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venerdì 2 gennaio 2026

La nostra vita è un cammino verso l'eternità

 

Pubblico uno scritto che mi ha gentilmente inviato Maristella qualche tempo fa.

 

Caro fratello in Cristo, 

in un breve momento di calma ti scrivo qualche piccola riflessione.

La nostra vita è un cammino verso l'eternità. Non sappiamo quanto durerà. La nostra anima vive qualche momento di pace e frequenti turbamenti. Il nostro cuore è "inquieto finché non riposa in Dio" come dice Sant'Agostino, ma il nemico non ci dà tregua con i suoi assalti. Il mondo che ci circonda sembra essere avvolto dalle tenebre anche se non mancano motivi di speranza: Gesù stesso ci ha assicurato che "sarà con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi"

Per la mia esperienza vedo che nelle tribolazioni e nelle difficoltà è un grande aiuto la frequenza ai Sacramenti (Comunione e Confessione), alla Messa domenicale e alla preghiera assidua.

Per me è un aiuto ritirarmi nell'anima, in una preghiera del cuore quando mi trovo in mezzo a persone che sembrano vivere lontano da Dio. Solo Lui conosce le loro anime, il giudizio non spetta a me che sono polvere e cenere. Nelle conversazioni mondane cerco di non intervenire, se posso resto in silenzio.

Dio opera in ogni istante, in ogni piccolo movimento della nostra vita. Ieri nella predica il prete ha spiegato benissimo la risposta della Vergine Maria all'Angelo: "Avvenga di me secondo la tua parola". Una ragazza sconosciuta, in un paesino della Palestina dice di sì a Dio e questo diventa l'evento più importante della storia del mondo.

Anche noi, nel nostro piccolo e nella nostra miseria, possiamo lasciare a Dio il governo della nostra vita perché tutto si realizzi secondo i Suoi piani. Una prospettiva incredibile!
È bello ripetere queste parole come una preghiera: "Avvenga di me secondo la Tua parola".

Uniti nella fede e nella preghiera 🙏🙏🙏🙏

 

 

lll 

La liberazione dal modernismo

Tra i canti patriottici che apprezzo maggiormente da un punto di vista artistico, ce n’è uno che ogni tanto mi risuona nella mente e che canticchio volentieri, non solo quando mi faccio la barba. :-) Mi riferisco a “La campana di San Giusto”, canto scritto da Giovanni Drovetti nel 1915, ai tempi della Prima Guerra Mondiale, quando Trieste, la principale città della “Venezia Giulia”, non faceva ancora parte dell’Italia (preciso che “San Giusto” è la cattedrale della diocesi triestina). Queste sono le principali strofe:

Per le spiagge e per le rive di Trieste
suona e chiama di San Giusto la campana,
l'ora suona l'ora suona non lontana
che più schiava non sarà!

Le ragazze di Trieste
cantan tutte con ardore:
"O Italia, o Italia del mio cuore
tu ci vieni a liberar!"


Non so bene il perché, ma ho l’impressione che presto anche nell’orbe cattolico assisteremo alla nostra liberazione dall’oppressione del regime modernista. Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica non abbiamo cercato compromessi inaccettabili sulla Dottrina per accaparrarci gli applausi del mondo. Anzi da molti anni ci siamo opposti strenuamente alla tracotante tirannide modernista che voleva imporci compromessi immorali. Questa non è stata solo una battaglia spirituale, ma è divenuta una vera e propria battaglia in difesa della civiltà cristiana dalla barbarie. Il vandalismo dei novatori ha calpestato i diritti dei fedeli e la Legge Eterna di Dio. In questi anni di tempesta abbiamo resistito ad oltranza, ricordando le valorose gesta dei militanti della Tradizione Cattolica che ci hanno preceduto nei venti secoli della nostra storia. Abbiamo continuato a combattere strenuamente la buona battaglia della fede per risollevare il vessillo della cattolicità vergognosamente ammainato e macchiato dall'onta del tradimento dei modernisti. La battaglia spirituale non è ancora finita, questa è ancora l’ora del dovere, del sacrificio, dell’azione! La vittoria è alla nostra portata se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Già una volta sul fronte ariano la Tradizione fu salvata dai difensori eroici che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Abbiano i combattenti di oggi l'austera coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato. Sappia ogni soldato di Gesù Cristo qual è questo sacro dovere: non retrocedere di un passo, lottare, vincere! Noi siamo inflessibilmente decisi: sulla nuova “linea del Piave” (spirituale) si difende l'onore e la vita delle anime. Sappia ogni combattente qual è il grido e il comando che viene dalla coscienza di tutto il popolo della Tradizione: noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere!

