

Chi potrà dire il numero di meriti così accumulati ogni giorno!

562. C ) La regola traccia un programma di perfezione.

a ) Ed è veramente un programma quello che abbiamo descritto e il seguirlo è un progredire verso la perfezione: è la via della conformità alla volontà di Dio tanto lodata dai Santi.

b ) E poi non vi è compita regola di vita che non indichi le principali virtù da praticare secondo la condizione del penitente e il suo stato spirituale.

Occorrerà certo di dover talora modificare questo piccolo programma per i nuovi bisogni che potranno nascere; ma è cosa che si farà d'accordo col direttore, inserendola poi nel regolamento di vita perché serva di guida.

563. 2° La santificazione del prossimo, com'è chiaro, non potrà che guadagnarci.

Per santificare gli altri, bisogna unire la preghiera all’azione, utilizzare bene il tempo consacrato all'apostolato e dar buon esempio.

Or questo fa per l’appunto chi è fedele al regolamento.

A ) Trova in una vita ben regolata il modo pratico di conciliare la preghiera con l’azione.

Persuaso che anima dell'apostolato è la vita interiore, si fissa nel regolamento un certo numero di ore per la meditazione, per la santa messa, per il ringraziamento e per tutti gli esercizi necessari allo spirituale alimento dell'anima [...].

Il che non toglie che consacri un notevole tempo all'apostolato; sa infatti disporre bene di tutti gli istanti ( n. 560 ), e ne trova quindi per far tutto con ordine e metodo; ha le ore stabilite per le diverse opere parrocchiali, per le confessioni, per l'amministrazione dei sacramenti; i fedeli ne sono avvertiti, e, purché si dia loro il tempo veramente necessario, sono anche essi contenti di sapere a qual preciso momento possono trovare il sacerdote.

564. B ) Rimangono pure edificati degli esempi di puntualità e di regolarità che dà il sacerdote: non possono fare a meno di pensare e di dire che è l'uomo del dovere, costantemente fedele ai regolamenti fissati dall’autorità ecclesiastica.

Quindi quando poi lo sentono proclamare dal pulpito o dal confessionale l'obbligo d'obbedire alle leggi di Dio e della Chiesa, ci si sentono stimolati dal suo esempio più ancora che dalle sue parole, e osservano più fedelmente i divini comandamenti.

Ecco come un sacerdote, il quale osservi il regolamento di vita, santifica sé e gli altri; il che è vero anche per i laici che si consacrano all'apostolato.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

martedì 30 giugno 2015

Ondata di ordinazioni per la liturgia tradizionale


Ieri Chantal mi aggiornato sulle nuove ordinazioni sacerdotali dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote, alle quali sarà presente anche lei.

Buongiorno caro Fratello in Cristo, (...)  io, come puoi già immaginare, sarò presente (e finalmente conoscerò di persona il mitico Mons. Cordileone!). Oggi consegna delle talari benedette a 11 seminaristi che terminano il primo anno di spiritualità, mentre i nuovi suddiaconi saranno 9, i nuovi diaconi 7 e ben 11 novelli sacerdoti! Il numero più ampio dalla fondazione nel 1990. I frutti fecondi del pontificato di Benedetto XVI e del Suo Motu Proprio Summorum Pontificum si iniziano a raccogliere: Deo gratias! Nel frattempo anche la FSSP non scherza: 15 nuovi preti ordinati fra Wigratzbad e Denton! 

In Corde Jesu,

Chantal

Avviso da Torino


S. Messa cantata latino-gregoriana (forma straordinaria) nella festa del Preziosissimo Sangue di N.S. Gesù Cristo

Mercoledì 1° luglio 2015 - ore 19.30

Basilica del Corpus Domini, P.zza Corpus Domini, Torino


Programma musicale della celebrazione:

Proprio gregoriano della Festa
Kyriale VIII (De angelis)
Credo III
O esca viatorum/O linfa fons amoris (Haydn)
Pange lingua (gregoriano)
Salve Regina (t. simplex)
Pietà Signor (Perosi)

Al termine della S. Messa, canto delle Litanie del Preziosissimo Sangue (Indulgenza par.)


xzx

Circa le scuole laiche

Riporto un brano tratto dall'Enciclica "Divini illius Magistri" del Sommo Pontefice Pio XI.


E’ dunque di suprema importanza non errare nell'educazione, e non errare nella direzione verso il fine ultimo con il quale tutta l'opera dell'educazione è intimamente e necessariamente connessa. Infatti, poiché l'educazione consiste essenzialmente nella formazione dell'uomo, quale egli deve essere e come deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine sublime per il quale fu creato, è chiaro che, come non può darsi vera educazione che non sia tutta ordinata al fine ultimo, così, nell'ordine presente della Provvidenza, dopo cioè che Dio ci si è rivelato nel Figlio Suo Unigenito, che solo è "via e verità e vita", non può darsi adeguata e perfetta educazione all'infuori dell'educazione cristiana.

[...]

Da ciò appunto consegue, essere contraria ai principi fondamentali dell'educazione la scuola così detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola, del resto, non è praticamente possibile, giacché nel fatto essa diviene irreligiosa.

[...]

Giacché non per il solo fatto che vi si impartisce l'istruzione religiosa (spesso con troppa parsimonia) una scuola diventa conforme ai diritti della Chiesa e della famiglia cristiana e degna di essere frequentata dagli alunni cattolici. A questo effetto è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola: insegnanti, programmi e libri, in ogni disciplina, siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e vigilanza materna della Chiesa, per modo che la religione sia veramente fondamento e coronamento di tutta l'istruzione, in tutti i gradi, non solo elementare, ma anche media e superiore. "E’ necessario - per adoperare le parole di Leone XIII - che non soltanto in determinate ore si insegni ai giovani la religione, ma che tutta la restante formazione olezzi di cristiana pietà. Se ciò manca, se questo alito sacro non pervade e non riscalda gli animi dei maestri e dei discepoli, ben poca utilità potrà aversi da qualsiasi dottrina: spesso anzi ne verranno danni non lievi " (Ep. Militantis Ecclesiae, del 1-8-1897).

Né si dica essere impossibile allo Stato, in una nazione divisa in varie credenze, provvedere alla pubblica istruzione altrimenti che con la scuola neutra o con la scuola mista, dovendo lo Stato più ragionevolmente e, potendo, anche più facilmente provvedere con il lasciar libera e favorire con giusti sussidi l'iniziativa e l'opera della Chiesa e delle famiglie. E che ciò sia attuabile, con soddisfazione delle famiglie e con giovamento dell'istruzione e della pace e tranquillità pubblica, lo dimostra il fatto di nazioni divise in varie confessioni religiose, dove l'ordinamento scolastico corrisponde al diritto educativo delle famiglie, non solo quanto a tutto l'insegnamento - particolarmente con la scuola interamente cattolica e per i cattolici - ma anche quanto alla giustizia distributiva, con l'aiuto finanziario, da parte dello Stato, alle singole scuole volute dalle famiglie.

Pellegrinaggio a Norcia



Il CNSP organizza il

Pellegrinaggio Nazionale

dei Coetus Fidelium del Summorum Pontificum

SULLE ORME DI BENEDETTO

al ritmo della liturgia tradizionale

 insieme ai Monaci di Norcia (OSB)