Presto non solo “le ragazze di Trieste”, ma tutti i “cattolici militanti” esulteranno di gioia per la liberazione dall'oppressione modernista. I nemici della Chiesa tramontano, la vittoria della Tradizione rimane!

Pensiero del giorno

Gesù con gli occhi elevati al Cielo
[...] dice S. Tommaso, «la mansuetudine rende l’uomo padrone di sé» [...]. Senza questo dominio interiore di tutti i propri impulsi - movimenti di animosità, di antipatia, di sdegno, di collera, ecc. - si potrà rivestire la propria condotta di un’apparenza di dolcezza, come fanno i mondani per opportunismo, ma non si potrà avere quella mansuetudine profonda che regge imperturbata di fronte agli urti della vita.

[...] Se vogliamo giovare ai nostri fratelli e conquistare i loro cuori per orientarli al bene, alla verità, a Dio, dobbiamo servirci, non già della forza e dell’imposizione che inasprisce e provoca reazioni contrarie, ma della mansuetudine, della pazienza, della longanimità. È il metodo usato da Gesù, la cui missione è stata annunciata da lui stesso come un’opera di dolcezza [...].

Come Gesù, l’Agnello di Dio, ha conquistato il mondo con la sua mansuetudine, così noi conquisteremo il cuore dei nostri fratelli a misura che, dominando noi stessi, diventeremo agnelli di dolcezza [...]. 


[Brani tratti da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 1 gennaio 2026

Conversione di un sergente

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


[...] Perciò non mi fa meraviglia che la Madonna santissima scendesse talora in quelle carceri, per cooperare all'apostolato di D. Bosco, di D. Cafasso e del Teologo Borel animati dallo stesso spirito di eroismo. Una ammirabile conversione accadde in questi anni, della quale abbiamo udita la istoria dalla bocca stessa di colui che ne fu protagonista. Fuggito da casa, essendo ancor fanciullo, ingaggiatosi poi nell'esercito, guadagnavasi i galloni da sergente e col suo reggimento era acquartierato in Nizza Marittima. Essendo vizioso, odiava quanto apparteneva a religione. Andato per curiosità a visitare il santuario della Madonna del Laghetto, avea visto coi suoi stessi occhi essere portata innanzi alla sacra immagine una giovanetta paralitica, quasi moribonda; avea notato la sua fisionomia cadaverica, avea udite le preghiere e i singhiozzi dei circostanti, e ad un tratto avea pur visto rifiorire il colore, di quei volto, e la fanciulla, emettendo grida di gioia, alzarsi in piedi perfettamente guarita. Fu un vero trionfo della bontà di Maria. Il miracolo era così evidente che esso ne era persuaso, ma invece di commuoversi diventò furioso contro quel Dio del quale ei negava l'esistenza, poichè simil fatto era la condanna della sua condotta. Più di quaranta soldati si erano trovati presenti a questo prodigio, perchè, giunti allora per scambio di guarnigione, accorrevano a visitar una chiesa di tanta fama in quelle parti. Tornati costoro in quartiere, facevano un gran parlare cogli altri compagni del miracolo visto. Ma il Sergente indispettito per quei discorsi, prese a negare il fatto, chiamando bigotti ed imbecilli coloro che lo affermavano. I soldati insistettero. Esso allora gridò che trovandosi presente non avea visto nessun miracolo in quella guarigione: e impose a tutti silenzio. Un soldato osò replicare, e il Sergente lo fece mettere in prigione.