Ecco il programma:

venerdì 3 luglio 2015

dalle h. 17,00: accoglienza dei pellegrini

h. 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

dalle h. 20,00: cena libera

sabato 4 luglio 2015

dalle h. 07,00: confessioni in Basilica

h. 07,30: partenza per chi vuole fare tutto il percorso a piedi

h. 08,30: trasferimento in pullman alla Conca di Ancarano (punto di partenza della traversata a piedi verso l’Abbazia di S. Eutizio)

h. 09,00: inizio della traversata a piedi verso l’Abbazia di S. Eutizio (circa 3 ore); l’Abbazia sarà raggiungibile anche in pullman

h. 12,00: Santa Messa secondo il Messale di San Giovanni XXIII

h. 13,30: pranzo al sacco

h. 15,00: rientro a Norcia in pullman

h. 17,30: Vespri in Basilica con i Monaci

h. 18,00: conferenza spirituale: Il discernimento vocazionale

h. 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

h. 20,30: cena del Pellegrinaggio

domenica 5 luglio 2015

h. 10,00: Santa Messa conventuale in Basilica

h. 11,45: commiato dei pellegrini

Per la partecipazione al pellegrinaggio, ai pellegrini di età maggiore di 16 anni è richiesto un piccolo contributo, secondo le possibilità di ciascuno, da versare direttamente in loco. Il contributo minimo richiesto è di € 5,00 per i singoli, € 10,00 per le famiglie.

Per informazioni:  norcia2015@libero.it


xzx

lunedì 29 giugno 2015

L'empia autoadorazione dell'uomo

Il disegno infernale, che è l'attuazione della dottrina della massoneria, sostituisce i pretesi diritti dell'uomo ai diritti e alla legge di Dio, e, sconvolgendo ogni principio di ordine, pone l'uomo fine a se stesso. E' l'empia e satanica apoteosi dell'umanità, ossia l'uomo sacrilegamente messo al posto di Dio. Persino l'idea religiosa deve scomparire; tutto diventa umano, cioè indipendente dalla legge divina e da ogni fine soprannaturale, l'organizzazione, il potere, i mezzi e lo scopo.

La ragione ribelle e una falsa scienza soppiantano la fede e la verità; l'idea, impropriamente chiamata laica, e che si dovrebbe invece chiamare satanica, è sostituita all'idea religiosa.

La setta segreta assale, insegue e vuol distruggere insieme la religione, la morale, la famiglia, la proprietà, l'educazione cristiana, ogni onesto governo, la vera libertà ed infine il Papato, che essa considera come il centro e la garanzia di tutte queste grandi cose che costituiscono la società, e che le fanno da base. La setta mira a tutto distruggere per arrivare a ciò che essa chiama lo stato di natura, che è in realtà l'anarchia, la forza selvaggia, la barbarie; non più culto a Dio, ma l'autoadorazione dell'uomo; non più doveri, ma egoismo sfrenato e la soddisfazione degli istinti più mostruosi, con qualsiasi mezzo. Essa fa entrare i suoi addetti nei consigli delle nazioni, perché vi combattano con trame segrete e astute, ciò che è contrario ai suoi fini; quando può, sale al sommo del potere sociale per realizzare con leggi empie, lo scopo tremendo che si prefigge, scopo che ai nostri giorni, a motivo del numero considerevole dei suoi membri, nasconde a mala pena sotto veli trasparenti e falsi, incapaci di ingannare le persone oneste. Noi ne siamo addolorati testimoni.

Che sono quelle leggi che opprimono le giuste libertà della Chiesa? Perché la violazione del domicilio dei Religiosi e la dispersione delle loro Comunità? Perché quelle misure contro le vocazioni Sacerdotali? Perché quelle scuole delle ragazze? quegli attentati sacrileghi ai santuari cattolici, quelle scuole senza Dio, quegli ospedali senza Preti? Perché quelle leggi disgreganti la famiglia, quel togliere il Crocifisso dai cimiteri e dovunque, quell'odio a Dio inculcato nei fanciulli innocenti? Quella libertà sfrenata concessa a pubblicazioni corruttrici e alla propaganda di dottrine sovversive e scandalose? Quella violazione dei più sacri diritti, perché?... Non è forse tutto questo il realizzarsi a faccia scoperta, con mezzi che fanno credere legali, delle dottrine accettate e dei piani da tanto tempo deliberati nei conciliaboli massonici, già tante volte segnalati dai Sommi Pontefici, come distruttori di ogni morale, di ogni società e di ogni religione? A vedere il trionfo dell'errore, quasi padrone del mondo, o almeno di quanto è forza materiale e potere, quella apparente legalità con la quale si vuole legittimare tanto male, dovremmo noi disperare del presente e dell'avvenire? No, Sorelle, no mai! Gesù Cristo ha vinto Satana e il mondo!


[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

domenica 28 giugno 2015

Un prete nei tuguri

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Durante la mia lunga dimora a Messina, ricevo una visita. È un professore di musica di Catania, uno studente in medicina ed un giovane liceista.
- Reverendo, siamo lieti se venite con noi a fare una passeggiata.
- Quando ho tempo a disposizione, faccio il mio solito passeggio; v'invito io a farmi compagnia. - Eccoci lungo le file di baracche.
- Entriamo in questa abitazione!
- Una donna, oltre i sessant'anni, è seduta a mezzo letto. Fa ribrezzo il guardarla. Colpita da molti anni dal cancro alla faccia, ha perduto la vista; il naso e scomparso quasi al completo; il labbro superiore ed il centro del volto formano un'unica piaga sanguinolenta.
- Povera donna! Dimenticate per un momento le vostre pene! Mangiate questo dolce!
- È un dolce?! ... Potesse essere veleno e così morirei subito!
- Non dite così!... Avete sofferto tanto nella vita; ora siete avanzata negli anni e la morte non tarderà a venire.
- È morto mesi fa mio marito. Perchè non morivo anche io con lui?...
- Che cosa mangiate lungo il giorno?
- Quello che c'è, quando c'è... Mio figlio è povero e la sua famiglia è numerosa. Mi dà un po' di pane, che a stento riesco a mangiare.
- Vi porterà una persona alcuni chilogrammi di pasta, delle uova ed un pacco di grosse caramelle.
- Grazie! Ne piglierò due ogni notte, durante gli spasimi, almeno per distrarmi! -
Si esce da questa baracca e si entra in un'altra. In un bugigattolo, sopra un lurido materasso già rotto, giace una vecchietta. Piange, povera donna, come una bambina.
- Ma voi siete sola?
- Sì sino a qualche tempo fa stavo all'ospedale. Siccome non mi vedevano morire e c'era bisogno di posti, mi portarono qui e mi lasciarono in questa baracca. -
La vecchietta è ricoperta d'insetti. La vicina di casa ha avuto la premura di tosarle i capelli e viene a visitarla spesso.
- Che cosa avete di bisogno urgentemente?
- Tutto! Gradirei subito una presa di tabacco.
- Ve ne manderò una buona provvista.
Ah, Padre, passai l'altra notte nella smania: mi sopraggiunse uno sbocco di sangue, riuscii a trascinarmi sino alla porta e rimasi lì a bocca aperta, a prendere aria. Credevo di soffocare. L'indomani mattina, arsa dalla sete, avevo bisogno di qualche sorso rinfrescante e domandai per carità un piccolo limone ad un venditore ambulante. Me lo negò, perché non avevo denaro!...
- Quest'offerta per voi! Verrò a trovarvi spesso: -
Dopo si visita una terza baracca, una quarta ed una quinta.
Il professore di musica ha le lacrime agli occhi: Ho cinquantatré anni, esclama, e non ho visto mai scene così pietose; non credevo poter vedere ciò che ho visto! E voi, Reverendo, fate sovente di queste passeggiate?

- Due o tre volte alla settimana. Se non s'interessa il Prete di questi infelici, chi ne avrebbe cura?
- Già, solo il Prete può far questo! - E poi gli anticlericali hanno l'ardire di scrivere sui giornali « Abbasso i Preti! ». Perché non s'interessano loro di questi miserabili?