Non andò però impunita la sua empietà e per un grave delitto commesso venne condannato a dieci anni di carcere. L'infelice in preda a cupa rabbia e bestemmiando, non poteva rassegnarsi alla perdita della libertà. Visto appeso al muro un quadro con l'immagine di Maria SS. Addolorata, sentissi invadere da una specie di furore demoniaco e procuratosi un zolfanello, lo accese per incenerire quella santa effigie. Senonchè mentre il forsennato era per commettere quell'empietà, sente all'improvviso una forza misteriosa che lo afferra e lo arresta. Pieno di sgomento si volge attorno, e non vedendo alcuno, ben si accorge essere una mano celeste quella che lo tiene, si mutano intieramente i sentimenti del suo cuore, cade in ginocchio e rompe in lungo e dirottissimo pianto. Chiesto il ministro di Dio, si confessò, e avuta l'assoluzione fu preso da tanta contentezza che sentissi felice. Il suo ravvedimento fu simile a quello di Saulo sulla via di Damasco. Da quel momento ebbe costante impegno di espiare le sue colpe con rassegnata e allegra obbedienza ai duri regolamenti carcerarii, e riparare agli scandali dati col buon esempio e colle sante parole, inducendo così molti dei suoi compagni di pena, anche i più ostinati, a mettersi in pace con Dio con una buona confessione. Uscito finalmente di prigione continuò ad essere modello di virtù religiosa e civile, sicchè potè in breve riacquistare l'onore perduto e la stima e la confidenza dei suoi compatrioti.

Il suo esempio ebbe imitatori nella costanza e fervore del ravvedimento. Fra questi vi fu chi ritornato alla propria casa, lasciava che i poveri andassero a cogliere uva nelle sue vigne e ciò che rimaneva lo conservava per donarlo nell'inverno agli ammalati. Tutto il suo patrimonio lo destinava e consumava per opere di carità. Sorgeva sempre in difesa della religione tutte le volte che udiva vilipenderla da cattivi cristiani, in qualunque luogo si trovasse. Superiore ad ogni umano rispetto, nei caffè, nelle osterie, in piazza, intimava di tacere a chi osava incominciare discorsi immorali, e se qualcuno, per risposta, azzardavasi ricordargli la sua passata condotta: - Sì, esclamava, anch'io una volta parlava così, ma quando apparteneva al reggimento degli immondi animali, al quale ora appartenete voi. - Riconoscente a D. Bosco pel gran bene che gli aveva fatto, si mantenne sempre in cordiale relazione con lui, divenne a sua volta insigne benefattore delle opere sue e spesso si recava a visitarlo. Iddio con questa ed altre simili conversioni, ricompensava adunque grandemente la carità di D. Bosco, il quale benediceva le croci chieste e portate per amore delle anime.

Pensiero del giorno

Se conoscete di essere lontani da Dio, immersi nel lezzo dei peccati, volgete la mente e il cuore a Maria perché vi ottenga la grazia di fare una buona Confessione.


[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

mercoledì 31 dicembre 2025

Traffichiamo il tempo (31 dicembre)

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


In questo ultimo giorno dell’anno mi raccolgo ai piedi di Gesù Bambino per considerare alla luce dell’eternità il valore del tempo. 

1 - Il tempo passa e non ritorna più. Dio ha assegnato a ciascuno di noi un tempo determinato per realizzare il piano divino sull’anima nostra: abbiamo solo questo tempo e non ne abbiamo altro. Il tempo male impiegato è perduto per sempre. La condizione della nostra vita è questo continuo fluire, questo continuo correre del tempo che non ha ritorno; nell’eternità, invece, saremo fissi, saremo stabiliti. E saremo stabiliti in quel grado di amore che avremo raggiunto ora, nel tempo; se tale grado sarà grande, in un grande grado di amore e di gloria saremo stabiliti in eterno, ma se avremo raggiunto un piccolo grado, non ne avremo di più per tutta l’eternità. Terminato il fluire del tempo non è più possibile alcun progresso. «Adunque, come l’occasione si presenta facciamo del bene a tutti» (Gal. 6, 10). «Si tratta di dare ad ogni istante il massimo amore, di rendere eterno l’istante che fugge, dandogli il valore dell’eternità» (Sr. Carmela d. Sp. S., o.c.d.): ecco il modo migliore d’impiegare il tempo che Dio ci concede. La carità ci permette di aderire con docilità ed amore alla volontà di Dio, e così alla fine della vita avremo realizzato il piano divino sull’anima nostra, avremo raggiunto quel grado d’amore che Dio attende da ciascuno di noi e con cui l’ameremo e lo glorificheremo in eterno. 