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Avviso da Napoli

Si comunica che saranno celebrate due Sante Messe iuxta antiquiorem Ritus Romani usum presso la Chiesa dell’Arciconfraternita di S. Maria del Soccorso all’Arenella (Napoli):

- Domenica 28 giugno 2015, ore 18:30: S. Messa cantata in Rito Romano antico; celebrante: Rev. Padre Andrew Southwell.

- Domenica 5 luglio 2015, ore 18:30: S. Messa cantata in Rito Romano antico; celebrante: Rev. Padre Michael Houser.


xzx

sabato 27 giugno 2015

I modernisti odiano la Scolastica

[...] certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll'odio della Scolastica; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo, che quando incominci ad aborrire la Scolastica.

[...] qual meraviglia se i cattolici, strenui difensori della Chiesa, son fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore? Non vi è specie d'ingiurie con cui non li lacerino: l'accusa più usuale è quella di chiamarli ignoranti ed ostinati. Che se la dottrina e l'efficacia di chi li confuta dà loro timore, ne incidono i nervi colla congiura del silenzio. E questa maniera di fare a riguardo dei cattolici è tanto più odiosa perché nel medesimo tempo e senza modo né misura, con continue lodi esaltano chi sta dalla loro; i libri di costoro riboccanti di novità accolgono ed ammirano con grandi applausi; quanto più alcuno si mostra audace nel distruggere l'antico, nel rigettare la tradizione e il magistero ecclesiastico, tanto più gli dàn vanto di sapiente; e per ultimo, ciò che fa inorridire ogni anima retta, se qualcuno sia condannato dalla Chiesa non solo pubblicamente e profusamente lo encomiano, ma quasi lo venerano come martire della verità.

Da tutto questo strepito di lodi e d'improperi colpiti e turbati gli animi giovanili, da una parte per non passare per ignoranti, dall'altra per parere sapienti spinti internamente dalla curiosità e dalla superbia, si dànno per vinti e passano al modernismo.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

venerdì 26 giugno 2015

Il lupo rosso perde il pelo ma non il vizio


Pubblico una breve e-mail di una lettrice del blog.



Caro D.,
                 non so come si possa uscire da questa situazione. Questi progressisti, fino a ieri comunisti, hanno una tale ostinazione nei loro errori incredibile. Dove girano i soldi loro si fanno accanto, ieri era l'Unione Sovietica, oggi le lobby omossessualiste e l'alta finanza. Passano sopra a tutto, presumendo di essere superiori a tutto perchè sapranno gestirlo oggi e domani, sempre. Sono sfacciati, nel senso che con uguale sicumera e con la tessa faccia affermano e negano lo stesso concetto. Mentono sapendo di mentire. Si ergono a moralisti di tutti. Blandiscono e  scientemente intimidiscono secondo il loro tornaconto. Si sciolgono da ogni legge per farsi giudici degli altri. Esistono solo nella contraddizione. La correzione quindi la fuggono perchè toglierebbe loro la ragion d'essere. Quindi non so, sinceramente, cosa sia mai possibile fare e se sia possibile fare qualcosa. Rispuntano ovunque, corruttori e distruttori di ogni realtà buona, sempre vestiti da quelli al passo con ogni idiozia (poi sono sempre le stesse) dei tempi.


Buon lavoro e grazie per l'ascolto.



(Lettera firmata)

Il pensiero dell'eternità

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

giovedì 25 giugno 2015

Fermare la deriva dell'Europa verso "gaylandia"


Spesso i progressisti hanno una visione tirannica della politica, infatti vogliono imporre la loro mentalità, e chi non vuole piegarsi deve essere ferocemente perseguitato. Esagero? Non credo proprio, basti pensare al fatto che vogliono abolire il diritto all'obiezione di coscienza all'abominevole crimine dell'aborto, mettendo i ginecologi e le ostetriche di fronte a una scelta: o praticare gli aborti, oppure essere licenziati.