2 - L’aumento della carità dipende dagli atti meritori, ossia dalle opere buone compiute sotto l’influsso della carità. Ogni opera buona merita un aumento di carità, e questo può essere concesso subito all’anima, oppure solo alla fine della vita, secondo che l’anima avrà operato con tutto l’amore di cui è capace o, al contrario, un po’ per forza, con grettezza e negligenza. Nel primo caso l’aumento di carità è simile agli interessi che vengono immediatamente incorporati al capitale e che quindi fruttificano con esso, nel secondo caso è simile a quegli interessi che non vengono aggiunti al capitale e quindi non aumentano con esso, pur essendo proprietà di chi li ha acquistati. 

Perché il merito delle nostre opere buone - ossia l’aumento di carità da esse guadagnato - venga subito concesso all’anima, occorre che tali opere siano compiute con tutto l’amore, cioè con tutta la buona volontà e la generosità di cui l’anima è capace: allora è come se l’anima si aprisse per ricevere l’aumento d’amore meritato, e questo infatti si congiunge subito al capitale di carità che essa possiede, aumentandone immediatamente il grado e l’intensità. 

Per crescere nell’amore abbiamo solo la breve giornata di questa vita terrena e se vogliamo trarne il maggior frutto possibile, dobbiamo applicarci a compiere le nostre opere buone «con tutto il cuore», vincendo l’inerzia e la grettezza naturale. Allora l’amore crescerà a dismisura e l’anima potrà, con S. Teresa di G. B., dire al Signore: «il tuo amore è cresciuto con me, ed ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità» (St. p. 318). Conviene affrettarci finché abbiamo tempo, perché poi «viene la notte, quando nessuno può operare» (Gv. 9, 4). 

Colloquio - O Signore, considerando il nuovo anno trascorso e che Tu mi hai concesso per crescere nel tuo amore, non posso fare a meno di lamentarmi di me stesso e di ripeterti: quanto poco ti ho amato, mio Dio! Come ho impiegato male il mio tempo! 

[…] Da parte mia, o Signore, non vedo miglior modo di ricuperare il tempo perduto che applicarmi con tutte le forze all’esercizio dell’amore. Sì, il mio amore aumenterà se io saprò compiere per te «con tutto il cuore», ossia «con tutta la buona volontà», ogni mio dovere, ogni opera buona. Ma io sono tanto debole e fiacco, tanto indolente, inclinato a sfuggire lo sforzo, ad evitare o almeno a diminuire il sacrificio; la mia natura tende sempre al più facile, al meno faticoso e cade con tanta facilità nella negligenza, nella svogliatezza. Aiutami Tu, Signore, e rafforza il mio amore con la forza onnipotente del tuo. È così poco quello che posso fare per te; che almeno sappia farlo con tutto l’amore di cui Tu mi hai reso capace. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

(.)

Pensiero del giorno

Santissima Trinità
L'opera grande che dobbiamo compiere sulla terra, l'opera necessaria, anzi, a dir vero, l'unica necessaria, è di salvarci l'anima. Se la salviamo, quand'anche perdessimo tutti i beni della terra, parenti, amici, riputazione e ricchezze, tutto è salvo; perchè riavremo centuplicato in cielo tutto ciò che abbiamo perduto, e lo riavremo per tutta l'eternità.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

martedì 30 dicembre 2025

Vivere con Dio è un dono bellissimo

Cristo misericordioso
Ripubblico alcuni brani di una vecchia lettera che mi ha inviato Maristella.


Caro fratello in Cristo, 

come procede la tua vita?

La mia bene: mi sento in cammino accompagnata e protetta da Dio. Non mancano le difficoltà: Gesù ci aveva avvisato. "Entrate per la porta stretta". Abbiamo una strada scoscesa e faticosa, tutta in salita, con tanti inciampi e scivoloni. Possiamo però contare sulla mano di Dio che non si stanca di rialzarci da terra, se Glielo permettiamo.

In questo anno, che mi sembra sia passato alla velocità della luce (secondo me questa sensazione accompagna l'avanzare dell'età: "motus in fine velocior") ho cercato di fare sempre più spazio a Dio nella mia vita.

Lui mi ha suggerito di pregare di più nella giornata durante le faccende di casa (...).