Inoltre i progressisti vogliono trasformare l'Europa in una sorta di gaylandia, indottrinando i cittadini sin dalla più tenera età all'ideologia omosessualista. I “liberal” hanno già cominciato a fare propaganda gay nelle scuole e persino negli asili nido, dove ai bimbi vengono raccontate fiabe in salsa omosex.

Noi cristiani non siamo xenofobi e non odiamo nessuno, però non possiamo condividere il fatto che vengano imposte delle ideologie che offendono gravemente Dio. Noi non vogliamo che l'Europa si trasformi in gaylandia, cioè in una sorta di Sodoma del terzo millennio. Per questo motivo quando ci sono le elezioni politiche e amministrative bisogna andare a votare in massa per impedire che prevalgano i partiti progressisti. E quando parlo di progressisti non mi riferisco solo a quelli di sinistra, ma anche a quelli di centro-destra che su temi come l'omosessualità e l'aborto la pensano come i rossi.

Il progressismo è un'ideologia tirannica perché non tollera che qualcuno possa opporsi ad essa. Per esempio con le leggi sulla cosiddetta omofobia vogliono mettere il bavaglio a coloro che si oppongono al matrimonio tra omosessuali e alla possibilità per i gay di poter adottare i bambini. Addirittura non vogliono nemmeno che si leggano per strada i passi della Sacra Scrittura in cui si condanna l'omosessualità!

È necessario continuare la resistenza contro la tirannica ideologia gender, bisogna opporsi coraggiosamente all'instaurazione di un regime culturale omosessualista. Non è più solo una battaglia religiosa e morale, ma anche una battaglia di libertà. Lo stalinismo della lobby gay non deve passare!

mercoledì 24 giugno 2015

Scuole familiari

Diversi lettori del blog mi hanno scritto al riguardo del tema delle “scuole familiari”. Ecco l'e-mail di una signora.


Carissimo Cordialiter,
                                           bravissimo! Secondo me la scuola familiare è il futuro dell'educazione cattolica, quella vera. Voglio raccontarle brevemente la mia esperienza.

Abito negli Stati Uniti e ho cominciato a sentire parlare di scuola familiare (home schooling) più di venti anni fa. All'inizio l'idea mi lasciava un po' perplessa, ma, considerando i cambiamenti culturali sempre più travolgenti degli ultimi decenni, avendo conosciuto molte famiglie che hanno preferito l'home schooling alla scuola pubblica o cattolica privata e avendone visti i risultati, sono diventata una grande sostenitrice della scuola familiare. Non solo i ragazzi ricevono una buona educazione cattolica, ma ottengono anche ottimi risultati agli esami e crescono decisamente più educati e rispettosi. Le famiglie organizzano gite insieme e attività extracurriculari. In America ci sono anche case editrici specializzate in libri per la scuola familiare tanto per dimostrare quanto questa è diffusa. La scuola familiare è senz'altro un'avventura impegnativa, ma che secondo me vale la pena di intraprendere. Indispensabile però è una grande autodisciplina da parte dei genitori. Tornassi indietro ci farei un pensierino per i miei figli.

Leggo sempre i suoi blog, anche quello per le vocazioni. Mi sono tutti di grande aiuto spirituale. Grazie!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                            dammi pure del tu, lo preferisco. Innanzitutto sono contento che i miei blog ti siano di “grande aiuto spirituale”. È curioso sapere che leggi pure quello vocazionale anche se sei sposata. :-)

Come tu stessa hai notato, coloro che si istruiscono mediante “home schooling”, non solo vengono preservati dalla propaganda progressista degli insegnanti laicisti, ma hanno anche la possibilità di imparare molte più cose. Al giorno d'oggi non è più raro incontrare ragazzi, anche diplomati e laureati (con buoni voti), che non conoscono le province italiane, le tabelline, molti personaggi famosi della storia, e non sanno nemmeno coniugare i verbi, ecc. Spesso la colpa non è loro, ma della scuola. Ovviamente non sto criticando tutti gli insegnanti, ma solo quelli progressisti e quelli che usano metodi didattici fallimentari. Anche nelle scuole statali ci sono buoni insegnanti, alcuni dei quali sono appassionati lettori del blog.  :-)