Mentre viaggio per la città recito brevi preghiere e giaculatorie perché devo stare molto attenta al traffico.  Quando mi capita di viaggiare in auto sintonizzo la radio su emittenti cattoliche, così ascolto parole buone. Accompagno con la preghiera tutte le persone che viaggiano; spesso prego anche per gli autisti dei TIR che fanno tantissima strada (vedo targhe di Paesi lontani) penso alla loro vita sempre in viaggio e alle loro famiglie. Sulle stradine di campagna prego per gli agricoltori sui loro trattori; me ne sto tranquilla dietro e chiedo a Dio di benedire il loro lavoro nei campi. Mi piace chiamarla preghiera in viaggio.

Vivere con Dio è un dono bellissimo che rende fecondo e luminoso ogni momento della giornata, anche quelli che sembrano tristi e bui.

Dio c'è sempre, anche se spesso non ci accorgiamo della Sua presenza. Questi sono tempi difficili, ma spesso rifletto sul passato in cui si pregava per essere liberati dalla "guerra, dalla peste e dalla carestia". Solo Dio ci può salvare. Dobbiamo riprendere con energia e coraggio a pregare sempre di più.

Mi piace pensare che tutte le persone che pregano accendono una luce nel buio: dall'alto Gesù vede tutte le luci del mondo e secondo me sono molte di più di quello che riesco a immaginare. Questo tempo difficile contiene semi di Grazia che nemmeno riusciamo a immaginare.

Auguro a tutti un santo anno nuovo.

Uniti nella preghiera 

Maristella

Pensiero del giorno

Volto di Gesù Cristo
Parole che Gesù disse a suor Consolata Betrone (1903 - 1946) il 29 novembre del 1935:

Cerca di fare tutto con grande amore. Sia che lavori, che mangi, che beva, che dorma, fa' tutto con tanto, tanto amore, perché Io ho sete di amore. In un'azione è l'amore che cerco.

[Brano tratto da "Il Cuore di Gesù al mondo", a cura di Padre Lorenzo Sales, Edizioni Paoline, imprimatur: Mons. Giulio Tobia, Vic. Gen., Pescara, 10-12-1966].

lunedì 29 dicembre 2025

Come convertire una persona musulmana o atea al cristianesimo?

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha raccontato di aver avuto una disputa teologica con una sua collega musulmana. Mi ha chiesto come poter fare a convertirla al cattolicesimo. Ecco la mia risposta. 

 

Cara sorella in Cristo,
ti ringrazio per avermi scritto, spero di poter esserti di qualche utilità.

Hai fatto bene a non leggere il Corano. Per istruirsi sull'islam, l'ideale sarebbe leggere gli scritti di autori cattolici di buona dottrina che confutano gli errori di Maometto.

Io, sull'islam, diversi anni fa ho letto quel che scrisse sant'Alfonso Maria de Liguori. Se vuoi potrei inviarti questi brani sulla religione maomettana tratti da un suo libro di apologetica (se non ricordo male sono poche pagine).

Tuttavia penso che questi scritti alfonsiani che confutano gli insegnamenti maomettani, pur essendo interessanti per noi cattolici, non siano utili per cercare di convertire quella tua amica che hai conosciuto all'università.

Infatti quando si tratta di fare apostolato c'è bisogno di utilizzare molta prudenza e molta delicatezza, altrimenti si rischia di ottenere l'effetto opposto. Per una persona convintamente musulmana sentir parlare contro gli errori divulgati da Maometto equivale a una sorta di blasfemia. Quindi se ad una tal persona le si riferisse quel che diceva Sant'Alfonso al riguardo dell'islam, si rischierebbe di farla irrigidire nelle sue idee e di aumentare la sua ostilità nei confronti del cristianesimo.

Se io fossi uno studente e avessi un compagno di classe musulmano, parlerei di religione solo se fosse lui a farmi qualche domanda specifica al riguardo. In questo caso risponderei volentieri. Per il resto cercherei di trattarlo con tanta carità cristiana, comportandomi con lui in maniera gioviale, fraterna, leale, corretta e caritatevole. Per convertire un musulmano (ma lo stesso discorso vale per un ateo o per un ebreo che segue il Talmud) è difficilissimo ottenere risultati positivi mediante delle dispute teologiche, invece, mediante l'apostolato del buon esempio, trattando il prossimo con tanta carità fraterna, è più facile riuscire ad aprire una breccia nel suo cuore e a fargli sentire interesse a conoscere il cristianesimo e a farci delle domande in proposito.

Se vuoi potrei inviarti (gratuitamente) in formato elettronico alcuni tradizionali manuali di Teologia Dogmatica, così quando vorrai chiarire qualche verità di fede, potrai consultarli agevolmente.

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Nessuna cosa ci rende così simili a Dio, come il perdonare i nemici.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 28 dicembre 2025

Messa in suffragio delle anime dei parenti defunti dei sostenitori del blog

È dal 2008 che gestisco (da solo) il blog "Cordialiter" e rispondo alle innumerevoli e-mail dei lettori. Se in questi anni è stato fatto un po' di bene alle anime dei lettori, il merito è anche dei sostenitori.

Per manifestare la mia gratitudine nei loro confronti sono lieto di annunciare che venerdì 2 gennaio sarà celebrata una Messa in suffragio delle anime dei parenti defunti dei sostenitori del blog. Qualora dei parenti defunti (nonni, ecc.) fossero in purgatorio, vi saranno grati per gli "sconti di pena" che otterranno grazie al Santo Sacrificio della Messa che verrà offerto in oblazione a Dio in suffragio delle loro anime, le quali ardono dal desiderio di unirsi presto alla Santissima Trinità nella Patria Celeste.

Conversioni avvenute tra i lebbrosi

Chi ama Gesù cristo rimane confortato quando viene a sapere che delle anime si sono convertite a Dio, soprattutto se ciò avviene in punto di morte. A tal proposito riporto un articolo intitolato "Apostolato fra i lebbrosi" pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del febbraio del 1942.

In uno dei lebbrosari d'America, affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice, e passato in questi ultimi anni per dure prove, si ebbero, pochi mesi or sono dei veri miracoli di misericordia divina, dischiusi a conforto di quelle eroiche missionarie che rimasero al loro posto in difficili e quasi insostenibili situazioni. Ne riportiamo brevemente qualcuno. 

Il primo riguarda proprio uno dei maggiori esponenti dei disordini interni: un infermo che per il suo spirito sovversivo, non vinto dalla carità, anzi sempre più accanito nella propaganda irreligiosa e rivoluzionaria, alla fine del 1940 con grande pena era stato allontanato dall'Ospedale. Si continuava tuttavia a seguirlo con la preghiera, ostinandosi a sperarne il ravvedimento... Ed eccolo, poco tempo dopo, ripresentarsi pregando e supplicando, perfino in ginocchio, d'esser ripreso all'Ospedale, perchè fuori non poteva più vivere. Fu accolto, e non si rese indegno del generoso perdono, mostrandosi subito completamente mutato. Non più una parola di bestemmia o di rivolta, e neppure di lamento: grato di tutto, diceva di voler soffrire ogni cosa in espiazione della sua triste vita. Ricevette più volte i santi Sacramenti, e, dopo aver chiesto ancora ripetutamente perdono, spirò in pace. 

Un altro lebbroso, esasperato dalla sofferenza, aveva tentato di affrettarsi la morte con una forte dose di narcotico, e giaceva in una specie di letargo, dal quale i medici non riuscivano a destarlo. Il suo stato era gravissimo: sarebbe certamente morto presto senza potersi più risvegliare dal sonno micidiale. Possibile che Maria Ausiliatrice lo lasciasse morire così?... Si pregò con vivissima fede, e non invano: contro ogni previsione il disgraziato, dopo un giorno e mezzo, si destò, pentito, e chiedendo con premura il sacerdote. Ebbe tempo di confessarsi, di ricevere la santa Comunione; all'indomani festa di S. Giuseppe, patrono dell'Ospedale, s'addormentò nel sonno d'una placida morte. 

Il terzo, un giovane di ventotto anni, si presentò al Lazzaretto dicendo che voleva provare se là potesse stare un po' meglio, perchè soffriva molto. Era però ormai al termine della vita; il suo aspetto non lasciava alcun dubbio; quindi, dopo avergli prestate le più sollecite cure, gli si consigliò di ricevere i Sacramenti. Ma egli non ne volle sapere; disse che era venuto all'Ospedale per guarire, e che non gli si parlasse mai nè di sacerdote nè di religione... Dunque, non rimaneva che pregare e sperare, tentando magari di aprirsi la via con una medaglia di Maria Ausiliatrice: l'avrebbe respinta?... No: la baciò, anzi, mormorando un « aiutami » che schiuse l'animo alla speranza. Ma cercato di toccare ancora il punto dei Sacramenti, si ostinò nel rifiuto. 