Se avessi figli, uno dei motivi per cui non vorrei mandarli nelle scuole pubbliche e nemmeno in quelle private filo-moderniste, è la presenza di alunni che hanno comportamenti scandalosi, e che quindi rischierebbero di trascinarli sulla cattiva strada. Mi hanno scritto delle studentesse liceali in discernimento vocazionale, le quali lamentavano il fatto di dover ascoltare ogni giorno i compagni di classe bestemmiare e fare discorsi osceni.

Per quanto riguarda l'istruzione “elementare”, penso che molti genitori siano in grado di fare da insegnanti ai propri figli. I problemi seri sorgono quando si giunge all'età dell'istruzione superiore. Se ad esempio un ragazzo scegliesse di seguire gli studi “classici”, non sarebbe facile trovare qualcuno in grado di insegnargli greco antico. Per questo motivo sarebbe opportuno che i genitori cattolici uniscano le forze per aiutarsi a vicenda nell'istruzione didattica dei figli, salvandoli dalle grinfie del progressismo delle scuole laiciste.

Alcuni potrebbero accusarmi di essere un fanatico fondamentalista. Evidentemente costoro non hanno mai letto il Magistero della Chiesa (non solo quello preconciliare) riguardante questo delicato argomento (cfr.  “Divini illius magistri” di Pio XI e “Gravissimum educationis” del Concilio Vaticano II). Si tratta di essere coerenti con la propria fede e di cercare di difenderla dagli assalti del mondo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 23 giugno 2015

Cosa fanno gli anticlericali per i poveri?

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)

Da parecchi anni sono a Messina, alla Giostra, in una contrada misera, economicamente e moralmente. Tanta gente vive ancora in baracchette di legno, ormai tarlate.
M'informano che in una baracca c'è un vecchio ammalato ed è solo. Vado a visitarlo.
La celletta è nella più squallida miseria. Il vecchietto tossisce ripetutamente e sputa sangue; osservo il pavimento e vedo grosse chiazze di sangue raggrumato.
- Ma voi siete solo?
- Sì, Padre!
- E se vi occorre qualche cosa, come fate?
- Batto alla parete e viene in aiuto la vicina. Anch'essa è povera ed è zoppa e va in giro a chiedere l'elemosina. Non mi porta altro che un po' di acqua.
- E per mangiare?
- Se qualcuno me lo porta mangio, se no sto a digiuno.
- Ma voi state al buio notte e giorno?
- Non c'è finestra e non posso lasciare la porta aperta. -
Mi accorgo che il misero uomo è assediato dagli insetti e mi muove a maggior compassione. Lasciarlo in abbandono sarebbe un vero delitto morale. Prometto di ritornare.
Con l'aiuto di pie persone posso riuscire nell'intento. Si appresta al povero il cibo quotidiano ed ogni giorno riceve visite.
Quando, ritornato a visitarlo, trovo la baracca in assetto e ben pulita, il suo corpo rinfrescato da un bagno e ricoperto di nuova biancheria, provo nell'anima una profonda gioia.
L'ammalato ringrazia: Che Iddio vi ricompensi tutto con la salute ed il Paradiso! -
Ritorno in Parrocchia. Lungo il torrente Giostra mi tocca attraversare un ponticello ed ecco un cane corrermi dietro in atto minaccioso. La donna, certamente la padrona, richiama il cane. Suo marito la rimprovera: Lascia che il cane se lo mangi! Che cosa farne dei Preti? 
- Io non rispondo; soltanto mi limito a guardare quell'uomo, che penso non essere... un galantuomo. Non è possibile nutrire sì perfidi sentimenti ed essere onesti e coscienziosi!

Abbasso tu!
Dopo una discreta anticamera sono ammesso a parlare al Prefetto della città.
- Reverendo, quale lo scopo della vostra visita?
- Vostra Eccellenza conoscerà, almeno per fama, la miseria della contrada Giostra. Come Sacerdote, ho il dovere di interessarmi dei bisogni del popolo. La gente muore di fame; la sporcizia è al colmo; la tubercolosi fa strage! So io quanti ne muoiono per la tisi! E prima muore il padre, poi il figlio, dopo alcuni mesi una figlia... si distruggono intere famiglie. Bisogna dar da mangiare ed isolare gl'infetti!
- Problema difficile! Bisognerebbe bruciare tutta quella zona. I sanatori sono rigurgitanti.
- Invece di spendere denaro in altre opere, impiegatelo per la povera gente!
Io faccio qualche cosa, ma posso fare ben poco.
- Fate quello che potete e Dio vi compenserà. Non si può arrivare a tutto.
- Esco dal colloquio con il cuore amareggiato. In città: bar, cinema, passeggi, divertimenti... alla periferia invece miseria e morte.
Lungo la via mi scorge un muratore, sui diciotto anni. Egli sta in alto, sulla fabbrica in costruzione. Dapprima fa una grossa risata e poi esclama: Abbasso il Prete!
Questa volta mi fermo e richiamo il giovanotto, il quale riprende il lavoro, L'appaltatore comprende e fa le scuse.

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

lunedì 22 giugno 2015

Offrire il Santo Sacrificio della Messa per impedire la vittoria dell'anticristiana ideologia gender

Noi cattolici siamo molto preoccupati per il dilagare della tirannica ideologia gender, che i progressisti vogliono imporre nelle scuole (e persino negli asili) per indottrinare i bambini all'omosessualismo. Questa ideologia è intrinsecamente contraria alla Legge Eterna di Dio. A tal proposito una gentilissima lettrice del blog mi ha segnalato l'iniziativa di un prete legato alla Liturgia antica.


Caro D.,
                  chiedo se è possibile scrivere sul tuo sito che da mercoledì prossimo (Natività di San Giovanni Battista) un sacerdote celebrerà la Santa Messa per 30 giorni con l’intenzione di impedire l’affermarsi dell’ideologia del gender (dalle cui linee guida l’OMS ha elaborato il documento “Standard di educazione sessuale in Europa”),  identica intenzione per lo stesso periodo di tempo nel Santo Rosario. Uniamoci in preghiera. [...]

Attendo notizie.

Ringraziando,

ti auguro ogni bene nel Signore Gesù,

(lettera firmata)

Messa all'Università Cattolica di Milano


La prossima Messa tradizionale presso l'Università Cattolica di Milano sarà celebrata il giorno 1 luglio 2015 ore 17,45.


S. Messa solenne nella Festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.

Celebrerà don Jean-Cyrille Sow, FSSP.

La s. Messa sarà preceduta dalla recita del Rosario e delle litanie del preziosissimo sangue. Il Santo Sacrificio sarà celebrato presso la Cappella San Francesco, sita al primo piano dell'edificio monumentale di Largo Gemelli, lungo l'ambulacro 3 e presso la sommità della scala D.







xzx

Abito talare

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.

[...] Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col suo mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come un angelo, dà un senso di pace e di conforto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perchè egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sua sola presenza le tenebre degli errori.

[...] Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, buono, ma deve avere anche, e soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere il vino in un pubblico locale, che va a caccia, [...] o anche che va semplicemente a conversare al caffè o in farmacia, non può raccogliere la fiducia del popolo, ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo) edito nel 1940. Don Dolindo (1882 - 1970), sacerdote esemplare, scrisse numerosi libri che ebbero una vasta diffusione. La sua opera di maggior rilievo fu il commento alla Sacra Scrittura, composta da 33 voluminosi volumi, nella quale spiegò in maniera magistrale ogni capitolo della Bibbia, rendendo comprensibili a tutti i fedeli anche i passi più difficili].