Più tardi il sacerdote tentò di avvicinarlo, di dirgli qualche parola: inutilmente; respinto, dovette allontanarsi, lasciandolo quasi alle soglie dell'eternità. La Suora infermiera, intanto continuava ad assisterlo, pregando e spiando ansiosa il rivelarsi d'uno degli ultimi assalti della misericordia divina, mentre il tempo, ormai così breve, scorreva rapidamente. Ma a un tratto il giovane si riscosse, e rivolto alla Suora, le disse che gli rincresceva d'aver mandato via tanto male il sacerdote... Un attimo di luce accolto e secondato; poi la grazia della confessione, della prima ed ultima Comunione, e la morte cristiana, confortata dalle speranze immortali. 

Molte simili conversioni straordinarie si potrebbero aggiungere ancora; senza contare gli altri miracoli che la grazia divina va operando nel Lazzaretto in non poche anime, assurte attraverso il dolore a cime ben alte d'immolazione e di santità: sono i fiori più belli germinati dall'apostolato missionario fra i lebbrosi.

Pensiero del giorno

Poichè l'amore soprannaturale del prossimo è anch'esso un atto d'amor di Dio, tutti i servizi che rendiamo ai nostri fratelli, vedendo in loro un riflesso delle divine perfezioni, o (...) vedendo in loro Gesù Cristo, diventano tutti atti d'amore che ci fanno avanzare verso la santità. Amare dunque Dio e il prossimo per Dio, ecco il segreto della perfezione, purchè su questa terra vi si aggiunga il sacrificio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928].

sabato 27 dicembre 2025

Mamme eroiche

Donne cattoliche in preghiera col velo in testa
Lettera di Don Giulivo ai giovani pubblicata sul "Bollettino Salesiano" dell'aprile del 1940.


Carissimi, 

ho letto, tempo fa, in un periodico, un episodio che può richiamare la vostra attenzione sui segreti eroismi di una persona che vi dev'essere sommamente cara: la vostra mamma. 

In una scuoletta di campagna un'insegnante aveva spiegato, alle sue allieve di terza elementare, le qualità che deve avere un eroe. «Eroe - ella disse - è colui che, essendo molto coraggioso, compie cose grandi, belle e difficili». 

Per assicurarsi poi che le bambine avessero capito, le invitò a scrivere il nome degli eroi che preferivano. 

In fondo alla classe, una fanciulla, Maria, se ne stava incerta, esitante... Stentava, poverina, a tener dietro alla classe. Ella doveva sovente perdere delle lezioni per badare ai fratellini, perchè la sua mamma era vedova e faceva la lavandaia. 

Finalmente scrisse anch'essa qualche cosa... 

L'insegnante raccolse le pagine, lesse le varie risposte. I nomi più noti degli eroi moderni ed antichi passarono in rassegna. E fu la volta del foglio di Maria. L'insegnante lo scorse con trepidazione nel timore di dover umiliare la fanciulla. Ma ecco i suoi occhi riempirsi di lacrime e la sua voce tremare nel pronunciare un nome: sul foglio bianco c'era scritta una sola parola: «Mamma»! 

Si fece un grande silenzio. 

Tutti pensarono alla mamma di Maria sempre così pallida, sempre così stanca, con il suo grande fagotto di biancheria sulle spalle e i piccoli attaccati alle sue vesti... 

Poi ciascuno pensò alla propria mamma ed ai sacrifici che ogni giorno si impone per la famiglia, per la casa. La mamma: la prima ad alzarsi, l'ultima a coricarsi! la mamma: sempre in faccende, sempre al lavoro, tutta sacrificata pel bene dei suoi cari, sempre sorridente anche quando il cuore le si spezza e gli occhi vorrebbero gonfiarsi di pianto... Le fanciulle compresero allora quello a cui non avevano forse mai pensato: che essere mamma vuol dire «fare con coraggio qualche cosa di molto bello, molto buono e molto difficile». 

Miei cari, pensate anche voi qualche istante alla vostra mamma. Ricordate quanto disse il Santo Padre Pio XII nell'udienza pubblica del 31 gennaio u. s.: «Dispiacere a un padre o ad una madre: supremo dolore di un fanciullo bene educato»; e proponetevi di compensare i suoi sacrifici e quelli del vostro babbo colla vostra buona condotta. 

Vostro aff.mo Don Giulivo